SDOTTORATE

La personalità di Fagioli, i pasticci di Ibanez, le sfighe di Sensi e Pellegri

La nostra rubrica sulla 13a giornata di Serie A

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© Getty Images

Il mai troppo compianto Maurizio Mosca avrebbe definito il primo tempo della Juventus una partita “oscena”. Neanche un tiro in porta e la sensazione di essere in totale balia dell’Inter. Poi, nella ripresa, la svolta inaspettata. La Juve sembra un’altra, l’Inter approccia il secondo tempo con una certa sufficienza e alla fine arriva il meritato 2-0 bianconero. Con le firme di Rabiot (un “cocco” di Allegri) e di Fagioli (che Allegri, fino a qualche giorno fa, proprio “non vedeva”). Dopo la prodezza di Lecce e il gol del raddoppio rifilato ai nerazzurri Maurizio, magari, avrebbe pure esclamato un “ah, come gioca Fagioli…”. Perché in effetti è l’ex cremonese (molto più di un pallido e pavido Miretti) il giovane su cui la Juventus deve puntare forte. Una Juve che in campionato conferma di avere la miglior difesa (7 reti al passivo in 13 partite) e che non prende gol da quattro gare di fila. Al cospetto di un’Inter già a distanza siderale dal Napoli (-11 punti), a -5 dal Milan e adesso superata proprio dalla Juventus e slittata al settimo posto.

HARAKIRI – Lo sciagurato assist di Ibanez che ha innescato nel derby della Capitale il gol decisivo di Felipe Anderson è un deja vu per il 23enne difensore brasiliano giallorosso. Che già due stagioni fa si era reso protagonista di un altro paio di topiche da matita blu (in occasione dei gol di Immobile e Luis Alberto) che erano costate la sconfitta alla Roma di Fonseca, allora battuta 3-0 dalla Lazio di Simone Inzaghi. Ibanez insomma è diventato “l’uomo nero” romanista dei derby. Tanto che qualche buontempone nella serata di ieri aveva addirittura modificato il suo profilo su Wikipedia scrivendo “Difensore” come ruolo ma “Lazio” come squadra di appartenenza. Ibanez è diventato così il… Negro giallorosso. Paolo Negro, per i lettori più giovani, era il difensore (classe 1972) che firmò con un clamoroso autogol la vittoria della Roma nel derby di andata del campionato 2000-01 (vinto poi dai giallorossi…). Era, quella del 17 dicembre 2000, una sfida piuttosto insulsa, con pochissime occasioni da rete e un triplo sombrero di Cafu ai danni di Nedved come unica nota tecnica di rilievo. Sembrava insomma un brutto derby da 0-0 quando, a 20 minuti dalla fine, avviene l’impensabile: Cafu crossa dalla destra, Batistuta non riesce a raggiungere il pallone, Cristiano Zanetti si fionda e lo colpisce di testa, Peruzzi devia, Nesta cerca di allontanare in rovesciata ma la palla sbatte sul corpo di Negro e termina in rete. Quell’autogol fantozziano segnerà per sempre la carriera di Negro e anche la storia recente dei derby. Un po’ il destino che aspetta Ibanez sull’altra sponda del Tevere…

MALEDIZIONE – Per carità, la gravità dei due infortuni non è lontanamente paragonabile ma ad accomunare nella sfiga Pietro Pellegri e Stefano Sensi è tutta una serie di incidenti (gravi e meno gravi) che hanno fin qui costellato le loro carriere. Sensi, che nel Monza sembrava aver ritrovato quella continuità che gli mancava dai tempi del Sassuolo, ha riportato la frattura malleolo-peroneale alla gamba sinistra. Fatale un durissimo contrasto a centrocampo con Sulemana nelle battute finali di Monza-Verona quando il risultato era già di 2-0 per i brianzoli. Le lacrime del centrocampista marchigiano hanno in qualche modo segnato la domenica del pallone. Per Sensi uno stop di almeno tre mesi. Di sicuro prognosi più incoraggiante per il centravanti del Torino resosi protagonista, suo malgrado, di un episodio più unico che raro al Dall’Ara di Bologna: la partita è cominciata da pochi secondi quando Pellegri, al primo scatto, scivola sul prato erboso procurandosi una distorsione alla caviglia. L’attaccante classe 2001 per la prima volta in carriera giocava la sua quarta partita consecutiva…

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