Kean: "La Juve mi ha fatto diventare uomo"

L'attaccante bianconero e della Nazionale: "Osservo Ronaldo e provo a copiarlo"

Kean: "La Juve mi ha fatto diventare uomo"

E' stata una stagione a dir poco positiva per Moise Kean, trasformatosi con il passare dei mesi fino a diventare un giocatore importante per Juve e Nazionale: "Quando sono arrivato alla Juventus ho capito che le cose sarebbero cambiate - dice l'attaccante a SoccerBible -. La Juventus ti aiuta a crescere e diventare un uomo in tutte le cose che vuoi fare. Impari molte cose senza accorgertene".

Il bianconero racconta la sua evoluzione: "Tecnicamente sono migliorato, ma la mia ambizione è di migliorare ogni giorno sempre di più. Sono consapevole del fatto che indosso una maglietta che comporta delle responsabilità, ma non è un peso. Sono concentrato sul mio percorso. Sono sicuro che al momento non ci sono altre squadre che possono aiutarmi a migliorare nel modo in cui la Juventus può farlo. Sono nato qui e ho quasi sempre indossato la maglia bianconera. Ovviamente non so cosa mi riserva il futuro, ma quello che è sicuro è che darò sempre il massimo".

Kean sta rubando più segreti possibili a Cristiano Ronaldo: "Quando ci alleniamo, cerco di osservare tutte le cose che fa, dal suo atteggiamento in campo alla sua voglia di giocare, di allenarsi e di essere sempre pronto. Allenarsi con grandi campioni ha benefici che non puoi sottovalutare. Se gli ho chiesto consigli? In realtà no, non sono il tipo per farlo, ma osservo e poi provo ad applicare ciò che ho imparato sul campo. I miei modelli? Drogba è stata sicuramente una fonte d'ispirazione. Mi piaceva molto, era uno dei miei idoli. Quando ero più giovane, mi piaceva Mario Balotelli, specialmente durante il suo periodo all'Inter. Anche Mario è stato una fonte d'ispirazione per me".

La famiglia è sempre stata fondamentale: "Se ho sempre voluto giocare come attaccante? No, in realtà avevo in mente qualcos'altro. Volevo giocare come centrocampista, anche se mio padre non ne era contento. 'Devi indossare la maglia numero nove', diceva sempre. Ha anche minacciato di non portarmi agli allenamenti... Posso dire ora che aveva ragione. La famiglia è importante nella vita di un giovane calciatore? Assolutamente. È anche grazie alla mia famiglia che sono arrivato a questo livello. Impegno, dedizione, temperamento sono tutte cose che ho imparato in casa. Mia madre voleva che prima studiassi, ma non è facile combinare le due cose. Alla fine il mio desiderio di diventare un giocatore di calcio a tutti i costi ha prevalso su tutto il resto. Mia madre è orgogliosa del mio percorso e non avrei mai potuto farcela senza la mia famiglia".

Le ambizioni per il futuro sono chiare: "Penso che la piu' grande sia ben nota: vincere la Champions League. Ma cio' che ti insegnano alla Juventus e' dare sempre il massimo in ogni sfida". Sulla Nazionale: "Non mi sarei mai aspettato la chiamata. Ero a Ferrara con l'U21, subito dopo la partita contro l'Inghilterra. Di Biagio venne da me e mi disse che dovevo unirmi alla nazionale maggiore. Potete immaginare la mia emozione. Ho debuttato in Belgio contro gli Stati Uniti, entrando nel secondo tempo e penso di aver fatto bene. Indossare la maglia azzurra è la somma di tutto cio' che ho imparato: devi essere sempre pronto, allenarti duramente ogni giorno. È stato un momento molto importante nella mia carriera".

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