Champions, Buffon: "Vogliamo fare qualcosa di storico". Dani Alves: "Siamo due giovanotti"

Il capitano della Juve alla vigilia della finale con il Real: "Abbiamo la giusta tensione". Il terzino: "Loro sono una squadra fortissima, ma non sono necessariamente i favoriti"

Champions, Buffon: "Vogliamo fare qualcosa di storico". Dani Alves: "Siamo due giovanotti"

Ci siamo, l'attesa sta per finire. Gianluigi Buffon parla a Premium Sport alla vigilia della finale di Champions contro il Real: "Abbiamo la giusta tensione e c’è il desiderio ardente di fare qualcosa di storico" ha detto il capitano. "Il Madrid ha la confidenza con le finali e di conseguenza avranno un grado di sicurezza enorme". Ha parlato anche Dani Alves: "Ero convinto che saremmo arrivati fino qui perché il lavoro ti fa arrivare in fondo". 

"Penso che sia meglio considerare la gara per quello che è, cioè un impegno gravoso e importante nel quale ognuno deve cercare di mettere sul campo quello che ha e poi il risultato sarà una diretta conseguenza di questo" ha aggiunto il portierone. 

Buffon ha la chiara consapevolezza del valore dell'avversario: "Il Real ha vinto tutte le ultime cinque finali che ha disputato? Non scopriamo adesso cos'è il Real Madrid e qual è la sua storia che è piena di successi. Ha questa attitudine e questa confidenza con le finali e di conseguenza avranno un grado di sicurezza enorme che potrebbe agevolarli ma questo non sposterà di molto gli equilibri e le percentuali di vittoria. Ma al di là del fatto che sia una finale la cosa difficile per noi è battere il Real Madrid e lo sarebbe stato anche se fosse stata una semifinale" ha spiegato. 

la Juve, in ogni caso, sembra essere certa della sua forza: "Abbiamo però la possibilità di scrivere una pagina di storia importante, battendo una squadra forte come il Real Madrid".

In conferenza anche Dani Alves
, che sei mesi fa aveva "previsto" la Juve in finale: "Ne ero convinto perché qui si lavora tantissimo e penso che questo sia il segreto più importante per qualsiasi professione: il lavoro ti fa arrivare in fondo". Ora resta da coronare il sogno: "Siamo qui ma manca ancora un passo per scrivere la storia e non dobbiamo sbagliare". Come si batte il Madrid? Non serve niente di particolare, bisogna fare quello che si è capaci, dobbiamo lavorare duro e lasciare tutto sul campo. Poi dobbiamo solo portare la coppa a casa". 

LE PAROLE DI BUFFON IN CONFERENZA STAMPA

Quanto sentite la spinta dei tifosi?
"Si sente e si percepisce questa spinta e questo entusiasmo. Deve essere un ingrediente in più per far sì che nei momenti di sofferenza si possa trovare energie sconosciute per poter controbattere e resistere alla foga del Real e alle difficoltà della partita".

Che effetto fa l'idea di poter essere il più anziano a vicnere la Champions?
"Mi provocherebbe gioia immensa perché quando arrivi a questo punto sai perfettamente perché ci sei arrivato e cosa ci hai dovuto mettere. Non c’è niente dei meglio nella vita che ricevere una gratificazione dopo averlo sudato. E non c’è niente di meglio di poterlo condividere con i compagni e con il gruppo di lavoro che ha fatto sì - quanto e più di te - che la squadra potesse essere a questo punto".

Una riflessione su Cristiano Ronaldo
"E' uno sportivo da prendere come esempio per tutti, per il calcio e per lo sport in generale. Ma dico anche che a 39 anni pensavo di non avere più niente da imparare sotto l’aspetto emozionale e degli insegnamenti, invece devo essere sincero, quest’anno parlando con Dani ho imparato un sacco e non mi capitava da tanto tempo. Mi ha fatto piacere e mi ha motivato vedere giocatori che riescono a vincere spesso e a non essere mai sazi. Bisogna anche avere l’umiltà per apprendere ciò che un collega ha da darti".

