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cessione united, le offerte non decollano

La possibile cessione del Manchester United è arrivata alla stretta

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La possibile cessione del Manchester United è arrivata alla stretta finale, ma secondo le indiscrezioni trapelate nell'ultimo giorno utile per presentare un'offerta di acquisto, nessuno sembra disposto ad accontentare le richieste, superiori ai sette miliardi di euro, fissate dalla proprietà, la famiglia Glazer. Nessuna asta al rialzo, dunque, per l'acquisto dei Red Devils, che continuano a destare un enorme interesse mediatico, ma difficilmente la loro cessione porterà nelle casse della proprietà statunitense quanto auspicato. Finora solo due soggetti hanno confermato pubblicamente il loro interesse per comprare il club di Old Trafford: lo sceicco del Qatar Jassim e il padrone del colosso petrol-chimico Ineos, Sir Jim Ratcliffe. Dopo aver incontrato la dirigenza del club, e visitato le strutture della società, oggi i due hanno riformulato le loro proposte di acquisto, rinnovando cosi' il loro interesse. Ma se la cordata qatariota punta ad acquisire l'intero pacchetto azionario del Manchester United, l'imprenditore britannico Ratcliffe - uno degli uomini più ricchi del Regno - tratta per rilevare solo la quota detenuta dai Glazer (69%). Negli ultimi dieci giorni, però - scrive la BBC - sarebbero stati almeno altri otto i potenziali acquirenti che hanno incontrato le gerarchie dello United. Top-secret i nomi, ma non è escluso - considerate le attuali offerte ben al di sotto del prezzo fissato dai Glazer e l'incertezza del momento - che scali di qualche settimana la scadenza ultima per presentare un'offerta, così da dare tempo ad altri soggetti per farsi sotto. Ad ogni modo non tarderà ad arrivare la scelta della banca d'affari Raine, incaricata dai Glazer di presiedere il processo di vendita, iniziato lo scorso autunno con il comunicato della proprietà nel quale annunciava di essere pronta a considerare eventuali nuovi assetti societari. Tra i quali anche l'ingresso di un socio di minoranza, qualora nessuna delle proposte di acquisto soddisfacesse in pieno. Una soluzione che piacerebbe al fondo d'investimento statunitense Elliott, d'accordo nel lasciare la maggioranza, e il controllo della società, interamente ai Glazer. Nel frattempo, però, da registrare le proteste di Greenpeace che ha definito il duello tra i due possibili acquirenti come "uno sporco derby di 'sportswashing' tra due entità legate a doppio filo ai combustibili fossili". Greenpeace sottolinea come Ineos sia uno dei principali produttori di plastica, nonché aperto sostenitore della tecnica di estrazione conosciuta come fracking, mentre la proposta qatariota viene descritta come espressione di uno dei principali produttori di petrolio al mondo.

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