Juventus e Atalanta in campo per l'impresa contro Galatasaray e Borussia Dortmud
Per due rimonte ai limiti dell'impossibile, servono decisioni drastiche ma soprattutto tanto coraggio altrimenti sarà addio
di Enzo PalladiniE adesso Spalletti deve fare lo Spalletti. È l’unico modo per provare a raddrizzare una stagione che rischia di venire protocollata negli annali con il timbro “fallimentare”. Il senso è questo: Spalletti deve tornare a essere l’uomo delle decisioni drastiche, quello che avallò la derubricazione di Maurito Icardi da capitano a soldato semplice, quello che si prese la responsabilità di lasciare ripetutamente Francesco Totti in panchina, accettando gli insulti perché sapeva bene che il passare del tempo non era certo colpa sua.
Adesso, fare lo Spalletti significa esporsi al rischio di scegliere. Il portiere, per esempio. Sono sotto gli occhi di tutti le difficoltà che Di Gregorio ha palesato nelle ultime settimane. Ha sbagliato molto, non è tranquillo e questo gli impedisce di trasmettere tranquillità al resto della squadra. Giusto dare una sterzata, puntare su Perin che ha sempre dimostrato serietà e attaccamento alla maglia. Potrebbe non servire, ma bisogna provare. Così come bisogna provare qualcosa per cercare di segnare dei gol. Qui non basta un avvicendamento, bisogna costruire un sistema di gioco che metta la squadra in condizioni di segnare, altrimenti oltre al danno dell’eliminazione ci sarà anche la beffa della contestazione. Di questo strascico, Spalletti non ha proprio bisogno. Si sta giocando una riconferma che qualche giorno fa sembrava assolutamente scontata. Ma se rinnovo sarà, da quel giorno sarà necessario inanellare una serie di altre drastiche decisioni, per progettare una Juventus che possa tornare al livello che la storia del club impone.
Ma poi alla fine basterebbe anche la Juve spallettiana di novembre, dicembre e gennaio, quella che batteva il Benfica, vinceva sul campo insidioso del Bodo, fermava sul pareggio lo Sporting delle meraviglie. Magari non basterà per dare quattro gol di scarto a un Galatasaray che ha risorse tecniche sufficienti per pensare in grande, ma almeno potrebbe consentire ai bianconeri di giocarsela fino alla fine. Serve qualcosa di diverso da quello che si è visto in questo tormentato mese di febbraio, serve uno Spalletti che torni a far sentire la sua voce, non l’allenatore rassegnato che scuoteva la testa sconsolato mentre la sua squadra veniva travolta in casa dal Como di Cesc Fabregas.
Quello che invece serve a Raffaele Palladino non è tanto fare il Palladino, ma trasformarsi almeno un po’ in Gasperini. L’attuale allenatore dell’Atalanta è stato in tutto e per tutto un discepolo del Gasp, ma poi ha coniugato quegli insegnamenti in maniera più estetica e tecnica, senza ricalcare la furia che ha consentito all’Atalanta di arrivare addirittura a vincere l’Europa League. L’aplomb di Palladino è sicuramente un biglietto da visita lusinghiero per il giovane allenatore nerazzurro, ma per provare a rimontare i due gol contro il Borussia Dortmund serve un po’ di sana cattiveria, di ira non funesta. Servirebbe un Palladino in stile Gasp, disposto anche a imprecare contro qualche giocatore se serve, tutto finalizzato a una prestazione che non può limitarsi a un esercizio di tecnica e tattica, deve contenere anche quel pizzico di pirateria che le squadre di Gasp hanno sempre avuto. Rispetto per tutti, paura di nessuno. Solo così si può portare avanti il sogno europeo che Palladino aveva coltivato con pazienza e profitto nelle sue due prime partite alla guida dei nerazzurri, con le vittorie contro Eintracht Francoforte e Chelsea.
Ecco, se Palladino deve fare il Palladino senza andare oltre, deve ricalcare la partita di Francoforte, in cui si è vista una squadra dominante e straripante. Quei tre squilli, quei tre gol realizzati nel giro di pochi minuti, devono essere il punto di partenza per provare ad andare avanti. Il Borussia Dortmund nella fase a gironi ha subito 17 gol in totale, stessa cifra del Bruges. Delle 24 che hanno passato il turno, solo il Qarabag ha fatto peggio (21 reti subite), segno che i gialloneri hanno una difesa vulnerabile. E se è vero che a Francoforte, nel giorno dell’esordio di Palladino in Champions, l’Atalanta schierava ancora Ademola Lookman, è anche vero che i nerazzurri non hanno disimparato come si fa a segnare. E ci devono provare.