Intervista esclusiva al primatista italiano dei 1500 metri pronto a ripartire dopo un 2025 in salita ma chiuso con l'oro nella staffetta mista degli Eurocross
di Ferdinando Savarese© Getty Images
Pietro Arese, primatista italiano dei 1500 metri e punto di riferimento del mezzofondo maschile azzurro, ha vissuto un 2025 complicato da vari problemi fisici che gli hanno totalmente preclusa la stagione agonistica al coperto e frenato quella all'aperto a livello di risultati sperati, ma è riuscito comunque a chiudere l’anno con un segnale importante quale l'oro nella staffetta mista agli Eurocross di Lagoa in Portogallo, da lui conquistato per la terza volta dal 2022.
Il percorso del 26enne atleta piemontese, che dal 2018 vive e si allena a Varese sotto la guida di Silvano Danzi, è stato durante l'anno passato sempre in rincorsa a causa di una mancanza di continuità che ha inciso sulla qualità degli allenamenti, non consentendogli quindi di proseguire l'auspicata traiettoria verso l'alto dopo la finale olimpica conquistata nei 1500 metri a Parigi 2024, dove ha ottenuto un brillante ottavo posto e migliorato il suo primato italiano con il tempo di 3'30"74.
Dopo i campionati italiani di Caorle in agosto, dove si è ben difeso sui 1.500 cedendo solamente all'altro grande specialista azzurro della disciplina, Federico Riva, peraltro il giorno dopo aver vinto il titolo sui 5.000, non è riuscito a presentarsi ai mondiali di Tokyo nella condizione ideale per puntare a un'altra finale sui 1.500, dopo quella olimpica, ma ha comunque dato il massimo di quanto poteva superando il primo turno con grande scioltezza e arrendendosi poi in semifinale.
La fine del 2025 gli ha regalato due grandi soddisfazioni in quanto tra il 14 e il 18 dicembre ha, dapprima conquistato il terzo oro in quattro anni nella staffetta mista degli eurocross, e poi ottenuto la laurea magistrale con lode in ingegneria ambientale e per la sostenibilità degli ambienti di lavoro, per cui ora guarda al 2026 con rinnovate motivazioni dal ritiro in Sudafrica dove sta preparando la nuova stagione, pronto per tornare a breve in pista a gareggiare.
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Pietro, una stagione agonisticamente complessa, terminata benissimo ma in cui hai rincorso per troppo tempo una forma adeguata. Come stai adesso sia fisicamente che mentalmente?
"Sicuramente il 2025 non è stato il mio anno a livello atletico in quanto ho sprecato il doppio o più della fatica, sia fisica che mentale, per raggiungere la metà o meno dei risultati. Fortunatamente ci siamo riscattati all'ultima gara della stagione con la staffetta mista agli Europei di cross. Adesso fortunatamente sto bene e sono in raduno in Sudafrica per preparare al meglio la parte invernale della stagione".
I problemi fisici della prima parte del 2025 hanno inciso molto sulla tua preparazione. Guardandoti indietro, cosa è mancato di più durante la stagione?
"Credo che quello che sia mancato maggiormente sia stata l'attitudine a sopportare più turni di gare, nonostante siano stati fatti dei test in allenamento e si sia doppiato con 5000 e 1500 metri ai Campionati Italiani. Correre un mondiale, però, non è la stessa cosa ovviamente".
A Tokyo non è arrivata la finale, dopo quella splendido ottavo posto olimpico di Parigi 2024. Quanto è stato difficile accettarlo e cosa ti ha insegnato questa esperienza?
"In realtà l'accettazione ha sempre contraddistinto la mia vita, anche al di là dell'atletica. Da Tokyo ho estrapolato gli aspetti positivi quali la mentalità con cui ho affrontato i due turni di gara e il fatto che, tutto sommato, non sia mancato molto a raggiungere la finale nonostante i mesi di allenamento assenti".
Dicembre ti ha regalato un grande sorriso con l’oro nella staffetta mista agli Eurocross di Lagoa, il tuo terzo trionfo personale. Che valore ha avuto per te questa vittoria?
"Ormai manca poco al 100% di medaglia d'oro, ora sono al 75% dato che è da dividere in 4! Scherzi a parte, è sempre bello vincere col supporto della squadra, che ormai ci sta prendendo gusto a vincere. Peccato non poterci mettere in gioco ai mondiali di cross tra qualche giorno".
Sempre a dicembre è arrivata anche la laurea in Ingegneria. Che emozione è stata e quanto è complicato conciliare studio e atletica ad alto livello?
"La laurea in ingegneria è stata emozionante, più che altro, per il significato 'extra-universitario' perché sono stato il primo atleta del College del Mezzofondo di Varese ideato da Silvano Danzi ad aver concluso il ciclo di studi e aver partecipato a un'Olimpiade. Le difficoltà, grazie al progetto, sono state smorzate notevolmente".
Guardando al futuro e ripensando al passato prossimo, avete introdotto qualche novità nella preparazione di quest'anno a livello di ulteriore prevenzione?
"Si tratta solo di restringere il campo della prevenzione generale che abbiamo sempre fatto negli anni passati, per cui adesso il focus va effettuato sulle parti più deboli del mio corpo".
Quali saranno i tuoi primi impegni agonistici al coperto e i mondiali di Torun saranno un tuo obiettivo?
"Sicuramente i mondiali indoor in Polonia sono l'obiettivo a breve termine ma prima passerò da qualche meeting e, ovviamente, dai campionati italiani che non mi piace assolutamente snobbare, anche se poi battere Federico Riva in questi ultimi anni, si è rivelato essere sempre particolarmente difficile".
Nei 1500 metri il livello internazionale è sempre più alto. Su cosa state lavorando tecnicamente per fare un ulteriore salto di qualità?
"Sicuramente la nostra arma vincente è avere una qualità assoluta in tutto ciò che facciamo. 'God is in the details', l'ha detto un architetto, non un ingegnere, ma mi piace come modo di vedere le cose".
Sei un grande atleta e adesso anche un ingegnere. Che Pietro Arese vorresti essere tra qualche anno, dentro e fuori dalla pista?
"Spero che il Pietro atleta resista ancora un po' di anni, in modo da godermi a pieno i risultati che verranno e anche per darmi spazio a pensare di più alla domanda che mi hai fatto".
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