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Juve, l'alibi infortunati non basta: manca equilibrio e personalità

Come a Cardiff, i bianconeri hanno regalato il secondo tempo

di LUCIANO CREMONA

Juve, l'alibi infortunati non basta: manca equilibrio e personalità

I fantasmi di Cardiff, i dubbi che, inevitabili, affiorano. I tanti alibi per le assenze, la certezza che no, nulla è perduto e di tempo sì, ce n'è tanto ancora. Ma anche il malcontento per alcuni singoli, i troppi infortuni, la grande paura di dover affrontare un lavoro mentale più che tecnico tattico. C'è un po' tutto questo nella sconfitta, pesante, della Juventus col Barcellona. Una mazzata, in termini di risultato e di morale, ma anche per la forma in cui si è manifestata: per molti è stata la fotocopia della finale di Cardiff.

Un primo tempo buono. Spaziature giuste, riconquista del pallone, verticalizzazioni veloci per ripartenze importanti. Il piano studiato d'Allegri è sembrato quello giusto per 40 minuti abbondanti, pur senza il graffio decisivo. Ed è da qui, in buona sostanza, che il tecnico deve ripartire. Consapevole del fatto che a marzo, quando ci sarà da giocarsi la fetta più grossa della stagione, non si presenterà in campo con Sturaro terzino e Bentancur titolare, e nemmeno con Benatia al centro della difesa. Non sono sentenze, né cattive bocciature per i singoli. Ma sono puntualizzazioni necessarie.

Bisogna pensare, innanzitutto, a quale è il progetto tattico di questa squadra. L'anno scorso, anzi, meno di sei mesi fa, i bianconeri aravano il Barcellona del fenomeno Messi allo Stadium, e uscivano indenni dal Camp Nou: imprese portate a casa con il 4-2-3-1, con le quattro punte di diamante davanti e con Pjanic e Khedira davanti alla difesa. Ieri sera, a Barcellona, ad Allegri mancavano otto tra titolari e potenziali tali. Ripensare ad una sfida con Khedira, magari Marchisio, sicuramente Chiellini e Mandzukic, possibilmente Höwedes e Cuadrado come cambi (e non Sturaro e Caligara, non ce ne vogliano) è tutt'altra questione. Allegri sta sperimentando soluzioni in attesa di riavere i suoi uomini per riproporre il proprio schema, intanto ha trovato in Matuidi quello che molti non volevano vedere: un centrocampista solido, internazionale, moderno e abituato a queste sfide. Ma non ha trovato chi davvero prenda in mano questa squadra, che è stata in balia del solito centrocampo del Barcellona. Iniesta, per dire, ha dominato, a dispetto dell'età e dei tanti minuti che sta giocando.

Poi c'è l'aspetto mentale, quello caratteriale, quello che preoccupa di più, assieme all'atteggiamento e alla tenuta fisica di Higuain, su tutti. La Juve è affondata al primo colpo, senza aver mai nemmeno la forza di rialzare la testa. Non ha opposto resistenza, si è sciolta in una ripresa sotto ai colpi di Messi proprio come fece a Cardiff: arrendevole, ha lasciato agli altri il pallino. E quando di fronte hai Ronaldo o Messi, il risultato non può essere che questo. Qui deve lavorare, e tanto, Allegri. Deve andare a sistemare le magagne tecniche e tattiche, anche con scelte coraggiose, tipo quella di lanciare Rugani al posto di Benatia. Fa sorridere che ieri si sia rimpianta l'assenza di Lichtsteiner, fuori dalla lista Uefa: De Sciglio è stato solido a parte un paio di sbavature, ma si è di nuovo infortunato. Senza Höwedes, è entrato Sturaro a fare il terzino: non può essere questa una soluzione da Champions.

La questione mentale, però, è importante. L'ha sottolineata proprio Allegri, in riferimento guardacaso ad Higuain. Il Pipita è stato il peggiore, non tanto perché abbia fatto tanto di meno di altri compagni, ma per l'atteggiamento, per la continua impressione di insofferenza ma anche di ritardo atletico. Al momento dell'uscita dal campo ha fatto il dito medio ai tifosi avversari. E il tecnico lo ha bastonato: "Deve stare più sereno, queste partite si giocano sull'equilibrio e la forza mentale".

Eccola, la parola chiave: equilibrio. Quello che la Juve deve trovare, una sintesi della potenza che può avere e che ha dimostrato di poter sprigionare (pensate alle accelerazioni di Douglas Costa: abbaglianti, ma fini a se stesse) e di quello che deve saper tradurre in termini di resa sui 90'. La strada è lunga, il tempo c'è e restituirà gli infortunati. Ma bisogna focalizzarsi: l'Europa non aspetta.

LE STATISTICHE

  • La Juventus non subiva almeno tre gol in un match della fase a gironi di Champions dal dicembre 2009 (vs Bayern Monaco).
  • Otto degli ultimi nove gol subiti dalla Juventus in Champions League sono stati segnati da squadre spagnole (Siviglia, Real Madrid, Barcellona).
  • Barcellona imbattuto nelle ultime 12 sfide casalinghe con squadre italiane in Champions League (9V, 3N): i catalani hanno segnato 30 gol in queste partite.
  • Primi gol di Lionel Messi a Buffon in Champions League: l’argentino è a quota 96 reti nella competizione, 12 dei quali segnati a squadre italiane (2 Juventus, 8 Milan, 2 Roma).
  • Messi ha segnato il primo gol con il primo pallone giocato in area avversaria in questa partita.
  • Due dei cinque gol di Ivan Rakitic in Champions League sono arrivati contro la Juventus, il primo risale alla finale del 2015.
  • Paulo Dybala è stato il giocatore che ha partecipato a più conclusioni in questo match, sette (quattro tiri e tre occasioni create).

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Champions league
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Allegri

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