Kobe Bryant e un sogno: "Chiudere alle Olimpiadi"

Il fenomeno dei Lakers, che ha annunciato il ritiro: "Non posso tornare in Italia per giocare, il mio fisico non ce la fa"

di LUCIANO CREMONA

Kobe Bryant, Afp

Il modo migliore per salutare il suo mondo, quel mondo che lo ha reso ricco, famoso e immortale, Kobe Bryant ce l'ha bene in mente. Si chiama Rio de Janeiro, si chiamano Olimpiadi. Ci pensa, eccome, il Black Mamba, a chiudere la sua straordinaria carriera il prossimo agosto, con il Dream Team. Sarebbe la degna e sacrosanta chiusura di una storia da favola. Intervenuto in una call conference con i giornalisti di tutto il mondo (146, collegati da 24 paesi differenti), Bryant ha svelato i cinque giocatori più forti che ha incontrato: con Michael Jordan e LeBron James ci sono anche Kevin Durant, Hakeem Olajuwon e Clyde Drexler. È anche tornato sull'altro sogno che aveva: quello di giocare in Italia. Non si avvererà, ma già il pensiero ci lusinga.

Non c'è proprio spazio per una chiusura in un campionato europeo, magari in Italia che tanto ami e dove sei cresciuto?
"Mi piacerebbe, mi sarebbe tanto piaciuto fare un'ultima stagione oltreoceano. Ma no, il mio corpo non me lo consente. Lo accetto, ma mi dispiace".

La degna chiusura potrebbe essere giocare alle prossime Olimpiadi di Rio. Grandi campioni come Bird e Magic Johnson hanno chiuso proprio con l'oro olimpico. Ci sarai?
"Ho già vinto due ori, ma certo mi piacerebbe partecipare ai prossimi Giochi. Sarebbe un modo fantastico per finire la carriera, giocherei con i grandi campioni di oggi. Sì, sarebbe molto bello, vediamo".

Intanto prima c'è il tuo ultimo Natale sul parquet, il sedicesimo - un record. Come ti senti?
"Nelle ultime partite sto ritrovando il ritmo e le giocate che mi appartengono. Lo dimostra la schiacciata contro Houston. Negli ultimi tre anni ho sofferto molto, ma ho lavorato come un matto e ora vengo ripagato".

Speri almeno di essere selezionato per l'All Star Game?
"Beh, l'ho già giocato 17 volte: se non dovessero votarmi, non sarebbe un dramma. Ma è chiaro che mi farebbe piacere esserci, anche solo come ambasciatore".

I Lakers perdono quasi sempre, ma il tour d'addio procede e gli attestati di stima dei tifosi sono tantissimi...
"Mi sto godendo ogni match che disputo, ricevere il rispetto del pubblico è qualcosa di magnifico. Quando smetterò mi mancheranno tante cose: la tensione della gara, gli allenamenti, la lotta per essere il migliore".

Senza di te i Lakers come ripartiranno?
"I Lakers torneranno ad essere grandi e a vincere, come fecero dopo l'addio di Magic Johnson. Servono scelte sagge, giuste, per ricostruire la squadra".

Cosa farai una volta smesso?
"Innanzitutto avrò più tempo per me e per la mia famiglia. Poi mi piacerebbe aiutare i bambini con gli eventi Nba in giro per il mondo".

Quali sono i cinque giocatori più forti che hai incontrato?

"Mmm, ne ho affrontati talmente tanti! Dico Michael Jordan, Hakeem Olajuwon, Kevin Durant, LeBron James e Clyde Drexler".

E le squadre più forti, quelle che ti hanno fatto più soffrire?
"I San Antonio Spurs, i Boston Celtics del 2008, i Chicago Bulls, i Pistons dell'anello e i Kings del 2002".

E tu dove ti collochi? Vicino o sopra a leggende tipo Jordan?
"A me non interessano le classifiche, mi preme di più quello che ho trasmesso, quello che ho lasciato in eredità alle generazioni di oggi - che per vincere devono battere Curry - e quelle di domani. Mi auguro di aver avuto un'influenza positiva".

Tu ami il basket ma ti piace anche il calcio, che però è ricco di fatti di corruzione e di scandali. Cosa ne pensi?
"Lo sport deve essere puro, la gente vuole vedere le partite e divertirsi. Queste cose non fanno bene, ma già questi passi servono a ripulire un mondo che può dare tanto".

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