Incontro Italia-Pechino, si studia la possibilità di far giocare una gara ufficiale in Cina. Ma la Figc frena

Il presidente Gravina: "Il campionato italiano si gioca in Italia perché si chiama campionato italiano"

Incontro Italia-Pechino, si studia la possibilità di far giocare una gara ufficiale in Cina. Ma la Figc frena

Non solo partite e sviluppo del calcio, ma anche diritti tv: l'accordo tra Pechino e calcio italiano - di casa in Cina, con Fabio Cannavaro successore di Marcello Lippi sulla panchina di ct - avrà come occasione di sviluppo un incontro, in programma domenica, tra il viceministro della comunicazione, Shen Haixiong e la Federcalcio. Al centro dell'incontro, si apprende in Figc, la comunicazione dei contenuti audiovisivi legati al calcio, e altre forme di collaborazione. Haixiong è a capo di broadcaster con un'audience di oltre 1.5 miliardi di spettatori.

Si tratta nello specifico della possibilità di far giocare direttamente in Cina una gara ufficiale delle nostre squadre (Supercoppa e, forse, una gara di Coppa Italia). È questo l'oggetto dell'accordo pluriennale su cui lavorano i vertici del calcio italiano con China Media Group, principale gruppo media dello Stato cinese, e di cui si discuterà domenica nel corso di un incontro a margine della visita del presidente cinese Xi Jinping a Roma, a cui saranno presenti rappresentanti di Pechino, il presidente della Figc, Gravina, il presidente e l'ad della Lega Serie A, Micciché e De Siervo.

Nello spirito dell'accordo il calcio è visto come strumento di dialogo permanente tra Cina e Italia, sottolineano fonti qualificate. L'obiettivo del governo cinese è ottenere i Mondiali del 2026 o del 2030 e la partnership con una nazione calcisticamente importante come l'Italia è vista da Pechino come un fattore chiave in quest'ottica.

I punti principali della lettera di intenti inviata dalla Federcalcio italiana alle autorità cinesi comprendono "gare ufficiali" da disputare in Cina entro i prossimi tre anni, il progetto Var da avviare a beneficio degli arbitri locali e la diffusione delle partite di campionato italiano nello sterminato mercato del paese dell'Estremo Oriente.

GRAVINA: "LA SERIE A SI GIOCA IN ITALIA"

"Il campionato italiano si gioca in Italia perché si chiama campionato italiano". Il presidente della Figc Gabriele Gravina in una intervista ai microfoni di Rai Sport mette a tacere le indiscrezioni sulla possibilità di far disputare delle gare della Serie A in Cina. "Con la Cina stiamo cercando di portare avanti un progetto molto importante, di massima collaborazione, così come ci è stato chiesto e come riteniamo che il calcio debba fare, soprattutto quello italiano che è stimato anche dalla federazione e dal governo cinese". Il numero uno della Federcalcio ha confermato che "domenica avremo un incontro e stileremo questa lettera d'intenti che riguarda diverse aree, di formazione, di cultura, di scambi, di storia - ha evidenziato - Racconteremo la storia del calcio italiano. Abbiamo voglia di formare i loro tecnici e i loro calciatori, vogliamo andare in Cina e i cinesi vogliono venire da noi. Questo è quello che faremo", ha sottolineato Gravina, aggiungendo che l'accordo riguarda il campo della "competizione sportiva" ma anche della "formazione tecnica, medica e degli arbitri, vedi il Var".

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