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Le Sdottorate: Inter, en plein senza record. Toro, più fischi che punti...

Analisi, numeri, curiosità dopo la 37esima giornata di Serie A

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Inter, frenata continua. Forse distratta dalle troppe feste o forse dalle voci sul futuro societario, la squadra di Inzaghi sta finendo il campionato con il freno a mano tirato. I soli 4 punti conquistati sui 9 disponibili nelle ultime tre partite hanno negato sia la possibilità di sfondare quota 100 sia quella di ritoccare il record interista (nei campionati dove la vittoria vale 3), primato che rimane così alla squadra di Mancini della stagione 2006-07 con 97 punti: in caso di vittoria a Verona i nerazzurri infatti toccherebbero quota 96. La Doppia Stella ha portato comunque il super en plein: oltre allo scudetto, a 90 minuti dalla fine sono dell’Inter il miglior attacco (87 gol), la miglior difesa (20 reti al passivo) e il capocannoniere (Lautaro Martinez con i suoi 24 centri).

IL 13 DI ROMELU – Con il 13esimo gol in questo campionato, Romelu Lukaku tocca quota 70 nella nostra Serie A. Erano stati 23 e 24 nelle sue prime stagioni in nerazzurro, 10 in quella scorsa del ritorno all’Inter e 13 appunto in questo torneo. Era stato suo il primo centro della gestione De Rossi che il 21 gennaio scorso aveva aperto all’Olimpico il 2-1 al Verona, il suo ultimo gol in giallorosso (squalificato, non ci sarà ad Empoli) potrebbe avvicinare la Roma alla Champions League, Atalanta permettendo. Per liberare il sesto pass italiano la Dea infatti deve vincere l’Europa League mercoledì a Dublino e non classificarsi al quarto posto in campionato.   

VALZER – Mai come quest’anno uno dei luoghi comuni più diffusi dello slang “calcese” sta andando di moda. Trattasi del “valzer delle panchine”. Sei delle prime 10 squadre in classifica (nell’ordine: Milan, Bologna, Juventus, Fiorentina, Torino e Napoli) cambieranno allenatore. Se Juve (Thiago Motta), Fiorentina (Palladino) e Torino (Vanoli) hanno già le idee chiare sulla futura guida tecnica, i nodi più complicati sembrano riguardare Milan e Napoli: scontati gli addii, non ancora il futuro. Nei prossimi giorni sapremo… Di sicuro l’ennesima impresa della sua carriera garantisce a Claudio Ranieri un contratto “a vita” a Cagliari: in cinque anni in Sardegna tre promozioni (due dalla B e una dalla C1) e due salvezze in A nelle sue due parentesi isolane tra quella attuale e quella della fine degli anni Ottanta.

CADUTA – A proposito di allenatori: Davide Ballardini, detto affettuosamente “Zio Balla” dalle parti della Genova rossoblù, registra la sua terza retrocessione in Serie B dopo quelle con Bologna (2014) e Cremonese (2023). Si vede che il colpaccio di subentrare e centrare la salvezza gli è riuscito solo, appunto, al Genoa (e prima ancora, nel 2008, al Cagliari). Con il Grifone per Ballardini un poker di salvezze nel 2011, 2013, 2018 e 2021. A questo giro ha praticamente fatto gli stessi punti in media di Alessio Dionisi: 9 in 11 partite (0,82) per Ballardini contro i 20 in 25 giornate (0,80) del predecessore. In mezzo l’1-6 rimediato dall’interino Bigica in Napoli-Sassuolo 1-6. Davvero incredibile come il Sassuolo – che ha giocato quasi tutta la stagione senza il suo capitano Mimmo Berardi – sia riuscito quest’anno a rosicchiare ben 10 dei suoi 29 punti alle tradizionali grandi del nostro calcio: due vittorie su due contro l’Inter campione d’Italia, tre punti contro la Juventus e uno contro il Milan. Imprese che non sono servite ad evitare la discesa in B dopo 11 anni dei neroverdi. Adesso, per la serie “mai retrocessi”, restano soltanto l’Inter e… il Monza.

PARADOSSO – Punti e fischi, forse più fischi che punti. E’ il destino del Torino che “rischia” seriamente quest’anno di qualificarsi per l’Europa. Se dovesse mantenere l’attuale nono posto (vincendo cioè a Bergamo all’ultima giornata contro un’Atalanta ormai priva di obiettivi) e se la Fiorentina mercoledì 29 dovesse conquistare la Conference League ad Atene contro l’Olympiacos, i granata staccherebbero infatti il biglietto proprio per la meno nobile delle coppe europee. Eppure nel 3-1 contro il Milan è stato tutto un coro di “Presidente pezzo di m.”, “Cairo vendi il Torino” con il corollario di un mega striscione in Curva Maratona che recitava “Noi l’Europa la vogliamo conquistare, ma Cairo e i pezzi di m. se ne devono andare!” preceduto, fuori dal Filadelfia, da un altro eloquente striscione “Come può una società senza valori tramandare la nostra storia ai suoi giocatori?”. Così come domenica 12 l’unica “pezza” presente al Bentegodi di Verona era un altro lungo striscione con su scritto “Giocatori senza dignità specchio di questa società. Via Cairo e gli ingrati dalla nostra città.” La contestazione al Presidente viene da molto lontano: a lui si imputano non senza ragione quasi 20 anni di gestione senza un briciolo di cuore e con smodata attenzione al portafoglio e alle passerelle personali. Allo stesso tempo non si è dimenticato, da parte dei tifosi, il vergognoso atteggiamento di alcuni giocatori che il 4 maggio a Superga, sul pullman in partenza dopo la commemorazione del Grande Torino, avevano insultato i tifosi con un audio (“ciao, ciao, pezzi di m.”) registrato involontariamente dal secondo portiere Luca Gemello e subito diventato virale. Insomma, l’impressione è che il tifoso granata verace baratterebbe molto volentieri l’uscita di scena di Cairo con una qualificazione alla Conference League. In attesa di un presidente davvero con il “cuore granata” sulla scia di un Orfeo Pianelli, di un Sergio Rossi o di un Gian Mauro Borsano.

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