Che differenze ci sono rispetto alla finale di due anni fa?
"Le vigilie di queste gare sono tutte uguali, simili, ti provocano gli stessi sentimenti di grande concentrazione, una moderata paura, un moderato rispetto per gli avversari ma anche grande consapevolezza di quello che siamo noi. Che deve essere poi l’arma che ci fa affrontare la gara nel modo migliore". 

A Dani Alves avevi chiesto soprattutto di aiutarvi a vincere la Champions
"Sì, è vero, gli avevo scritto un messaggio del genere e lui mi aveva detto che me lo avrebbe spiegato. Per me lui è stato una rivelazione non solo come calciatore, ma soprattutto per il dietro le quinte, che secondo me è molto più importante dello spettacolo che si vede in campo. La fiducia c’è, ma con la giusta dose di umiltà. Giochiao con una squadra che ha un certo tipo di feeling con le finali vinte, noi con quelle perse. Ed è vero che gli estremi si toccano per cambiare le sorti della storia". 

Che effetto ti fa essere paragonato a Ronaldo come fuoriclasse e anche per vincere il Pallone d'Oro?
"Io penso che siano dei paragoni che servono a stimolare le fantasie di tutti e alla stampa a fare degli articoli belli e apprezzati. Io non ho la sfacciataggine, la sicumera di pensare una cosa simile. Facciamo ruoli troppo diversi, io posso solo difendermi e lui può solo attaccare. Lui può determinare molto di più, il fatto che se ne parli non va a intaccare il mio equilibrio anche se fa piacere che se ne parli. Il Pallone d’Oro è una cosa gratificante, ma secondaria. Conta per noi soltanto vincere domani, il resto non mi sfiora".

Può essere un duello tra portieri?
"Portiere contro portiere può essere sicuramente una sfida meno impari. Navas ha vinto più Coppe dei Campioni di me, è un giocatore che dal Mondiale 2014 sta facendo delle cose straordinarie e si è confermato al Real Madrid. Una stagione buona può capitare a tutti, confermarsi invece capita a pochi".

Sarà l'ultima serata di questo tipo per te? 
"Sicuramente le emozioni che posso provare io saranno diverse rispetto ai più giovani tipo Dani che l’ha già vinta e ha davanti 4-5 anni di calcio. Io questo tipo di possibilità la escludo, sarà una partita molto più speciale per me e intendo affrontarla e giocarla senza avere alcun tipo di rimpianto. Questo è il mio imperativo per questa gara e spero di poterci riuscire. Siamo una squadra e un gruppo compatto, fondato sull’altruismo, e so che una mia prestazione sopra le righe potrebbe aiutare la squadra".

Cosa provi a giocare contro Zidane?
"Fa parte di un insieme di esperienze che si fanno giocando a calcio soprattutto quando hai la fortuna di poterlo fare con grandi campioni. Non mi sorprende trovarlo sulla panchina del Real, il pedigree del vincente lo aveva da giocatore e lo ha anche da allenatore. però non sempre ha vinto perché la vita è fatta anche di sconfitte e mi auguro possa succedere domani. E comunque non rovinerebbe nulla della sua carriera".

Quanto è importante la spinta di molti addetti lavori che ti vorrebbero vincitore del Pallone d'Oro?
"Nel calcio non c’è nulla di peggiore della noia. Quando si pensa a questo trofeo non si può non pensare a Messi e Cristiano Ronaldo. Il supporto che posso avere dalle persone è che chiunque abbia fatto sport può capire che a 39 anni difficilmente avrò altre opportunità e molti si immedesimano nella mia storia. Ho ricevuto più di quanto ho fatto, sarebbe sicuramente un finale perfetto. Alla gente piace emozionarsi e piacciono le favole"

LE PAROLE DI ALVES IN CONFERENZA

Riesci a dormire prima delle finali? 
"Io dormo benissimo come tutti i giorni, quello che consiglio loro è che dormano perché la sera bisogna lavorare sodo. Non sono nessuno per insegnare qualcosa a qualcuno, tantomeno a persone di grande esperienza nel calcio come i miei compagni di squadra, persone che hanno vinto trofei importanti nella loro vita. Io sono un eterno apprendista, sono un principiante, cerco di imparare tanto dai miei colleghi.Credo che questa sia la forza del nostro gruppo. Condividiamo le nostre esperienze, il nostro vissuto e questo ci ha convinti che esiste solo una strada da percorrere, mettere in comune le nostre forze per portare a casa il risultato. Siamo una squadra che ha come maggior dote la forza collettiva, di squadra. Deve essere maggiore di quella dell’avversario, è questa la nostra maggiore chance di portare a casa la vittoria". 

