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La carriera di Dan Peterson: l'arrivo in Italia, gli scudetti storici con la Virtus e l'Olimpia Milano, il Grande Slam del 1987 e il mito televisivo
Dan Peterson non è semplicemente un allenatore, è un marchio di fabbrica che ha impresso un segno indelebile sulla storia della pallacanestro italiana, trasformandola per sempre con il suo slang inconfondibile e una filosofia vincente. La sua avventura nel Belpaese inizia nei primi anni Settanta a Bologna, sponda Virtus, dove il "Coach" getta le basi del suo mito riportando le V Nere ai vertici nazionali. Ma è con il trasferimento all'Olimpia Milano che Peterson scrive le pagine più gloriose della sua epopea sportiva, costruendo una dinastia capace di dominare in Italia e in Europa per tutti gli anni Ottanta.
Sotto la Madonnina, Peterson plasma squadre leggendarie, passando dalla rapidità della "Banda Bassotti" alla potenza fisica della corazzata guidata da Mike D’Antoni, Dino Meneghin e Bob McAdoo. Il suo capolavoro tattico e psicologico si compie nel 1987, l'anno del Grande Slam, quando l'Olimpia conquista scudetto, Coppa Italia e Coppa dei Campioni, consacrandosi come una delle formazioni più forti di sempre. La sua abilità non risiedeva solo negli schemi, come l'adozione della celebre difesa 1-3-1 ispirata da Jack Ramsay, ma nella capacità di entrare nella testa dei giocatori, motivandoli con uno stile comunicativo unico che mescolava carisma e astuzia.
Dopo aver lasciato la panchina all'apice del successo, Peterson ha saputo reinventarsi diventando la voce del basket NBA in Italia. Le sue telecronache, arricchite da tormentoni come "Mamma butta la pasta" o "Fenomenale", hanno educato generazioni di appassionati, rendendo il basket americano un fenomeno di culto anche nei salotti italiani. Nonostante un breve e romantico ritorno in panchina a Milano nel 2011, la sua figura resta scolpita nell'immaginario collettivo come quella del grande innovatore che, tra un time-out e uno spot pubblicitario, ha reso il basket italiano un po' più spettacolare e internazionale.