L'alpinista francese ha presentato al pubblico italiano il docufilm che racconta la sua performance sulla seconda vetta del pianeta
di Stefano Gatti© The North Face Ufficio Stampa
I grandi dello sport (e non solo) si riconoscono e si "annusano" a distanza. Non è quindi un caso se - a settantadue ore dal decollo per il suo settimo tentativo invernale al Manaslu - lunedì 24 novembre scorso Simone Moro si è prestato a passare… dall’altra parte del palco, facendo da moderatore alla serata-evento con protagonista assoluto Benjamin Védrines che The North Face (suo storico sostenitore) e DF Sport Specialist hanno proposto a Lissone (comune alle porte della Brianza, appena a nord di Monza) ad una platea attenta e appassionata. Nel cuore dell’estate del 2024 il trentatreenne l’alpinista francese ha messo a segno - in modalità speed ascent - il nuovo record di salita in velocità del K2 - con gli 8611 metri della sua vetta la seconda montagna più alta del pianeta - nello straordinario tempo di dieci ore, 59 minuti e altrettanti secondi.
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Clou della serata e al tempo stesso premessa alla seconda parte dell’evento stesso, basata sulla conversazione di Moro con Benjamin e sull'interazione di entrambi con il pubblico, è stata la “premiere” italiana di “K2 - Chasing Shadows”, il suggestivo docufilm della durata di un’ora che racconta la performance narrata in persona dal suo protagonista, con gli interventi del suo collaboratore Sébastien Mottaz-Rosset e dell'alpinista statunitense Conrad Anker, sessantatré anni appena compiuti.
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Nella sua parte finale “K2 - Chasing Shadows” ricostruisce il meritevole intervento di soccorso portato a termine da “Benj” (come lo chiamano amici e colleghi) solo due giorni dopo il suo rientro al campo base in favore del collega italiano Marco Majori, caduto in un crepaccio sulla via del ritorno e in preda ad una forma di esaurimento molto simile a quello del quale lo stesso Védrines aveva sofferto - rischiando a sua volta la vita - due anni prima, nel corso del primo tentativo di speed ascent sul K2.
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Ad aggiungere pathos a pathos, alla serata ambientata nel Palazzo dello Sport DF Sport Specialist (la numero 303 tra quelle dedicate dal brand italiano ai grandi campioni dello sport!) era presente tra il pubblico lo stesso Majori, chiamato a fine serata sul palco per le foto di rito insieme all’altro forte alpinista italiano Tommaso Lamantia.
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In fin dei conti (e al di là del suo soggetto specifico) “K2 - Chasing Shadows” è un vero e proprio ritratto di Benjamin e le ombre alle quali il trentatreenne alpinista transalpina fa riferimento nel titolo sono verosimilmente quelle che si sono allungate più volte (compresa questa) sul suo stesso percorso di crescita personale e che anche grazie ad imprese come quella del K2 (e più ancora ai suoi risvolti umani) il nostro è riuscito a scacciare. È proprio questo il messaggio più carico di significato da lui trasmesso nel corso della serata di Lissone. Ecco intanto i passaggi più significativi del racconto.
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“Sulla vetta del K2 un anno e mezzo fa ho provato un senso di disperazione, quasi di disgusto: ero lassù in cima al mondo ma era come se tutto intorno a me stesse franando. Il fatto è che non avevo raggiunto la vera vetta, quella della mia montagna interiore. C'era qualcosa di sbagliato in tutto ciò (le ombre che danno il titolo al docufilm, ndr). Niente a che vedere con la felicità estrema vissuta nel 2022 sul vicino Broad Peak, che avevo salito in poco più di sette ore (sette e ventotto minuti, ndr) e dal quale avevo ammirato il K2 stesso, decidendo che sarebbe stato la mia prossima meta e che invece solo nove giorni dopo mi avrebbe respinto a rischio della vita.
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Durante il primo tentativo di speed ascent sulla seconda montagna del pianeta infatti ero crollato per sfinimento ad una quota di 8400 metri, avevo rischiato l'edema cerebrale ma ero stato soccorso (tra gli altri dall’alpinista italiano François Cazzanelli, ndr) e aiutato a scendere. Nel 2024 sono tornato e, prestando ad ogni singolo passo la massima attenzione al minimo segnale di allarme da parte del mio corpo, ero arrivato in vetta ma ne ero appunto rimasto profondamente deluso. Ero tornato al campo base con il parapendio, centellinando la batteria residua della telecamera, con brevi accensioni da non più di otto secondi l’una per poter documentare tutto il volo, con l'obiettivo di conservarne un po' per la fase dell’atterraggio.
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Due giorni dopo sono di nuovo ripartito con un compagno per recuperare del materiale alpinistico che avevo lasciato in quota e per smantellare il campo 2 che nel corso della spedizione abbiamo provato a ripulire dalle tante tendine ormai inservibili e da rifiuti di ogni genere. Mentre eravamo lassù abbiamo ricevuto una richiesta di soccorso dall’alpinista italiano Federico Secchi che stava scendendo dalla vetta. Dopo aver rinunciato ad andare anche lui in punta, il suo compagno Marco Majori era caduto in un crepaccio e si trovava in uno stato di prostrazione simile al mio di del 2022. Abbiamo così prestato la nostra opera, aiutando i due colleghi a rientrare al campo base. Ad operazione terminata ho capito che era quello il senso che cercavo, la montagna interiore. Altri avevano aiutato me nel 2022, ora era toccato a me soccorrere un compagno d'avventura in difficoltà. L’intera spedizione ha avuto un grande riscontro mediatico.
