Le rivelazioni di Evra: "Nel mio calcio razzismo e mascolinità tossica"
Patrice Evra © Getty Images
"Sono più felice ora di quando giocavo perché quando raggiungi certi livelli sei un mostro, una macchina. Devi nascondere le tue emozioni. Sei lì solo per vincere". A The Athletic, supplemento sportivo del New York Times, Patrice Evra ha parlato senza veli degli anni al Manchester United, delle battaglie contro il razzismo, a 15 anni di distanza dagli insulti subiti da Luis Suarez. Sopravvissuto ad abusi sessuali subiti quando aveva 13 anni, ha raccontato anche quanto sia difficile per i calciatori mostrarsi vulnerabili davanti ai colleghi.
Uno di 24 fratelli, padre senegalese e madre capoverdiana, è nato a Dakar. Dopo un periodo a Bruxelles, la famiglia si é trasferita a Parigi quando lui era ancora piccolo. "Ho avuto un'infanzia difficile - ricorda Evra - lì che ho forgiato il mio carattere". Per gran parte della sua carriera, Evra afferma di aver cercato di reprimere i suoi sentimenti. Dice di essersi ammorbidito con l'età, la paternità e l'incontro con sua moglie, Margaux. "Lei mi ha liberato di parte della mia mascolinità tossica. Mi ha aiutato a essere più emotivo. Piangere era una debolezza per me, prima". Evra ha aspettato la fine della carriera per parlare degli abusi sessuali subiti.
Ai tempi in cui giocava, considerava la vulnerabilità un difetto: "È un mondo tossico quello dello sport. Non puoi nemmeno dire che sei triste. Ho molti amici che hanno sofferto di depressione, ma per me sarebbe stato un lusso. Non potevo permettermi di essere depresso". Racconta un aneddoto su un viaggio in aereo con la Juventus, quando un giocatore si mise a piangere guardando un film. "Al nastro dei bagagli i compagni dicevano: 'Mister, vuoi che andiamo in guerra se il nostro compagno piange perché guarda un film?'. Tutti ridevano. Ora il nuovo Patrice penserebbe: 'Oh cavolo, forse è normale piangere guardando un film'. Ma nel mondo dello sport non ci si poteva aprire. Se piangi, per qualsiasi motivo, la gente non ti rispetta".
Ma un po' del 'vecchio' Evra sopravvive. I giocatori di oggi "ricevono troppo aiuto - afferma - Se hai un problema, se giochi male, è perché 'non mi sento bene'. Ai miei tempi non potevi dire 'non mi sento bene'. A volte bisogna andare contro il muro per diventare più forti". "Questa è la generazione di TikTok. Prima eravamo calciatori a tempo pieno, vivevamo e respiravamo calcio - ricorda -. Ora sono atleti, modelli, lavorano nella moda, sono politici, sono rapper... troppe distrazioni". Non li biasima, "ma non ci sarà più un giocatore come Lionel Messi o Cristiano Ronaldo, per tanti anni a così alto livello".