La Juve ha qualcosa di speciale rispetto al Real?
"Non mi sento speciale per il fatto di essere di nuovo in finale. I momenti sono speciali per il fatto di essere vissuti. Sono soddisfatti perché la vita mi ha dato modo di essere di nuovo qui, per tentare di inseguire un sogno che temevo di non poter più vivere. Vengo qui per vincere. Non penso che la Champions cambi qualcosa nella carriera di Buffon, ma sicuramente gli darebbe qualcosa in più. Voglio vivere ogni momento attraverso il lavoro, l’abnegazione, per realizzare questo sogno bisogna spingere ancora di più, siamo molto vicini a trasformare in realtà questo sogno e a entrare nella storia di questo sport. Sicuramente sarebbe bello fare questo regalo a Buffon, ma anche a me stesso. Dobbiamo cercare di fare tutto il possibile per riuscirci". 

Ci saranno altri du ebrasiliani protagonisti nella tua zona di campo
"Sarà una cosa speciale per me giocare una finale con questi grandissimi giocatori, davanti a tutto il mondo. È un onore essere qui, dobbiamo sfruttare questo momento e fare in modo che questa sia per noi una serata speciale".

Domani potresti diventare l'unico giocatore a fare tre volte il Triplete
"Sono cose che servono per le statistiche, quando si analizzano le traiettorie e le statistiche delle carriere, ma per me non serve molto pensarci. È importante fare qualcosa di nuovo ogni giorno, io non penso a queste cose, se vinco domani non penserò che sono un giocatore che ha vinto tre Triplete. Il nostro obiettivo è più grande di tutto questo. Non sono una persona che vive pensando a se stessa. Se le persone che mi stanno vicine stanno bene, sto bene anche io. Conta la squadra e conta essere all’altezza del livello dei miei compagni, che loro stiano sempre meglio e che siano più bravi. Questa è la sfida principale della mia vita. Io ho accettato per questo la sfida di venire a giocare nella Juve e di entrare in una squadra di grandi professionisti. Non bisogna pensare a queste cose per non avere gli incubi. Sogniamo e poi in campo facciamo quello che serve per portare a casa il risultato. Dobbiamo giocare per vincere e per festeggiare con i tifosi, rispettiamo l’avversario per la sua storia, ma senza paura".

Sei la bestia nera del Real Madrid
"Vincere contro di loro anche con la Juventus sarebbe la ciliegina sulla torta. Loro sono una squadra fortissima, ma non sono necessariamente i favoriti. Non è uno scontro Dani Alves-Real Madrid, ma Juventus-Real Madrid, due squadre solide e forti. Vogliamo arrivare alla fine del viaggio, la Juventus ha vinto l’ultima volta 20 anni fa, nel ’98 si dice che il gol di Mijatovic sia in fuorigioco, quindi ci sta che ci sia voglia di riscatto. Proveremo a giocare senza paura, rispettando l’avversario, senza paura del pedigree dell’avversario, né del loro palmares. Cercheremo di agguantare la coppa, giocheremo con energia".

La tua esperienza al servizio della squadra
"Tutte le domande sono focalizzate sull’età, ma noi siamo dei giovanotti e non siamo focalizzati sull’età. Dobbiamo affrontare questo momento con allegria, non dobbiamo sentire troppo la pressione. Non si vince con la foga, ma con altre qualità, sappiamo che è una partita speciale ma non dobbiamo cambiare il nostro atteggiamento che ci ha portato qui a Cardiff. Dobbiamo lottare, mantenere la maglietta sudata al massimo, sarebbe il coronamento di un grande sforzo durato un anno intero. Dobbiamo fare le cose bene come squadra, l’unica motivazione extra è quella del presidente, che sarebbe felice di sfilare con la Coppa. Questo sarebbe un motivo extra, speriamo di portarla a casa per lui e che possa sfilare con un cavallino rosso".

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