Italia Under 20, Zaccagno: "Ora battiamo l'Uruguay"

L'intervista al portiere azzurro: "Abbiamo sempre giocato senza paura, siamo calati alla distanza"

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Il giorno libero è servito a smalitre la sconfitta, a far risalire l'umore e a cancellare i brutti pensieri. L'Italia Under 20, il giorno dopo la sconfitta in semifinale mondiale contro l'Inghilterra, per una volta non ha fatto allenamento. "Meno male che almeno oggi ci siamo riposati, il mister è stato clemente". La voce che squilla dall'altro capo del mondo è quella di Andrea Zaccagno, protagonista assoluto della rassegna intercontinentale, capitolato assieme ai compagni in semifinale. Con una risata, in un'intervista concessa a SportMediaset.it, il portiere azzurro cancella l'amarezza per la sconfitta e si ricarica, immediatamente, per la finale terzo-quarto posto. "Pensiamo solo a battere l'Uruguay". Questione di mentalità, quella instillata da Evani in tutti i suoi giovani soldati azzurri.

C'è amarezza per la sconfitta in semifinale? O l'emozione di esserci arrivati è comunque maggiore?
"Ci abbiamo creduto, e all'inizio è stata davvero dura smaltire la sconfitta. La giornata di riposo, con la cena tutti insieme, è servita a riportare un po' di buonuomore e a farci pensare che sì, abbiamo solo un obiettivo: il terzo posto".

Siete partiti col profilo basso, poi pian piano anche chi non vi conosceva si è appassionato alla vostra avventura. Siete famosi!
"La vetrina è davvero importante, inutile negarlo. Ma non ci montiamo la testa. In fondo, prima di partire, siamo venuti qui con un obiettivo minimo: superare il girone, che, a conti fatti, era molto più duro rispetto a quello degli altri. Poi pian piano ci abbiamo creduto sempre di più".

Troppo forte l'Inghilterra?
"Eravamo stanchi, arrivavamo dalla partita con lo Zambia giocata in 10 e finita ai supplementari. Col passare dei minuti è emersa la fisicità degli inglesi".

A contare tutte le presenze in campionati maggiori dei giocatori inglese e francesi e a rapportarli con quello degli azzurri, c'è una bella differenza. Si sente anche in campo?
"Si nota sostanzialmente una cosa: l'abitudine a giocare a ritmi diversi. La massima serie ti abitua anche e soprattutto dal punto di vista fisico. Prendete la rosa della Francia: lì il divario con noi è netto. Ma anche Ojo, Lookman e Solanke hanno dimostrato questo aspetto".

Chi non ha un fisico da gigante è proprio Zaccagno...
"Sono alto 184 cm e sono più che sufficienti per fare il portiere: grazie alla mia conformazione fisica ho delle caratteristiche di esplosività che magari altri non hanno, ad esempio".

Zaccagno era stato eroe del Torino Primavera per due stagioni, poi il 2016/2017 è trascorso sulla panchina della Pro Vercelli. Dura?
"Questa stagione l'ho vissuta serenamente. Ho imparato tanto anche senza giocare, ho colto alcuni aspetti della vita di spogliatoio che si possono imparare solo stando in un club professionistico. Poi certo, una stagione senza giocare e poi di colpo sono finito in porta al Mondiale. Ma non avevo paura, lo sapevo già perché Evani aveva fiducia in me. Ed è stato facile. Certo, sarebbe bello se una squadra di A o di B desse fiducia da subito ai giocatori che escono dalla Primavera, ma senza norme che lo impongano: solo grazie al merito deve avvenire questo passaggio. Non servono imposizioni, solo un pensiero positivo diffuso sull'impiego di noi giovani talenti".

Fino alla semifinale Zaccagno è stato il miglior portiere del torneo, con tantissime parate decisive. Poi?
"Mi sento di aver sbagliato solo sul 3-1 di Solanke, ma sono davvero contento del mio Mondiale".

La porta dell'Italia è sempre in buone mani, dalla Nazionale maggiore alle giovanili...
"È vero ed è merito della scuola italiana. Se andate a vedere i portieri europei, i tedeschi usano di più il corpo, gli inglesi hanno uno stile tutto loro. Noi invece siamo meglio impostati tecnicamente, andiamo sempre a cercare il pallone. Siamo sicuri, decisi".

Una sicurezza mostrata anche in campo dalla squadra di Evani.
"Il mister è stato bravissimo, ci ha insegnato a giocare sempre nonostante il risultato, in qualunque situazione. Abbiamo sempre dato più del 100 percento e siamo contenti di essere finiti sulle prime pagine dei giornali. È stata una bella soddisfazione e un bel messaggio".

Ora si può tornare ancora, alla ribalta.
"Sì, battendo l'Uruguay. Al debutto nel girone ci hanno battuto, anche se avevo parato un rigore. Sono bravi, hanno delle individualità forti ma siccome li abbiamo già affrontati e abbiamo perso, siamo motivatissimi e vogliamo batterli a tutti i costi".

Poi sarà tempo di lasciare la Corea: di fronte l'estate e nuove avventure.
"Qui ci siamo trovati bene, cibo a parte che sicuramente è meglio in Italia. Ma ci hanno accolto con calore, hanno fatto il tifo per noi. È stato bello. Una volta a casa... Non lo so cosa accadrà: sono di proprietà del Torino, ma in questo periodo ho espressamente detto al mio procuratore di non rivelarmi una singola notizia di calciomercato. Sapete perché? Abbiamo solo una cosa in testa. Ve l'ho già detto? Sì? Esatto: battere l'Uruguay".

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