NBA

Nba, Utah affonda i Lakers: Jazz sempre più leader a Ovest

I campioni in carica sono annichiliti dai tiri da tre, un super Gallinari umilia Boston. Successi per Warriors e Bulls

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Il big match della notte di Nba viene vinto nettamente dagli Utah Jazz, che travolgono i Los Angeles Lakers 114-89 e si confermano sempre più leader della classifica a Ovest con una grande serata al tiro da tre. È un Danilo Gallinari show quello che va in scena sul parquet di Atlanta contro Boston: 38 punti e 10 triple per l’azzurro. Vittoria conquistata nel finale da Golden State sul campo dei Pacers; Chicago passa all’overtime contro Minnesota.

Getty Images

UTAH JAZZ-LOS ANGELES LAKERS 114-89
Stanti le assenze di Anthony Davis e Dennis Schröder, i campioni in carica nulla possono contro la squadra col miglior record della Nba: Utah demolisce i Lakers costruendo il proprio successo nei due quarti centrali vinti per 66-41, grazie all’ennesima grande serata al tiro da tre (22/48 di squadra, diventando la prima a segnarne 50 in due partite). I Jazz conservano tre partite di vantaggio sul secondo posto a Ovest occupato dagli Clippers. Nessuno dei giocatori di coach Snyder arriva a quota 20, ma ben sei giocatori vanno in doppia cifra: dai 12 di Derrick Favors ai 18 di Gobert e Clarkson passando per i 14 di Conley, i 15 di Bogdanovic e la tripla doppia sfiorata da Donovan Mitchell con 13 punti, 10 rimbalzi e 8 assist pur in una serata da 4/16 dal campo. Quarta sconfitta consecutiva per i gialloviola, che perlomeno restano terzi. LeBron James chiude con 19 punti, ma si interrompe la sua striscia di partite da almeno 15-5-5 fermandosi a 4 rimbalzi e 4 assist.

ATLANTA HAWKS-BOSTON CELTICS 127-112
Nonostante le settimane difficili dal punto di vista fisico, Danilo Gallinari ritrova la mira nella notte perfetta contro Boston, in un match vinto con merito dagli Hawks, che sono sempre avanti nel punteggio grazie al 40-27 di parziale che segna la gara nel primo quarto e impedisce ai Celtics di riportarsi a contatto. Il n°8 azzurro è il protagonista assoluto di un match chiuso con 38 punti a referto e soprattutto con 10 triple a bersaglio su 12 tentativi (record personale e di franchigia). Spinta decisiva per permettere ad Atlanta di chiudere il match con 23 bombe a segno (primato anche quello per squadra della Georgia). I Celtics, sprofondati sul -24 all’intervallo lungo, sono incapaci di andare oltre i 17 punti con 16 tiri di Jaylen Brown e davvero poco altro.

INDIANA PACERS-GOLDEN STATE WARRIORS 107-111
Gli Warriors ottengono la seconda vittoria nella loro trasferta di quattro partite grazie a Draymond Green che, con due schiacciate e una tripla doppia sfiorata (12 punti, 9 rimbalzi e 11 assist), regala il successo ai suoi anche in una serata decisamente storta. Il miglior realizzatore è Steph Curry, che per segnare 24 punti ha bisogno di 21 tiri (7 a segno) e chiude con 1/11 dall’arco. Serata offensiva pessima per Indiana, nonostante Domantas Sabonis chiuda con 22 punti e 16 rimbalzi accompagnato dai 24 di Malcolm Brogdon. Per i padroni di casa si trattava della prima partita dopo una settimana di stop forzato per un paio di partite rimandate. La pausa non ha portato benefici positivi, visto che arriva la decima sconfitta casalinga stagionale (a fronte delle sole 5 in trasferta).

