ESCLUSIVA

Decine di arbitri davanti al PM, interrogatori di sei ore. I retroscena dell'inchiesta che mette in ginocchio l'AIA

Tutto nasce dalla denuncia dell'avvocato Croce dopo Inter-Verona del 2024. Alla Procura di Milano ascoltati anche ex arbitri

di Alberto Brandi
27 Apr 2026 - 15:35

Numerosi arbitri ascoltati, si parla di 30, ma forse anche di più, interrogatori fiume. L’inchiesta del PM Maurizio Ascione della Procura di Milano è andata a fondo, ha cercato di capire se nel sistema di Rocchi, tra direttori di gara, assistenti, varisti e avaristi ci fosse qualcosa che non andasse per il verso giusto.
Un’inchiesta che nasce dalla denuncia dell’avvocato veronese, anche e soprattutto tifoso va specificato, Michele Croce che assistendo a Inter-Verona del 6 gennaio 2024 non digerisce il mancato richiamo di VAR e AVAR sulla gomitata di Bastoni a Duda in occasione del gol decisivo di Frattesi al minuto 93’. La partita finisce 2-1 per i nerazzurri che, nell’occasione, si laureano campioni d’inverno. Anche perché il Verona fallisce il rigore del pareggio con Henry poco prima del fischio finale. Un rigore dubbio, molto dubbio. L’avvocato Croce però non ci sta e confeziona il big bang dell’inchiesta che sconvolge il mondo arbitrale.
Il PM Ascione riceve il fascicolo e si mette in moto. I primi a essere convocati sono il VAR Nasca e l’AVAR Di Vuolo. Secondo le indiscrezioni, confermate dalle nostre fonti, di Repubblica il loro nome si unisce a quelli di Rocchi e Gervasoni, già iscritti a registro. Vero che ci sarebbe un tempo tecnico per la comunicazione, di un anno per reati meno gravi, tra interrogatorio e iscrizione a registro, ma è prorogabile di altri 6 mesi (18 in caso di reati gravi).
L’inchiesta di Ascione non si ferma a Inter-Verona. Il PM decide di allargare i suoi interrogatori. Si parla di almeno una trentina di arbitri, ascoltati per cinque, sei ore. Sono convocati anche tesserati non più in attività, come Eugenio Abbatista che si era dimesso nel 2024 "per lo schifo che aveva intorno" come disse a Le Iene.
Tutti messi di fronte alle loro decisioni: “Perché hai dato questo rigore, perché l’hai tolto, che significava questo segnale, perché hai avuto questa reazione”.
Una moviola della moviola che pare addirittura esagerata per il ruolo di un PM. Nel frattempo, poi, si inserisce l’esposto dell’ex assistente Rocca a mettere altra benzina sul fuoco. Da questo, emerge la “bussata” di Rocchi durante Udinese-Parma. La presenza del designatore non era abituale, si parla di una volta al mese a Lissone. Da quest’anno, con la sorveglianza costante della Procura Federale al Centro VAR non si è più visto.
Tornando agli interrogatori, da questi- quasi sicuramente- nascono i capi di accusa per Rocchi e Gervasoni (e per altri possibili indagati come, appunto, Nasca e Di Vuolo). Più che da intercettazioni telefoniche o ambientali, che non possiamo escludere, il ricco dossier di Ascione sarebbe soprattutto steso dai suoi faccia a faccia coi tesserati AIA. E qui si apre il capitolo più interessante. Che il mondo arbitrale sia spaccato, che i veleni siano all’ordine del giorno è risaputo: “Questione soprattutto di soldi” come dice l’amico Graziano Cesari riferendosi ai gettoni delle designazioni figlie delle votazioni di osservatore e organo tecnico. L’eccesso di trasparenza, l’Open Var spesso interpretato come pubblico ludibrio hanno creato malumori e insoddisfazioni. Non è da escludere che qualche arbitro abbia approfittato dei colloqui con Ascione per svuotare il sacco, per dire qualcosa di più.
Molti sono convinti che il quadro sarà più chiaro dopo l’interrogatorio di Rocchi fissato per giovedì. Ma non è da escludere che il designatore dimissionario decida di avvalersi della facoltà di non rispondere temendo un atteggiamento ostile del PM con un rinvio a giudizio scontato. In quel caso richiederebbe le carte per andare a processo, convinto di uscirne pulito.
Nel frattempo il calcio deve continuare e finire la tormentata stagione. Oggi il mondo arbitrale ha scelto il nuovo designatore ad interim: Dino Tommasi. Buon lavoro.

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