Massa, lo sfortunato Mondiale 2008 e quel sorriso sempre sincero

L'occasione della vita andò male, subì anche un grave incidente: ma non ha mai smesso di ridere e di portare allegria nel paddock

di RONNY MENGO

Massa, AFP

Come tutti gli ottimi piloti, non fuoriclasse, ha avuto un'occasione nella vita e purtroppo gli è andata male. Le immagini del mondiale conquistato solo per pochi secondi in Brasile e poi puf, ce le ricordiamo tutti: ecco quella è stata l'occasione, ed è normale - non essendo mai stato Massa, come detto, un vero fuoriclasse - che non sia mai stata replicata in tanti anni.

Il Felipe che saluta la baracca oggi è un gran professionista e uno dei migliori in assoluto dal lato umano: sempre sorridente e attento alle buone educazioni, pronto alla chiacchiera, alla battuta, a tutto quello che ormai i piloti non sono pIù. Il mio ricordo personale più toccante, in mezzo ai vari, è senza dubbio il viaggio a casa sua, a San Paolo, a pochi giorni dalla molla di Budapest nel 2009.

Ci accolse un Felipe ancora convalescente, in maglietta e cappellino Ferrari, il sopracciglio sinistro ancora storto e gonfio ma, come ci spiegò, ormai senza dolore. Un Felipe pronto a prendersi in giro, a sorridere, a ridere addirittura, dell'accaduto, felice di tutte le varie sorprese che gli portammo: il volante Ferrari da riprendere tra le mani, un cappellino con dedica di Barrichello (dalla sua Brawn Gp, ricorderete, saltò la famosa molla che finė addosso a Felipe), una cartolina in bianco per prendere in giro Raikkonen (che da compagno di box una cartolina gli mandò, non altro...), ma pure un paio di boxer (pregandolo di buttare quelli dell'incidente, già che lui in altre occasioni ci spiegò di non cambiare mai le mutande di gara per scaramanzia), fino a una mollona di quelle di plastica dei bambini per rilancarla addosso a Rubens e andare pari! Con lui si poteva.

Grande Felipe, grande la sua famiglia, con la più riservata moglie Rafaela, lo sguardo furbo del fratello Dudù, la simpatia del padre. Famiglia che ha poi allargato ulteriormente il sorriso con l'arrivo di quella teppa di Felipinho. Lascia il paddock un pezzo di umanità e di normalità: aspetti rispecchiati in quella casa di San Paolo, sontuosa certo, ma accogliente e piena di luce, tra le vetrate che danno sulla città, i Cavallini appesi ai muri, l'angolo dei caschi e dei trofei. In mente ci restano molte immagini festose: la tuta con i colori del suo Brasile, i podi insieme a Schumi, le serate a Campiglio, le partite di pallone, la pasta nel motorhome Ferrari, le battute sui suoi orologi più grossi del polso, quel passaggio a Fiorano a 230 su una Ferrari stradale. Grazie di tutto Felipe e buona continuazione.

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