FORMULA UNO

Un fantasma si aggira per Monza: è quello della Ferrari, scomparsa dalle classifiche. Identità da ritrovare

Il GP d'Italia ha segnato una nuova, dolorosa tappa, della ormai conclamata crisi ferrarista che a Monza, con l'incidente di Leclerc, ha assunto connotazioni drammatiche.

di
  • A
  • A
  • A

Difficile dire (anzi, solo immaginare) come sarebbe andata a finire con un autodromo straboccante di magliette e bandiere rosse, di cappellini con lo stemma giallonero del Cavallino Rampante, di passione. Sarebbero sciamati tutti a testa bassa verso le uscite? Solo amarezza e rassegnazione oppure anche rabbia? Questa volta poi non si è trattato solo di una prestazione fallimentare, classifica alla mano. Si è sfiorato il dramma.  

A Monza la crisi della Ferrari (chiamarla tempesta è ormai oggettivamente limitativo) ha conosciuto una pericolosa escalation. Una sfumatura preoccupante. Nel tentativo di approfittare "tutto e subito" della situazione inaspettatamente favorevole che si era venuta a creare, Charles Leclerc ha chiesto troppo alla sua SF1000 ed alla sua abilità al volante. Chiariamo subito: la Formula Uno è disciplina estrema: estreme sono le monoposto, estreme le azioni dei piloti. Sono fatte per essere portate al limite le auto e portare la limite la sua Ferrari era quello che Charles stava facendo. Eppure le immagini dell'incidente nel quale il monegasco è incappato al 25esimo giro del GP d'Italia (le mani quasi "contro natura" e perciò disperatamente aggrappate al volante fino al'impatto, nel tentativo disperato di evitarlo) e le sue dichiarazioni una volta rilasciato dalla visita al centro medico, inducono a riflettere sui risvolti continuamente nuovi e (come in questo caso) potenzialmente gravi, dell'inerzia imboccata dalla crisi ferrarista. Parallelamente al lavoro da fare per mettere fine dal punto di vista tecnico alla "discesa verso all'inferno" (solo Alfa Romeo, Haas e Williams ne separano la Ferrari), con tempi che non possono essere quelli di un cambio di allenatore nel calcio o nel basket, da ricomporre in tempi rapidi c'è il tessuto stesso della Scuderia, la fiducia nei propri mezzi e nelle proprie capacità da parte di piloti, ingegneri e meccanici. Gente "per blasone" avvezza a primeggiare o come minimo ad essere spina nel fianco di volta in volta per Mercedes, McLaren, Williams oppure, andando in là nel tempo, Lotus ed altre ancora: insomma, la storia stessa del Motorsport. La Ferrari (intesa come monoposto) potrebbe rivincere un GP solo nel 2021 o nel 2022. Gli uomini Ferrari, invece, vincenti e competitivi devono tornare ad esserlo molto prima, in tempi brevi. Ad iniziare dal Mugello domenica prossima. Mica (solo) perchè si tratta del GP numero 1000 nella storia di Maranello, ma perchè si tratta di una prova che assegna punti iridati, all'interno di un campionato nel quale la Rossa sta scivolando indietro nella classifica Piloti (Leclerc settimo, Vettel 13esimo) ed in quella Costruttori: a Monza la Ferrari è retrocessa al sesto posto, scavalcata dalla Renault.

Per quanto - a caldo - spettacolare e incerto, per quanto chiuso dalle immagini di un podio "fresco" e dall'emozione di una "prima volta" sul gradino più alto, il Gran Premio d'Italia numero 91 già ora (a poche ore dalla sua conclusione) risuona di un "vuoto" che non attiene solo alle tribune immense e deserte. Si tratta, invece, dell'assenza delle Rosse: sul podio, in zona punti, ma anche solo nella classifica finale. Nelle inquadrature televisive. E non è giusto che, a Monza, le Rosse facciano parlare e si facciano (appunto) inquadrare solo per i freni arroventati della SF1000 di Vettel o per le immagini dello schianto di Leclerc alla Parabolica, nel tentativo "a vita persa" del monegasco di fare l'impossibile per difendere un posto al sole (che non sarebbe comunque durato molto).

E se la Formula Uno non può fare a lungo a meno di una Ferrari da copertina, la stessa Monza non merita una Rossa "invisibile". L'abbiamo cercata per tutto il fine settimana. Abbiamo provato a seguirne un po' dappertutto le tracce, a trovarla nella vittoria di Mick Schumacher in Formula 2 a quattordici anni di distanza dal quinto ed ultimo successo di Michael Schumacher con la Ferrari a Monza. E poi ancora nei "campi lunghi" dei primi giri di gara, confusa laggiù da qualche parte nella pancia del gruppo, lungo il rettilineo dei box o quello che dalla Ascari porta alla Parabolica. Persino nella vittoria solo sfiorata dal ferrarista prossimo venturo Sainz Jr. (che ai microfoni ha consegnato più delusione per la vittoria sfumata che soddisfazione per l'ottimo secondo posto-insomma già  in linea con gli umori rossi). Abbiamo provato a farci bastare questo.

Però no. Non basta, non funziona così.

Commenta Disclaimer

I vostri messaggi 0 comments