L'ANALISI

Dopo gli schiaffoni, la reazione: l'Inter di Chivu ha imparato finalmente l'approccio alle partite

Vittoria convincente col Feyenoord: ben messa in campo, aggressiva nel recupero della palla e spietata nelle conclusioni, così può sperare di andare avanti

di Enzo Palladini
04 Nov 2026 - 08:12
 © Getty Images

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Una sberla passa quasi inosservata, due possono procurare un certo dolorino alla guancia, ma quando poi arriva anche uno schiaffone, allora sì che si testano le capacità di reazione. Quello preso nel derby ha fatto rumore e lasciato il segno delle dita. Non poteva finire in archivio così, senza un “dopo” che ne certificasse l’efficacia. Alla vigilia della partita contro il Feyenoord, Chivu e Thuram erano stati chiari: “Non ripeteremo gli errori che abbiamo fatto”. Frase sentita mille volte in questo inizio di stagione, praticamente dopo ogni partita giocata. Frase puntualmente disattesa con una successiva mezz’ora regalata agli avversari. Stavolta però c’è stato qualcosa di più e Thuram lo ha fatto capire. Non ci sono state carezze e pasticcini nello spogliatoio di Appiano Gentile dopo il disastro del derby. Si sono alzati i toni.

Quindi, nonostante la ripetizione fastidiosa, si sono alzati i toni della voce per alzare i toni della prestazione. Come diceva tanti anni fa Lothar Matthaeus: “Grande casino per grande partita”. L’approccio alla gara dell’Inter è stato stavolta attento, per non dire di più. Forse il miglior primo tempo giocato in questa stagione, con un solo tiro “sporco” concesso agli avversari, nonostante qualche malinteso tra Josep Martinez e Akanji, i due giocatori che più degli altri hanno contribuito in questo scorcio di stagione alle sofferenze nerazzurre. È stato gestito bene anche un cartellino giallo preso da Calhanoglu dopo due minuti e mezzo, altra circostanza che nelle uscite precedenti sarebbe stata condizionante.

Una vittoria che vale doppio, quella dei nerazzurri. Al di là dei 3 punti, che rendono meno chimerica l’idea di potersi qualificare direttamente per gli ottavi di finale, è arrivata su un campo tutt’altro che facile, dove anche il Como solitamente così brillante in Europa era stato malmenato. E poi non sono stati subiti gol, che in questa stagione è una gran notizia, ancora più interessante pensando che dopo i sei gol subiti nelle prime due giornate, ne sono arrivati zero contro Shakhtar e Feyenoord. Così è un percorso da Inter.

La riaggressione alta finalmente ha funzionato in casa nerazzurra. L’ha praticata con grande efficacia Marcus Thuram, che anche quando non riesce a segnare (spesso per sfinimento) meriterebbe un monumento da parte del mondo nerazzurro, ma è stato molto aiutato soprattutto da Zielinski, in alcuni casi anche da un Barella conscio di doversi far perdonare molto per le ultime vicende. Questo atteggiamento deve essere una costante per l’Inter, che non può pensare sempre di rimontare le partite con la superiorità tecnica dei suoi giocatori. In Europa se non si va a riprendere la palla subito dopo averla persa, non si può sperare di vincere le partite.

Finalmente c’è stato un po’ di contributo da parte del mercato dell’Inter, nel senso che Spence è stato un fattore. Sulla fascia destra ha imposto la sua potenza atletica, ha prodotto l’affondo con cross da cui è nato il 2-0 di Pio Esposito, ha anche recuperato molti palloni. Cercato con insistenza dopo il mancato arrivo di Palestra, ora sta cominciando a dimostrare che vale l’ingente investimento fatto su di lui. Adesso mancano all’appello gli altri due inglesi, Jones e Stones. Finora hanno dato poco o niente, ma se c’è davvero voglia di provare ad andare avanti in questa Champions, dovranno dare un contributo anche loro.

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