Simeone, quanti sgarbi alla Juve

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Quando ci si trova di fronte uno così, si spera sempre che non sia vero. Guardare negli occhi il Cholo Simeone significa comunque, avere voglia di abbassare i propri. Il successo come punto di riferimento, la massima applicazione come ragione di vita. Questo è il Cholismo, questo è quanto il caudillo di Buenos Aires chiede a tutti quelli che lavorano con lui. Quando si festeggia sono tutti fratelli, ma quando bisogna scalare la montagna non si guarda in faccia nemmeno a mogli e figli. Facile capire quanto siano poco felici alla Juventus da quando il sorteggio li ha accoppiati all'Atletico Madrid. Giocare contro i colchoneros è sempre maledettamente complicato. Non solo per il modo di giocare della squadra, ma anche - appunto - per l'anima del Cholo, che è ancora profondamente interista (e in queste ore ha ribadito che un giorno andrà a sedersi sulla panchina nerazzurra) ma nella carriera ha incrociato spesso i colori bianconeri. Con conseguenze spesso letali, ma per la Juve. Le sconfitte per Diego sono arrivate solamente quando vestiva la maglia del Pisa. Era un giovanissimo Cholo appena arrivato dall'Argentina. Si ritrovò di fronte i bianconeri subito in Coppa Italia perdendo in casa 2-1, poi in campionato i toscani presero mazzate sia all'arena Garibaldi (1-5) sia al Delle Alpi (2-4) ma Simeone segnò sia all'andata che al ritorno, inaugurando una buona abitudine che poi si sarebbe sublimata soprattutto ai tempi della Lazio. La seconda tappa del Cholo italiano cominciò dall'Inter. Arrivato insieme a Ronaldo (con il quale non aveva un rapporto idilliaco), contro i bianconeri giocò sempre ottime partite. Vinse la prima 1-0 a San Siro (gol di Djorkaeff su assist di uno scatenato Ronaldo) e poi perse la seconda al Delle Alpi. Ma basta guardare la data per capire: 26 aprile 1998. la famosa partita del fallo da rigore non fischiato di Iuliano su Ronaldo. Quel pomeriggio Simeone fu uno dei più scatenati nelle proteste, arrivando a un duro scontro con Lippi insieme a Pagliuca e Bergomi. Proprio questi tre furono poi cacciati da Lippi nel 1999 quando Moratti gli affidò la panchina e gli diede carta bianca sul mercato. Nel frattempo, l'Inter di Simeone riaffrontò la Juve a San Siro e fu 0-0. Passato alla Lazio, il Cholo firmò uno dei suoi capolavori il 1° aprile del 2000. Un suo gol timbrò la vittoria per 1-0 dei biancocelesti sul campo della Juve, 3 punti che alla fine sarebbero stati decisivi per lo scudetto laziale. L'anno successivo, pareggio 1-1 a Torino e trionfo laziale per 4-1 al ritorno. In campionato, l'ultima sfida di Simeone alla Juventus coincide ancora con una vittoria, 2-1 il 15 dicembre del 2002 a Torino. Ma nel frattempo c'era stato anche il quarto di finale della Coppa Italia del 1999-2000, con la Lazio che dopo aver perso 3-2 a Torino vinse per 2-1 in casa. Ovviamente il gol decisivo per la qualificazione fu segnato da Simeone e alla fine fu proprio la Lazio a sollevare la Coppa. Ecco perché alla Juve non erano felici un minuto dopo il sorteggio. E continuano a non essere felici.

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