Italia, il pari con la Francia regala tre certezze a Mancini. Nodo sulla coppia Kean-Pio
Non è una guarigione miracolosa, ma il pareggio di Parigi è grande un passo avanti. Donnarumma, Bastoni e Kayode i punti fermi del presente e futuro per il ct
di Enzo PalladiniUna settimana può cambiare molto, se non tutto. L'umore, prima di tutto. Ma anche l'atteggiamento, che dal pessimismo cosmico post-Belgio si trasforma in un ottimismo che adesso va anche un po' controllato per evitare che si trasformi in presunzione. La notte di Parigi ha detto che l'Italia c'è, non è quell'Armata Brancaleone nella quale sembrava essersi trasformata. Sta ritrovando una sua identità di squadra e alcune individualità che latitavano, per una ragione o per l'altra. Positivo il risultato, positiva la prestazione nel complesso, segnali importanti da tutti i reparti, che vanno analizzati singolarmente. Con un discorso a parte per Donnarumma: la sua è stata una prestazione da fenomeno, con una serie di parate decisive, l'ultima delle quali proprio a un passo dal traguardo su Camavinga. Solamente una punizione magistrale di Olise ha tolto lo zero dalla casella dei gol subiti.
La difesa è senz'altro il reparto che più di tutti ha dimostrato di essere all'altezza della situazione. Bastoni - autore anche del gol che ci ha consentito di pareggiare - è un giocatore completamente ritrovato rispetto al periodo nero che ha attraversato. Al di là dell'intuizione che ha portato all'1-1, tutta la sua prestazione è stata eccellente. Al suo fianco, Scalvini si è mosso in maniera perfettamente sincronizzata e dopo il periodo trascorso sotto la guida di Sarri ha dimostrato di saper giocare bene anche nella difesa a quattro. Forse Calafiori contro un avversario come Olise non era la soluzione ideale sulla fascia sinistra, ma alla distanza si è ripreso dopo la sofferenza iniziale. Nessun dubbio invece su Kayode: quando sta bene deve essere titolare, è il prototipo di esterno basso che potrebbe giocare in qualsiasi squadra.
A centrocampo c'è stata sofferenza, ma il lavoro dei tre titolari alla fine ha dato i suoi frutti. Tonali non ha brillato nella fase di costruzione, ma quando c'è stata la necessità di dare una mano alla difesa, si è sempre fatto trovare pronto. Molto l'ha aiutato Frattesi, che da quando è andato alla Lazio è tornato il giocatore di qualche stagione fa. Alla sua ormai proverbiale capacità di attaccare gli spazi (due gol sfiorati nel finale del primo tempo contro i francesi) ha aggiunto un intenso lavoro di copertura, soprattutto nel primo tempo. Meno brillante Fagioli, ma era prevedibile in una partita così fisica oltre che intensa, proprio per questo Mancini non gli ha dato la responsabilità della regia. A questi tre va aggiunto anche Barella, che ha giocato uno spezzone di partita ma non resterà spesso in panchina. Buono anche l'esordio di Vergara, che saprà rendersi utile.
In attacco, se verrà mantenuto il 4-3-3, di queste prime uscite, il vero nodo da sciogliere sarà la coppia Pio Esposito-Kean. In Francia, l'attaccante del Como ha giocato a sinistra, contro il Belgio era stato schierato a destra. Però non è semplice farli coesistere, entrambi tendono a cercare spazio in mezzo. Kean all'inizio della gara di Parigi si è mangiato un gol abbastanza clamoroso, ma alla fine, quando Pio era uscito, è andato vicinissimo al gol della vittoria. Difficile trovare una soluzione, ancora più difficile pensare a Pio Esposito in panchina. La sua forza fisica e il suo coraggio consentono di tenere impegnati anche due difensori di livello internazionale. Con il fratello Sebastiano l'intesa è praticamente perfetta. Non sempre si troveranno difese del livello di quella francese, non sempre si soffrirà così tanto. L'Italia torna ad alzare la testa. Non è una guarigione miracolosa, ma un passo in più lungo un percorso che speriamo si riveli positivo. Sarebbe ora.