Torino celebra i 100 anni di Valentino Mazzola

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Oreste suonava la tromba, Valentino si tirava su le maniche della maglietta e il Torino, il Grande Torino, travolgeva tutto e tutti. E faceva ribollire di passione il Filadelfia. È forse il capitolo più celebre della leggenda che racconta il mito di Valentino Mazzola, dio pagano della religione granata. Mazzola nasce a Cassano d’Adda esattamente 100 anni fa, il 26 gennaio del 1919. Tempi duri. Da immediato dopoguerra. A 14 anni va a lavorare in un lanificio e coltiva la passione per il calcio allenandosi con un barattolo, tanto che gli amici lo chiamano Tulen, latta in dialetto. Fa la C con l’Alfa Romeo, poi sbarca in Serie A con il Venezia. E incanta. Ferruccio Novo nel 1942 sborsa 1 milione e 250 mila lire e lo porta al Torino. Mazzola si infila la maglia granata. E comincia la leggenda. Mezzala sinistra, numero 10 sulle spalle. Fisico da corazziere e piedi incantanti. Ha tutto. Qualità da fenomeno. 200 partite e 123 gol con il Torino, 5 scudetti di fila - con il tragico intermezzo della seconda Guerra Mondiale - una Coppa Italia da sommare a quella vinta con il Venezia. Uno tra i più forti calciatori di tutti i tempi. Simbolo, icona, leader indiscusso e capitano di una delle squadre più forti di sempre. Solo il fato vinse il Grande Torino. Destino atroce che ha unito Valentino Mazzola ai suoi compagni, scoparsi nel disastro aereo di Superga il 4 maggio del 1949. 100 anni dalla nascita del mito. Una ricorrenza da celebrare oggi guardando al futuro. Con i pulcini di Torino, Venezia e Inter, la squadra che accolse Sandro Mazzola, figlio della leggenda e leggenda anch’esso. Bambini che si sfideranno nel nome di Valentino sul prato del finalmente risorto Filadelfia, tempio pagano della religione granata.

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