Il futuro dell'auto? I dati di chi guida
Le case blindano i flussi telematici di bordo per creare servizi personalizzati e difendere i ricavi digitali dai colossi tecnologici
di Tommaso Marcoli© Ufficio Stampa
Nell'era dei Software-Defined Vehicles (SDV), il vero valore di un'automobile non risiede più soltanto nelle sue componenti meccaniche o nei cavalli erogati dal motore, ma nel flusso ininterrotto di bit e byte che essa genera ogni secondo. Sensori di bordo, telecamere, sistemi di infotainment e moduli telematici trasformano le vetture in vere e proprie piattaforme digitali in grado di raccogliere una quantità sterminata di informazioni. Per i costruttori automobilistici, questo rappresenta il perno su cui fondare il modello di business del futuro.
Più dati
L'obiettivo primario dei grandi gruppi non è semplicemente raccogliere dati, ma trasformarli in un ecosistema proprietario di servizi dedicati ad altissimo valore aggiunto. Attraverso la telemetria predittiva, ad esempio, la casa madre può rilevare un'anomalia meccanica prima ancora che si accenda una spia sul cruscotto, prenotando automaticamente un intervento in officina e offrendo al cliente un'esperienza di manutenzione personalizzata e priva di stress. Si tratta di un mercato della monetizzazione dei dati stimato dagli analisti in centinaia di miliardi di dollari entro il prossimo decennio.
Non vanno condivisi
È proprio in questa dinamica economica che risiede la spiegazione della crescente ritrosia dei costruttori nel cedere terreno al mondo Big Tech e alle applicazioni di terze parti. Fino a oggi, la condivisione diretta di informazioni con sistemi terzi o il rispecchiamento passivo degli smartphone ha rischiato di disintermediare le case automobilistiche dal proprio cliente, lasciando ad altri la gestione dell'interfaccia e la proprietà dei dati di consumo. Mantenere il controllo esclusivo del sistema operativo di bordo e del flusso informativo consente alle aziende di difendere un vantaggio competitivo cruciale.
Conoscere tutto di tutti
La partita del futuro automobilistico si gioca dunque sul filo dell'integrazione: da una parte la necessità di garantire al conducente un ecosistema digitale fluido, dall'altra l'esigenza dei costruttori di blindare il patrimonio informativo di bordo. Chi riuscirà a trasformare la telemetria in servizi realmente utili per la vita quotidiana di chi guida, tutelando la privacy e garantendo un'esperienza personalizzata, non venderà soltanto un mezzo di trasporto, ma si assicurerà una relazione commerciale e una fonte di ricavo ricorrente per l'intero ciclo di vita del veicolo.