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Non rinnego nulla della mia attività, tantomeno il sostegno degli sponsor. Non condanno nemmeno i social: fanno ormai indissolubilmente parte della vita di ciascuno di noi. Me ne servo anzi nella mia attività. Però una cosa è certa: io non scalo per creare contenuti, li creo perché scalo”.
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CHI È BENJAMIN VÉDRINES
Nato il 25 giugno 1992 nel piccolo villaggio di Châtillon-en-Diois, nella regione della Drôme (in Francia), ai piedi del Massiccio del Vercors, Benjamin è stato circondato dalle montagne per tutta la vita. Tuttavia, le vette di media altezza della sua catena montuosa d’origine non erano sufficienti per un alpinista del suo talento. Dopo aver scoperto lo scialpinismo e aver conseguito nel 2016 il titolo di guida alpina nel, Benjamin è diventato uno degli alpinisti più veloci al mondo, stabilendo record di velocità dalle Alpi all’Himalaya. Alpinista, guida, sciatore, climber: Védrines è la definizione stessa di atleta polivalente di alta montagna. Benji ha mosso i primi passi nell’arrampicata sulle falesie calcaree del Glandasse, la vetta più alta del Massif du del Vercors. Nello stesso periodo ha scoperto lo sci durante i weekend nella città natale della madre, Briançon. Inizialmente, imparare a sciare con lo zio - lui stesso istruttore e guida - non gli andava molto a genio.
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All’età di quattordici anni scopre lo sci alpinismo e da quel momento gli sport di montagna diventano la sua vera passione. Libero dagli impianti di risalita e dalle piste segnate, Benjamin trascorre intere giornate esplorando le montagne e perfezionando l’arte dello sci ripido nel Massiccio degli Écrins. A ventuno anni inizia la formazione per diventare guida alpina, titolo che ha conseguito nove anni fa. Da allora ha completato la prima traversata sud-nord del Massiccio del Monte Bianco e aperto nuove vie nelle Alpi e in Himalaya. Benjamin però è conosciuto soprattutto per la sua abilità nel cosiddetto speed climbing. Nel 2022 stabilisce un nuovo record su un ottomila: il Broad Peak in Pakistan. Salendo a una velocità stupefacente - e da record - di 450 metri di dislivello all’ora, diventa anche il primo essere umano a lanciarsi dalla vetta del dodicesimo ottomila del pianeta con un parapendio. Nel 2024, al suo secondo tentativo in due anni, Védrines ha stabilito un nuovo record di velocità sul K2 (8611 metri), raggiungendone la vetta per un secondo dalla parte “giusta” del muro delle undici ore (dieci, 59 minuti e 59 secondii), sgretolando il precedente primato che il suo connazionale Benoît Chamoux aveva fissato in ventitré ore ben trentotto anni prima, nel 1986. Due primati per forza di cose non confrontabili in termini di condizioni dell’itinerario, preparazione ed equipaggiamento.
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Per Benjamin gli sport di montagna non sono però solo competizione, ma un’espressione di libertà e creatività personale. Al centro di tutti i suoi progetti c’è l’indipendenza: muoversi senza l’ausilio di corde fisse o ossigeno supplementare. In futuro, continuerà a dedicarsi a progetti che combinano tecnica, fisicità ed estetica. Tra i suoi prossimi obiettivi ci sono la discesa dall’Everest in parapendio, l’esplorazione di cime inviolate in Antartide e il tentativo di un nuovo record di salita sul Denali, la montagna più alta del Nordamerica. (6194 metri).
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A PROPOSITO DI K2 - CHASING SHADOWS
Titolo ufficiale: “The North Face Presents K2 - Chasing Shadows”
Regia: David Arnaud
Editor: Hugo Clouzeau
Filmed by: Sébastien Mottaz-Rosset
Presentato da: The North Face
Protagonisti: Benjamin Védrines e Conrad Anker
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SINOSSI
“K2 - Chasing Shadows” è un documentario che va ben oltre la cronaca di una spedizione in alta quota. Diretto da David Arnaud e Hugo Clouzeau, racconta l’impresa di Benjamin Védrines, alpinista e pilota di parapendio francese, che nel 2024 tenta di salire il K2 in modo rapido, senza ossigeno supplementare, e di scendere volando in parapendio.
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THE NORTH FACE ADVANCED MOUNTAIN KIT E I VENTICINQUE ANNI DELLA SUMMIT SERIES
L’incontro di Lissone ha anche rappresentato un’occasione unica per celebrare da parte di The North Face il lancio della nuova collezione Advanced Mountain Kit 2025 e i venticinque anni di presenza sul mercato della Summit Series: due simboli dell’innovazione e della ricerca continua che contraddistinguono il brand. Durante la serata, Benjamin Védrines ha condiviso il dietro le quinte del film e la sua esperienza diretta nello sviluppo della nuova linea Advanced Mountain Kit 2025, il sistema modulare più avanzato mai realizzato da TNF, che lo ha accompagnato nella sua straordinaria impresa di un anno e mezzo fa sul K2.
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Il nuovo Advanced Mountain Kit si basa su un sistema modulare di stratificazione che garantisce la massima versatilità in un’ampia gamma di attività alpine, tra cui lo sci alpinismo. Gli atleti ne possono aggiungere o rimuovere facilmente gli strati, così da adattarsi ai cambiamenti climatici, mantenendo sempre il controllo preciso su calore, protezione e mobilità anche negli ambienti più difficili. Il kit integra una serie di tecnologie sviluppate per migliorare la resistenza senza compromettere leggerezza e comprimibilità, elementi fondamentali per sicurezza e velocità.
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