Due scudetti rossoneri, il coast to coast col Verona e tanto di più: Weah compie 60 anni
Voluto da Fabio Capello, centra subito il tricolore per poi fare il bis nel 1999 con Zaccheroni. Dopo il campo, la politica: per sei anni è stato presidente della Liberia
di Matteo Dotto"Siam venuti fin qua, siam venuti fin qua, per vedere segnare Weah..." Il grido di battaglia della Curva Sud è risuonato per quasi cinque anni. George Weah, calciatore, ma non solo. Campione in campo, fuoriclasse nella vita. Si è anche dato alla politica diventando Presidente della Repubblica nella sua Liberia. Il Milan lo "prenota" nel gennaio del '95: Weah è appena diventato Pallone d'oro e con la maglia del Paris Saint Germain segna a raffica. Ma rimane a secco nella semifinale che il Psg gioca proprio contro i rossoneri, vittoriosi 1-0 a Parigi e 2-0 nel ritorno a San Siro. Il Milan sarà poi sconfitto dall'Ajax nella finale del Prater, Weah vincerà la classifica cannonieri di quella Champions League con 8 reti. Un gol agli ungheresi del Vaci Samsung nei preliminari, poi due al Bayern Monaco, due alla Dinamo Kiev, due allo Spartak Mosca e uno al Barcellona.
La stagione 1995-96 è la prima con i numeri fissi e Weah - fortemente voluto da Fabio Capello per sostituire un Van Basten ritiratosi precocemente dalla scena causa problemi alle caviglie - diventa il primo padrone della 9 rossonera. Ci mette solo 7 minuti ad andare a segno a Padova, nello stadio Euganeo: di Nick Amoruso la firma sul momentaneo pareggio, ci pensa poi capitan Baresi a chiudere sul 2-1 per quello che sarà il suo ultimo gol (il 33esimo) con la casacca del Milan. È una squadra ricca di talento quella che Weah trascina al 15° scudetto, quarto dell'era Capello dopo quello vinto, l'anno prima, dalla Juventus di Lippi. Con Weah ci sono Savicevic, Baggio, Boban e Di Canio, lui lega soprattutto con Marco Simone: con 15 centri complessivi (11 in campionato) fanno di George il miglior cannoniere milanista, lo scudetto è quasi una formalità con 8 punti di vantaggio sulla Juve.
Ma l'avventura di Weah al Milan ha uno spot ancora oggi cliccatissimo sul web: è quel gol pazzesco segnato al Verona alla prima giornata del torneo 1996-97, 1 minuto e mezzo di pura goduria calcistica, un coast to coast fantastico che vede Weah raccogliere la palla nel cuore della propria area di rigore dopo un corner, percorrere una sessantina di metri dribblando quattro avversari in velocità e superare il portiere Gregori con un preciso diagonale. San Siro va in estasi e quella prodezza entra di diritto nella galleria delle gemme più preziose viste alla Scala del calcio. Velocità, tecnica, potenza: tutto espresso al massimo per il manuale del perfetto centravanti. Per pura curiosità scopriamo chi dalla bandierina ha fatto... l'assist: trattasi del centrocampista Alessandro Manetti, classe '72, mancino, cresciuto nelle giovanili della Lazio, che debuttava in A proprio quel giorno, l'8 settembre 1996, subentrato da pochi minuti a Binotto. Quello sarebbe rimasto il suo unico campionato di A, per una carriera che lo ha visto comunque mettere insieme più di 300 presenze in B. Senza il suo contributo, quel corner troppo lungo per i suoi attaccanti, non si sarebbe vista un'opera d'arte del genere... Un po' come l'assist (chiamiamolo così...) di Hector Enrique a Maradona nella sfida dell'Azteca contro l'Inghilterra per il gol del secolo. La stagione, inaugurata da una simile prodezza, sarà però tormentata: al Maestro Tabarez subentra Sacchi ma le cose, se possibile, vanno peggio e il Milan finisce all'11esimo posto, fuori in Champions nella fase a gironi e a secco anche in Coppa Italia. A livello individuale, George fa il suo: 16 reti (di cui 13 in campionato).
Nell'estate '97 Fabio Capello torna al Milan, Franco Baresi si ritira e passa la fascia a Paolo Maldini e ad affiancare Weah arriva Patrick Kluivert, giustiziere del Diavolo nella finale di Champions di due anni prima. Ancora una volta i risultati a fine stagione sono deludenti, ancora una volta il numero 9 fa il suo dovere (13 centri di cui 10 in A).
La rivincita arriva nel campionato 1998-99 con Zaccheroni in panchina. Il tecnico si porta Oliver Bierhoff dall'Udinese ma c'è spazio anche per George che non molla la 9 (al tedesco va il numero 20), segna meno ma firma gol pesanti (su tutti la doppietta al Delle Alpi con la Juve nella terz'ultima giornata): saranno 9 in tutto (8 in campionato e uno in coppa Italia), decisivi comunque per la conquista dello scudetto numero 16, secondo personale per l'asso liberiano.
Con il tricolore sul petto, nella stagione 1999-2000, Weah fa in tempo a segnare il gol decisivo, al 90esimo, nel derby di andata vinto 2-1, l'ultimo del Novecento (tre in tutto le segnature nella stracittadina: due per pareggi 2-2 e una, appunto, per il successo dell'ottobre '99). L'arrivo di Shevchenko restringe gli spazi in attacco e così a gennaio George saluta Milano. Sei mesi al Chelsea, sei al Manchester City, sei al Marsiglia prima di chiudere con i petroldollari dell'Al Jazira, negli Emirati Arabi. Nell'estate 2000 Capello prova anche a portarlo a Roma come vice-Batistuta, ma il presidente Sensi gli impone il ritorno in giallorosso di Balbo. Weah chiude con il calcio nel 2003, a 36 anni. E si butta in politica.
Dal gennaio 2018 al gennaio 2024 è presidente della Liberia. La lotta all'inflazione e alla corruzione è decisamente più difficile di quella contro i difensori. In tutto sono 271 i gol segnati con squadre di club (dall'Africa all'Asia con in mezzo 18 stagioni in Europa di cui quattro e mezzo nel Milan con un totale di 58 reti). In rossonero gli scudetti del '96 e del '99 ma poca gloria in Europa: fuori nei quarti di Uefa nel 1995-96 e nella fase a gironi di Champions nel 1996-97 e nel 1999-2000. Mai una partecipazione a un Mondiale (non essendo la Liberia una delle grandi d'Africa...) ma per questo si è tolto la soddisfazione di vedere in campo, con la casacca a stelle e strisce degli Stati Uniti, il figlio Timothy, classe 2000, con 4 partite e un gol nell'edizione 2022 e 2 presenze nel 2026. Lui, intanto, la storia l'aveva già scritta da tempo, in quel magico 1995 che lo vide conquistare il Pallone d'oro (primo e unico africano a riuscirci) e il Fifa World Player. E oggi, per il suo compleanno numero 60, darà magari una sbirciatina sul web a quell'iconico gol segnato al Verona in un tiepido pomeriggio di fine estate di trent'anni fa.