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Dino Baggio: volevo dire 'antidoping' e non 'doping'

"Il mio ragionamento è figlio del dolore che mi porto dentro per la

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"Il mio ragionamento è figlio del dolore che mi porto dentro per la scomparsa di Vialli, che ho sempre considerato un amico e che tanto mi ha aiutato, di Mihajlovic e di altri ragazzi che, come me, hanno giocato a pallone negli anni Novanta. Sono tanti, troppi, quelli che se ne sono andati. Credo sia necessario investigare sulle sostanze farmacologiche prese in quei periodi. Magari non c'entrano nulla, magari si scopre qualcosa...". L'ex centrocampista Dino Baggio, in un'intervista alla 'Gazzetta dello Sport', torna sulle sue dichiarazioni in risposta a una domanda sulla morte di Gianluca Vialli, che tanto stanno facendo discutere in queste ore. "Colpa mia. Chiedo scusa a tutti. Io volevo dire 'antidoping', e non 'doping'", spiega. "Infatti ho aggiunto che robe strane non ne abbiamo mai prese, perché non si poteva: c'erano i controlli. Mica si scherzava. È un errore che nasce dalla consuetudine. Noi calciatori, quando andavamo a fare il test nella stanza a fianco dello spogliatoio, dicevamo: 'Anche stavolta mi tocca il doping...'. E così questo modo di dire me lo sono portato dietro...". 

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