Napoli, Hojlund solo contro tutti: come è cambiato il modo di stare in campo del centravanti di Allegri
Il danese, Lobotka e Rrahmani finora si sono dimostrati insostuibili ma prima o poi dovranno rifiatare
di Enzo PalladiniHojlund contro tutti. Potrebbe essere il titolo di un vecchio film e invece è una situazione che si è verificata varie volte nel Napoli in questo inizio di stagione. Il danese deve cantare e portare la croce, deve essere l'assistman di sé stesso in un certo senso. Eppure, lui e Lobotka sembrano essere i due giocatori insostituibili della squadra (mettiamoci anche Rrahmani fino a quando non avrà accanto un titolare vero che lo rassicuri), lo dimostra il fatto che dopo la loro uscita nella sfida di San Siro la squadra azzurra si è fatta rimontare e superare. Quando era in campo il centravanti, spesso sono state create notevoli difficoltà alla collaudata difesa interista, con alcuni salvataggi all'ultimo respiro.
Recentemente, Hojlund in un'intervista ha spiegato come è cambiato il suo modo di giocare in questi mesi: "Con Allegri ho più libertà di andare ad attaccare gli spazi, con Conte mi trovavo spesso a giocare spalle alla porta". Questo non è un paragone relativo alla bravura o meno dei due allenatori, semplicemente una considerazione tattica. Che però ci porta anche oltre. Con Conte la squadra giocava con il baricentro più alto, Hojlund dava le spalle alla porta perché in questo modo poteva avere la collaborazione di diversi compagni per arrivare in zona-gol o per inventare un assist. Alla fine del campionato è andato a segno 12 volte in 33 partite, nonostante un calo fisico evidente nella seconda parte della stagione. Quest'anno attacca lo spazio proprio perché con il baricentro più basso, la squadra cerca lui per un contrattacco lungo, sullo stile di quelli che caratterizzavano Ronaldo Fenomeno, Adriano o Weah. Un pezzo di bravura che Hojlund ha nel suo repertorio, ma che non può essere l'unica arma a disposizione. I due gol segnati finora non sono arrivati su assist smarcanti, ma su palloni semplici che Rasmus ha trasformato in oro con la sua potenza.
In questo campionato, Hojlund ha giocato finora 230 minuti in 3 partite, mettendo a segno 2 gol. Coincidenza: le due segnature coincidono con due sconfitte, ma non ceto per colpa sua. L'anno scorso era arrivato dopo le prime due giornate, come soluzione d'emergenza dopo il grave infortunio di Lukaku. Dalla terza alla quinta giornata aveva giocato 224 minuti e segnato un solo gol in Fiorentina-Napoli 1-3. Ovviamente il paragone è solo statistico, non si possono comparare due stagioni così diverse con allenatori così diversi. L'Hojlund che fa tutto da sé come in queste prime partite, però, si esprime dal punto di vista individuale meglio dell'Hojlund altruista, un po' l'aveva già dimostrato quando giocava nell'Atalanta. Ma siamo solo agli inizi.
Resta il grande punto interrogativo: cosa succederà quando Hojlund dovrà saltare qualche partita, anche solo per rifiatare un attimo? Allegri ha pregustato a lungo l'arrivo di un altro attaccante di livello, addirittura sembrava potesse sbarcare Gabriel Jesus. Non è stato così. La prima punta di riserva, Lorenzo Lucca, ha caratteristiche completamente diverse, ha bisogno di rifornimenti continui per poter sfruttare muscoli e altezza. L'anno scorso nel Milan, Allegri si inventò Leao finto centravanti, quest'anno potrebbe riprovarci con qualcuno dei suoi attaccanti esterni tipo Alisson Santos o David Neres. Ma quell'Hojlund che da solo sfida intere difese avversarie è complicato da sostituire. Molto complicato.