MONDIALI 2026

Dembélé sembrava un problema invece è diventato una straordinaria soluzione, Maignan si conferma pararigori

Ottima prestazione del romanista (per ora) Manu Konè, moto perpetuo in mezzo al campo e qualità al potere

di Enzo Palladini
26 Giu 2026 - 23:15
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Primo posto nel girone, come era facilmente prevedibile. La Francia ha rispettato piani e pronostici ma ha anche mandato un messaggio chiaro a tutti i rivali di questo Mondiale: non c’è bisogno che i quattro tenori (Mbappè, Douè, Dembelè e Olise) siano tutti al cento per cento contemporaneamente. Ne bastano un paio da 7 in pagella e un paio da 6, qualunque sia l’avversario. Si può vincere anche senza i gol di Mbappè (solo una traversa dopo ventidue secondi di gioco), partecipa invece Douè con il 4-1 finale.  

Allora, cosa avevamo detto? Che Ousmane Dembelè poteva diventare un problema, visto che nel ruolo di centravanti gioca Mbappe? Ecco, cancelliamo tutto. Era solo necessario trovargli una collocazione adeguata, che non era quella di trequartista. Largo sulla destra magari non è del tutto felice ma fa quello che vuole. Parte e nessuno lo ferma. Nel giro di venti minuti ha già portato avanti la Francia di due gol, più o meno simili. Azione prepotente sulla destra, avversari come se non esistessero, tiro di una violenza inaudita. Ma poi arriva anche il terzo gol. Per non annoiarsi lo fa diverso: una sterzata, due finte e tiro a giro di sinistro che si infila in buca d’angolo, Tutte scelte da fuoriclasse. A metà del secondo tempo può uscire per prendersi l’ovazione.

Tra i campioni del gruppo francese sicuramente può essere annoverato Mike Maignan. Da tempo si è guadagnato la fama di pararigori, costruita con la maglia del Milan. Parare un rigore ai Mondiali invece è un modo spiccio per passare alla storia, perché ci si trova sempre contro ottimi rigoristi e perché comunque non succede tutti i giorni. Il portiere rossonero ha parato il rigore d Strand Larsen (provocato da un intervento sciocco di Theo Hernandez su Bobb) facendo sembrare tutto facile. Ma ovviamente dietro quel tuffo c’è uno studio, c’è un allenamento specifico, ma c’è soprattutto la qualità di un portiere che ancora una volta si conferma top di gamma nel suo ruolo. Non solo il rigore: altre parate illuminano la serata e lo elevano al gruppetto dei migliori in campo.

Sarà quell’acconciatura così facilmente individuabile, sarà quell’andatura così riconoscibile, però sembra quasi che in mezzo al campo la palla ce l’abbia sempre Manu Konè, un po’ come succede nella Roma. Moto perpetuo e proprietà di palleggio, il giallorosso unisce le distanze percorse e giocate qualitative. Non sarà facile rinunciare a lui durante la fase a eliminazione diretta, nessuno tra i centrocampisti francesi aggiunge sostanza alla squadra come sa fare lui.