SERIE A

Malinconia Sarri: “Senza calcio non so stare, in A nessuno mi ha cercato"

L'ex allenatore della Lazio si racconta a cuore aperto: "I club preferiscono i giovani ma l'esperienza ha un valore. Andare alla Juve è stata una sofferenza. Napoli? Non li vedo fuori dalle prime tre, Conte trasmettere la sua mentalità"

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Maurizio Sarri ha l’amaro in bocca in vista della prossima stagione guardando le panchine, ormai quasi tutte occupate, della Serie A. L’ex allenatore biancoceleste si racconta in una lunga intervista al Corriere della Sera e non nasconde la delusione per non aver ricevuto nessuna chiamata da club italiani ma non solo, sono tanti i temi affrontati: dallo “scudetto azzurro” perso con la Juve all’arrivo di Antonio Conte al Napoli.

Senza calcio non so stare. Quando senti l’energia, la voglia di campo che cresce non puoi stare senza. Le prime settimane dopo aver lasciato la Lazio ho staccato completamente, avevo bisogno di riposo mentale e sono stato preso anche da problemi familiari. Adesso mi manca, e tanto”, confessa con un po’ di malinconia. Il tecnico toscano rivela di non essere stato contattato da nessun club italiano ad oggi, neppure dal Milan e dalla Fiorentina che considera due squadre adatte a lui e al suo tipo di gioco. “Sinceramente un po’ mi spiace, c’erano panchine libere in squadre che immaginavo potessero fare per me. Non sono stato interpellato neanche per una chiacchierata - racconta - sono i presidenti a decidere, ci mancherebbe, ma meritavo di essere ascoltato almeno un quarto d’ora”. Su questa scelta Sarri si è fatto un’idea e ha cercato di capire il perché della chiamata mancata: “Si punta sui giovani, e va anche bene. Ma l’esperienza resta un valore, non va cestinata. Basta vedere l’età degli allenatori che quest’anno hanno vinto Conference, Europa e Champions League: 63, 66 e 65 anni. Non è un caso”, sottolinea. Non manca però lo spunto per un’ulteriore riflessione che l’allenatore ha fatto, ammettendo qualche errore anche da parte sua se nessuno ha pensato a lui in Italia per una panchina importante.

Malinconia Sarri: “Senza calcio non so stare, in A nessuno mi ha cercato" - foto 1
© Getty Images

Sarri poi riapre vecchie ferite e, ripensando al suo Napoli, torna sul famoso Inter-Juventus del 2018 con la vittoria dei bianconeri che manda in fumo il tricolore per gli azzurri. Il famoso "scudetto perso in albergo". "Si può ridere finché si vuole, ma andò così. Ci fu un errore clamoroso, poi anche riconosciuto, di uno degli arbitri migliori, Orsato, in Inter-Juventus. Noi eravamo in ritiro in albergo: uscii dalla mia stanza incazzato nero, volevo spaccare tutto, ma dovevo tirare su di morale i ragazzi. Li vidi seduti sulle scale dell’hotel, piangevano. Era già troppo tardi, noi perdemmo con la Fiorentina e lo scudetto andò alla Juve", ricorda ancora. Juventus che solamente due anni dopo ha guidato, ma di quel periodo non ha bei ricordi: "Fu un percorso di grande sofferenza, con tanto di discussioni in famiglia. Diciamo che da tifoso del Napoli ho fatto fatica. Non avrei dovuto lasciare il Chelsea, ecco. È l'errore su cui più recrimino? Non c’è dubbio. C’erano buone basi per restare, ho commesso un grosso errore. Abbiamo vinto l’Europa League, il progetto era grande ma volevo tornare in Italia, purtroppo”.

Secondo il tecnico toscano “le storie più belle del calcio sono quelle in cui non si è vinto” e proprio per questo ringrazia De Laurentiis che, nonostante il loro rapporto non sempre facile, gli ha dato la possibilità di allenare la squadra che tifava sin da bambino. Ma non è un addio: comprerà casa a Napoli, ha rassicurato. E proprio della sua ex squadra parla e analizza l'arrivo di Antonio Conte, che valuta positivamente: “Il Napoli dovrà fare un percorso, stravolgere il modo di giocare. La fortuna è che Conte è molto veloce in queste situazioni a trasmettere la propria mentalità. Non li vedo fuori dalle prime tre, il lato positivo dello scorso anno è che hanno perso terreno ma erano e sono una squadra forte”. Chiude con un pensiero sull'Italia all'Europeo che guarderà con affetto, ma all'idea di ricoprire un domani il ruolo di Spalletti è categorico: "Fin quando sentirò l’energia per stare in campo tutti i giorni no".

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