LeBron e la stoppata del secolo: "Cleveland, questo è per te"

Mostruosa giocata nel finale di partita su Iguodala. "Avevo detto che tornavo per vincere, missione compiuta"

"A man on a mission", una missione portata a termine. LeBron James ha riscritto la storia del basket, di Cleveland ma soprattutto quella personale. Il ragazzo di Akron è riuscito nel suo intento: il "Prescelto" ce l'ha fatta. La "Big decision", l'esodo a Miami, sono cancellate. È tornato, smentendo anche il proprietario dei Cavs che diceva "vinceremo un titolo prima di te". No, l'hanno vinto insieme. E a fine partita il re lo ha potuto gridare: "Cleveland, questo è per te".

"Sono felice di essere parte della storia. Sono a casa mia, sono senza parole, è incredibile. Sotto tre a uno, ci abbiamo creduto solo noi. Un possesso alla volta, una partita alla volta". LeBron ha pianto, tantissimo. Dal suono della sirena in poi, abbracciando tutti, anche gli avversari che gli hanno reso omaggio. "Ero tornato per dare il titolo alla mia gente, avevamo tutti contro. Sono serviti sangue, sudore e lacrime. Ma è quello che dovevo fare, c'era un disegno divino".

UNA STOPPATA STORICA

La tripla doppia, il titolo di Mvp delle Finals, la favola che arriva al suo lieto fine, il terzo anello personale, il primo per Cleveland in 52 anni, l'etichetta assurda di perdente di lusso che qualcuno amava affibiargli strappata. Tutto in una notte. Ma il picco della serata, della stagione, degli ultimi anni è arrivato a 1 minuto e 40" dalla sirena. Quando sull'89-89 Iguodala si è involato in contropiede, e si è alzato verso il canestro per un appoggio facile facile. Dal nulla, da lontano, si è materializzato LeBron. Che ha iniziato a contare i passi dall'inizio della rincorsa, da centrocampo. E poi uno-due-tre, un volo per inchiodare al vetro del tabellone il pallone. Un gesto che passerà alla storia, come "the shot" the Jordan. Senza essere irriverenti. Perché dopo quel volo, sopra quota 3,05 m, ha dato la scossa ai compagni, ha mantenuto la parità prima del tiro magnifico con cui Irving ha siglato il match. La corsa con cui ha bruciato il campo è stata da sprinter olimpico, il salto lo ha portato con la testa a 5 centimetri dal canestro. La storia è stata fatta, anche con un gesto disumano.

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