Sacchi, vincere e convincere: il credo vincente di un rivoluzionario

Ecco perché Arrigo ha scritto la storia del nostor calcio

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Quella di Arrigo Sacchi più che ad una storia somiglia ad una favola. Quella di un ex mediocre calciatore, forse qualcosa in meno, che riesce a stravolgere con le sue idee innovative - a tutto pressing e fuorigioco, mutuate dal calcio totale all'olandese - il nostro mondo del pallone ancorato da anni al primo non prenderle, tutto difesa e contropiede.

Arriva al Milan nell'87 grazie ad una felicissima intuizione di Silvio Berlusconi, e il cielo di San Siro, dopo qualche prevedibile scroscio di pioggia, si illumina di immenso. E' il mattino di una nuova era in cui Ungaretti viene solo preso a prestito per spiegare lo splendore, la panoramicità di questo nuovo concetto di calcio aggressivo, cadenzato e a tutto campo, da subito vittorioso in Italia e nei due anni successivi in Europa e nel Mondo.

Arrigo è la rivoluzione: se Copernico aveva messo il sole al centro del sistema planetario, lui mette il gioco al centro di tutto. ”Facile vincere con quei giocatori” obiettano i suoi denigratori. Ma un conto è vincere, un altro è stravincere e sempre per manifesta superiorità. Gli avversari sono costretti loro malgrado a recitare la parte dei comprimari. Giovanni Galli, il suo portiere, tocca si e no un pallone a partita. La tattica del fuorigioco, attuata appena sotto la linea di metà campo, è un'arma in più, spesso decisiva per demoralizzare coloro che tentano, senza le adeguate contromisure, di avventurarsi verso l'area rossonera.

Ne sanno qualcosa al Bernabeu dove il mito del Real viene ridicolizzato dalle moderne strategie del Milan di Sacchi, anzi “Sacci”, come lo chiamano a Madrid. In quella squadra, ribattezzata “Il Milan degli immortali”, è vero, ci sono campioni di grande valore, e tra questi gli olandesi Gullit, Rijkaard e Van Basten, ma anche quando Arrigo trasloca dal rossonero all'azzurro della nazionale, i concetti di gioco rimangono inalterati e se il titolo mondiale viene solo sfiorato è solo per colpa di quei maledetti calci di rigore.

Arrigo, tra l'altro insignito nel 2005 ad Urbino con la laurea ad Honorem per ovvii meriti calcistici, oggi fa 70 anni tondi tondi. Auguri a lui, e auguri pure a Clarence Seedorf, altro piccolo pezzo di storia del Milan, e unico giocatore al mondo ad aver vinto la Champions con 3 squadre diverse, il Milan appunto, il Real e l'Ajax. Di anni in questo primo aprile a tutto calcio ne fa 40. Festeggia anche Roberto Pruzzo, O rey di Crocefieschi, il bomber dei tempi giallorossi, per lui sono 61 le candeline .

Ne spegne invece una in più Giancarlo Antognoni, uno dei nostri campioni del Mondo, nato in Umbria come oggi nel 1954, e sono 63 per Alberto Zaccheroni, romagnolo come Arrigo Sacchi e che come il suo celebre corregionale seppe condurre il Milan allo scudetto, quello del '99. E allora auguri a tutti, e pure a quelli dei quali involontariamente ci siamo dimenticati.

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