Atletica, favola Dezza: “Da operaio agli Europei in 2 anni, il taglio di Tamberi virale nel mondo"
Il velocista bergamasco, 21 anni, tra le sorprese a Birmingham: “Lasciai il calcio perché avevo i piedi quadrati, prima cucinavo hamburger. Ora voglio il record di Howe”
di Paolo Borella© Grana/Fidal
Con Filippo Dezza non sai nemmeno da dove partire, anche perché nessuno l’ha visto arrivare. Se dal taglio a croce, “da matricola”, con cui capitan Tamberi lo ha reso virale in tutto il mondo o se dal 20’’35 valso la finale nei 200 metri agli Europei di atletica di Birmingham, appena due anni dopo l’addio al calcio e le esperienze lavorative da operaio e cuoco.
Ci pensa il 21enne bergamasco a sciogliere i dubbi: “Di cosa sono più fiero? Di aver superato la semifinale. Il mio allenatore Alberto Barbera della Bergamo Stars mi ha detto che sono passato da bravissimo a fenomenale”, racconta Dezza in esclusiva a SportMediaset. “Arrivavo da un Europeo Under 23 da riserva nelle staffette, stavolta sono passato in finale, da sconosciuto, nella gara individuale. Con una medaglia, la favola sarebbe stata perfetta”.
Accanto ai risultati, richiamata l’attenzione di addetti ai lavori e del grande pubblico con un look mai visto: “Ho detto a Gimbo (Tamberi, ndr) di tagliarli come voleva lui, volevo solo divertirmi e lui mi ha fatto quella specie di X in testa. È stata una bravata, ma mi ha dato anche un piccolo segno distintivo che ha portato i suoi frutti. Sono finito sull’Equipe, mi ha intervistato la Bbc, incredibile. Preparavo già la tinta tricolore in caso di staffetta, per fortuna che non sono stato selezionato…”, sorride Dezza.
Lui si è fatto spazio con naturalezza e sincerità, a partire dalle interviste. Il compagno/avversario Fausto Desalu, bronzo proprio nei 200, lo ha esaltato: “Nelle interviste ha detto che la velocità italiana è in buone mani con prospetti come me e Longobardi. Campioni olimpici come lui, Tamberi e Jacobs mi hanno accolto alla grande in squadra, senza far mai pesare la loro storia”.
© Grana/Fidal
Spirito di gruppo diverso rispetto a quello di un calcio italiano in crisi e tanto criticato in questi giorni di trionfi europei di nuoto e atletica? “Il calcio resta lo sport più seguito, nonostante i risultati deludenti dell’ultimo periodo. Noi diversi? Ci hanno definiti ragazzi normali e per me va benissimo così. In questi giorni di grande attenzione, ho cercato di rispondere a ogni singolo messaggio. Non mi metterò mai sul piedistallo”.
Anche perché le radici sono ben salde e fatte di operosità e concretezza, in pieno spirito bergamasco con quel “Pota” che ogni tanto è scappato a Filippo anche davanti ai microfoni. Fino al 2024, giocava ancora a calcio, terzino, negli Allievi dei dilettanti del Brembate Sopra: “Vinsi un premio fair play per aver rifiutato di calciare un rigore fischiato erroneamente dall'arbitro. In campo ero veloce, ma avevo i piedi quadrati…”.
Nel frattempo, già iscritto all’università per inseguire la laurea in ingegneria (oggi nel ramo gestionale), all'epoca si divideva tra i turni da operaio e poi in cucina: “L’atletica è diventata importante, anche se i miei genitori Massimiliano e Stefania mi hanno sempre chiesto di darmi da fare, tra studio e lavoro. Loro e mia sorella gemella Elisa sono fondamentali per me. In fabbrica ero in catena di montaggio per assemblare i freni in ceramica. Poi mi ruppi il polso in un incidente in moto e mi reinventai in un ristorante a cuocere hamburger per guadagnare qualcosa”.
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Filippo Dezza con mamma Stefania, papà Massimiliano e la sorella gemella Elisa
Infine il grande e recente salto tra i professionisti, improvviso sì, ma non imprevedibile. È diventato il quinto di sempre in Italia nei 200 metri, dietro a giganti come Mennea, Desalu, Tortu e Howe. Con talento e la giusta sfrontatezza, niente sembra precluso adesso: “Sogno i Mondiali di Pechino nel 2027 e le Olimpiadi di Los Angeles nel 2028. Per il resto preferisco inseguire obiettivi concreti. Ai Giochi del Mediterraneo proverò a prendermi il record italiano Under 23 di Andrew Howe con 20’’28. Dopo cercherò di avvicinarmi ai 20 secondi netti: provarci non costa nulla”.
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