Emiliano Mondonico e la sedia di Amsterdam: un simbolo del dna del Toro

L'immagine, che risale alla finale di Coppa Uefa del 1992 dei granata contro l'Ajax, è diventata leggendaria. Noi, una volta tanto più da tifosi che da giornalisti, la ricordiamo così

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Quella sedia alzata al cielo è diventato uno dei simboli del Toro. E chi se la dimentica quella finale maledetta, quella coppa persa... senza perdere, quel gesto di rabbia, di orgoglio, di maledizione verso gli dei del calcio.

Eravamo ad Amsterdam, era il 13 maggio 1992, e il Toro, dopo aver eliminato il Real Madrid, si giocava la conquista della coppa Uefa con l'Ajax, che in casa dei granata aveva strappato un 2-2. Quella in Olanda fu una partita a senso unico. Il Toro attaccò a testa bassa e alla fine colpì tre pali, uno dei quali allo scadere. Tra un legno e l'altro un fallo su Cravero che sarebbe stato rigore. Sarebbe stato, perché l'arbitro non fischiò. E a quel punto sbottasti, caro Mondo, sollevando quella sedia con un gesto che è entrato nella nostra storia. Finì 0-0, la coppa andò all'Ajax ma il Toro aveva giocato da Toro. Perdere così brucia ancora a tanti anni di distanza, ma quel gesto istintivo è diventato patrimonio del Dna granata, concentrato di rabbia, passione e tremendismo allo stesso tempo.

“Quella sedia è il simbolo di chi tifa contro tutto e tutti. È il simbolo di chi non ci sta e reagisce con i mezzi che ha a disposizione. È un simbolo-Toro perché una sedia non è un fucile, è un'arma da osteria”, avevi detto a chi ti chiedeva di spiegare quel gesto.

La finale persa con l'Ajax è un trofeo al contrario, che si aggiunge a uno vero, alla soffertissima coppa Italia vinta un anno dopo battendo la Roma. Dopo un 3-0 in casa che ci faceva immaginare una gara di ritorno sul velluto, all'Olimpico finì 5-2 con ben tre gol su rigore dei giallorossi. La beffa fu evitata per un soffio. Da allora i granata non hanno più vinto niente e non sono riusciti a far meglio del terzo posto nella stagione 1991/92. Se quella squadra non fosse stata scelleratamente smembrata sarebbero arrivate altre soddisfazioni, ne siamo certi.

Grazie, Mondo. Il tuo Toro dei primi anni '90 è stato uno degli ultimi, se non l'ultimo, nel quale noi tifosi ci siamo identificati. Dopo, a parte qualche episodio sporadico, il nulla. Chi ti ha conosciuto afferma che quella squadra rispecchiava il tuo carattere, schietto e sincero, testardo e battagliero, e non facciamo fatica a crederlo. Il tuo era un Toro sanguigno, che carburava a forza di vino rosso e pane e salame. Un Toro che oggi non c'è più.

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