MENO DELLA METÀ

Serie A, c'erano una volta i portieri italiani

Tra le big del nostro campionato fanno eccezione solo Milan e Napoli

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Meno della metà, al netto di variazioni dovute al mercato o a scelte tecniche. L'Italia non è più un Paese per portieri, o, almeno, non lo è più come prima, quando la nostra scuola era tra le più rinomate al mondo. Così, sembrano lontani i tempi dei vari Sarti, Albertosi, Zoff, Castellini, protagonisti tra i pali negli anni '60 e '70, prima di lasciare in eredità i guantoni, dagli anni '80 in poi, a Galli, Zenga, Tacconi, Peruzzi e, da ultimo, a Buffon, solo per citare alcuni tra i migliori. 

E se una volta il portiere straniero era l'eccezione, uno dei primi fu il brasiliano Taffarel, sbarcato a Parma nel 1990, al giorno d'oggi è diventata quasi una regola, con gli italiani ormai specie in via d'estinzione. Basta dare un'occhiata ai numeri 1 della prossima Serie A, per accorgersi che, delle 20 squadre partecipanti, i titolari sarebbero 9, a fronte dell'invasione estera, che non risparmia le grandi, con Juve, Inter, Roma e Lazio che si affidano al polacco Szczęsny, allo sloveno Handanovic, allo spagnolo Pau Lopez, neoacquisto giallorosso, e all'albanese Strakosha.

Tra le big fanno eccezione Milan e Napoli, che, invece, puntano sul made in Italy con i giovani Donnarumma e Meret. Insieme a Gollini dell'Atalanta, Cragno del Cagliari ed al sampdoriano Audero, di origini indonesiane ma trasferitosi a un anno in Piemonte, sono tutti portieri under 25, ma affidabili e con già alle spalle anni di significativa esperienza. La stessa maturata dai più stagionati Sirigu e Consigli, entrambi 32enni, o dai 28enni Sepe e Silvestri. Tra gli ultimi rappresentanti della scuola italiana.

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