FORMULA 1

Montezemolo: "Antonelli era della Ferrari, poi Arrivabene disse di no. Meglio per Kimi..."

La rivelazione dell'ex presidente della casa di Maranello: "Mi rattrista vedere Hamilton e Leclerc nemmeno vicini ai migliori ed è evidente che manchi una leadership" 

23 Set 2026 - 13:29
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Kimi Antonelli alla Ferrari: un sogno per il futuro, ma che poteva realizzarsi già nel passato, quando l'attuale leader del Mondiale con la Mercedes era poco più di un bambino. La storia è nota o quasi, ma nell'intervista ad As Luca Cordero di Montezemolo, oggi consulente McLaren ed ex presidente Ferrari, racconta ulteriori retroscena: "Kimi è un ragazzo straordinario, umile, coi piedi per terra e mentalmente forte. Ciò che mi dispiace è che la Ferrari abbia avuto modo di ingaggiarlo e non lo ha fatto. Ho messo Massimo Rivola a capo del 'team giovani'... Beh, lui aveva già Antonelli in Ferrari, ma Maurizio Arrivabene disse di no. Perché? Troppo giovane".

Eppure scuderie rivali hanno puntato su talenti in erba più o meno alla stessa età e poi sono diventati campioni, racconta Montezemolo. Forse è andata meglio così per Kimi: "Non sapevo che Hamilton fosse entrato in McLaren a dodici anni.Di recente, il figlio di Kimi Raikkonen ha firmato un contratto con la Red Bull a undici anni. Una grande opportunità è sfumata, ma è quasi meglio così per Antonelli. Un italiano così giovane alla guida di una Ferrari avrebbe dovuto affrontare una pressione terribile". Con il percorso in Mercedes, è andata diversamente: "Ha debuttato senza troppe responsabilità l'anno scorso, ha avuto modo di crescere e migliorare, correggendo alcuni errori. Quest'anno, con una macchina migliore, ha dimostrato di essere molto bravo. Sono un tifoso della Ferrari e faccio il tifo anche per lui".

A proposito della rossa di oggi, l'attacco è quasi frontale: "La Ferrari non vince, ma non è nemmeno competitiva. È difficile accettare che non siamo più lì, nemmeno vicini. Devono riflettere sul perché. I piloti non sono in grado di arrivare all'ultima gara con una possibilità di vincere, questo mi rattrista. In Formula 1 servono un'organizzazione perfetta e un leader forte. Enzo Ferrari è stato il più grande di tutti i tempi e quando ero lì accanto a lui, Jean Todt stava emergendo. Oggi, guardando dall'esterno, è evidente che manchi una leadership".

Sui piloti del suo passato: "Schumacher è stato il numero uno tra quelli con cui ho scelto di lavorare. Anche Lauda e Fernando Alsonso, senza dubbio. Poi c'era un certo Ayrton Senna: lui voleva venire alla Ferrari e noi volevamo ingaggiarlo, era il mio sogno proibito. Ma vi dico anche che oggi il migliore è Max Verstappen". La situazione di Schumacher lo tocca da vicino: "Mi manca moltissimo. Parlo spesso con sua moglie Corinna, è straordinaria. Voglio molto bene a Michael, è stato un campione eccezionale, legato alla squadra e per niente individualista. Non ha mai dato la colpa alla squadra. Mi manca e mi mancano anche le vittorie della Ferrari".