"Se mi chiedete a cosa penso quando mi nominate Sandro, io parlo prima di tutto d'amicizia": si apre con questo confessione carica d'affetto il commosso ricordo di Gianni Rivera per Sandro Mazzola a La Repubblica.
Lo storico capitano del Milan ha tratteggiato il profilo di un leggendario rivale con cui ha segnato un'era, precisando come i contrasti fossero legati solo al campo: "Eravamo rivali per gli altri, noi sentivamo di esserlo soltanto quando giocavamo contro, era normale visto che la città di Milano era divisa in due". Rievocando l'atmosfera dei derby della Madonnina, Rivera ha poi scherzato dicendo che "i derby più belli sono tutti quelli che ha vinto il mio Milan, gli altri erano brutti e sono sicuro che Sandro avrebbe dato la stessa risposta a colori invertiti", augurandosi che San Siro continui a Custodire la memoria di quelle sfide in cui si respirava "il bello del calcio".
Il "Golden Boy" è poi tornato sulla celebre dualità vissuta con la maglia della Nazionale, smentendo categoricamente le frizioni dell'epoca: "La verità è che la rivalità in azzurro non esisteva, non ci siamo mai considerati dei rivali, ci conoscevamo bene, ci rispettavamo molto e sapevamo di poter giocare insieme". A tal proposito, la bandiera rossonera ha svelato un retroscena sulla leggendaria "staffetta" della finale dei Mondiali di Messico 1970 contro il Brasile, quando nell'intervallo il ct Ferruccio Valcareggi stravolse i piani: "Tutti credevano che sarei dovuto entrare al suo posto a inizio secondo tempo, tant'è vero che appena rientrato negli spogliatoi Mazzola si tolse gli scarpini; Valcareggi gli disse di rimetterseli subito perché sarebbe dovuto tornare in campo e ricordo ancora lo sguardo di Sandro verso di me, era spiazzato e sembrava quasi volermi chiedere scusa, ma io sapevo che non doveva farlo".
Un'intesa profonda, quella tra i due fuoriclasse, proseguita anche fuori dal rettangolo verde per difendere i diritti di tutta la categoria: "I nostri sforzi per la creazione dell'Assocalciatori hanno segnato qualcosa di storico per tutto il calcio italiano, ci siamo sempre detti tutto perché era utile il confronto".