Zenga sulle orme di Spalletti, a Venezia sognando l’Inter

Tacopina ha scelto, al posto di Stefano Vecchi arriva l’ex tecnico del Crotone

di ENZO PALLADINI
Zenga sulle orme di Spalletti, a Venezia sognando l’Inter

La vocazione di giramondo non va mai in archivio, la certezza di poter diventare un grande allenatore nemmeno. Così come in fondo a quella valigia sempre pronta a essere fatta e disfatta c’è anche il sogno straconfessato di sedersi un giorno sulla panchina dell’Inter. In fondo anche Spalletti è passato da quei colori, sia pure tanto tempo fa. Sì, perché Walter Zenga riparte dal Venezia e riparte con tutto l’entusiasmo di questo mondo.

Che sia Serie B per lui è un particolare secondario. La sfide sono sfide, a tutti i livelli. Ci ha messo anima e cervello al cento per cento quando ha cominciato negli Stati Uniti, quando è stato chiamato da squadre con un grande passato come la Stella Rossa o la Steaua Bucarest, si è messo in discussione quando gli hanno chiesto – in corsa – di provare a dare continuità ai miracoli di Davide Nicola. Quelle lacrime di Crotone alla fine della passata stagione non erano teatrali. Erano le lacrime vere e sincere di uno che ci mette sempre la faccia e non solo quella. E che ora vorrebbe regalare qualcosa di grande come un altro idolo lagunare targato Inter. Quel Chino Recoba che fu protagonista della più incredibile salvezza della storia veneziana.

I grandi incontri non avvengono mai per caso e a Venezia le scelte della gestione Tacopina non sono mai state dettate da criteri empirici. Il presidente arriva dagli Stati Uniti, da un mondo decisamente in equilibrio tra il tema tecnico e la logica dell’immagine. Tacopina non sceglierebbe mai uno di quelli che, per dirla come lo storico presidente dell’Avellino, Antonio Sibilia, “sono come dei medici che non ti fanno morire ma che non ti curano mai completamente”. Pippo Inzaghi aveva il suo alone fashion, Stefano Vecchi era di moda per le magie compiute nel mondo giovanile. Serviva un nome, serviva un volto. Serviva un supereroe e l’Uomo Ragno si va a incastonare perfettamente in questa logica. Zenga ha 58 anni ma ha la mente fresca di un ragazzino, si adegua al tempo che passa e se la gioca per entusiasmo con soggetti che anagraficamente potrebbero essere suoi figli. Venezia e il Venezia non possono vivere di un logorante anonimato calcistico. Perché c’è Joe Tacopina al vertice, perché la città ha la dimensione che ha. E perché adesso c’è anche l’Uomo Ragno.
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