CHICAGO BULLS-MINNESOTA TIMBERWOLVES 133-126 OT
Successo al supplementare per i Chicago Bulls (quinto nelle ultime sei partite) e una prestazione sopra i 30 punti per Zach LaVine: 35 in 41 minuti contro la sua ex squadra. Tra i sette giocatori in doppia cifra figurano anche i 20 di Coby White e i 17+10 di Wendell Carter Jr., rendendo inutile la rimonta degli avversari. Il nuovo allenatore di Minnesota, Chris Finch, deve rimandare nuovamente l’appuntamento con la prima vittoria, nonostante tre giocatori siano sopra quota 20 (Beasley 25, Towns 24 e Edwards 21), crollando nel supplementare a seguito del sesto fallo di KAT, arrivato a 12.3 secondi dalla fine dei regolamentari. Ricky Rubio era riuscito a forzare l’overtime subendo fallo su un tentativo da tre a meno di 5 secondi dalla fine, su una chiamata contestata dai Bulls.

MIAMI HEAT-TORONTO RAPTORS 116-108
Quarta vittoria di fila per i Miami Heat, risaliti dopo un pessimo inizio di regular season. Jimmy Butler, rimasto fuori dalle convocazioni per l’All-Star Game, chiude con 27 punti (14 dei quali arrivati nel quarto periodo), 10 assist e 8 rimbalzi un match in cui ha dominato su entrambi i lati del campo. Bam Adebayo ne aggiunge 19 con 12 rimbalzi, 17 punti con 4 triple invece per Duncan Robinson. I Raptors, alla loro seconda sconfitta, non riescono invece a sfruttare al meglio il ritorno sul parquet dopo l’infortunio di Kyle Lowry, migliore realizzatore della squadra a 24 punti (7 rimbalzi, 8 assist con 9/13 al tiro e quattro triple), al pari di Fred VanVleet (che dall’arco tira 5/11), a cui si aggiungono i 17 punti di Norman Powell e i 14 di OG Anunoby.

PHOENIX SUNS-CHARLOTTE HORNETS 121-124
Charlotte espugna un campo complicato come quello di Phoenix, trascinata dai canestri di un Malik Monk decisivo in uscita dalla panchina. La scelta in Lottery degli Hornets al Draft 2011 segna 20 punti nel solo secondo quarto, chiudendo il match a quota 29 con 10/21 al tiro, a cui si aggiungono i 20 punti a testa firmati da Gordon Hayward (con 8 rimbalzi) e da LaMelo Ball (con 8 assist e chirurgico con 7/11 al tiro). Per Phoenix, una delle squadre più in forma in quest’ultimo mese di regular season, è la seconda sconfitta nelle ultime 11 partite. Devin Booker non trova la tripla del possibile pareggio che avrebbe mandato la partita al supplementare e chiude con 33 punti e 13/24 dal campo. I Suns erano avanti anche di 17 lunghezze nel primo tempo.

OKLAHOMA CITY THUNDER-SAN ANTONIO SPURS 102-99
I San Antonio Spurs sono beffati sul più bello dai Thunder e vengono battuti da un canestro sulla sirena di Luguentz Dort, liberato da un passaggio illuminante di Al Horford, il quale approfitta della clamorosa disattenzione della difesa Spurs, che sull’ultimo possesso, dopo aver perso il pallone a meno di 4 secondi dalla sirena, lascia libero in angolo l’avversario. Conclusione perfetta di un match da 16 punti e 4 triple in cui Dort dimostra di non essere soltanto uno specialista difensivo. Shai Gilgeous-Alexander ritocca a rialzo il suo massimo in carriera ed è autore di 42 punti con 13/20 al tiro, 6/11 dall’arco e 10/11 dalla lunetta, conditi con 8 rimbalzi e 4 assist. Per i texani, Dejounte Murray chiude con 27 punti, 9 rimbalzi e 6 assist.

NEW ORLEANS PELICANS-DETROIT PISTONS 128-118
I Pelicans riscattano i primi tre quarti giocati non proprio alla perfezione per poi andare a conquistare il secondo successo consecutivo con un’ultima frazione da 32-22. L’uomo copertina è Zion Williamson, che festeggia la sua prima convocazione all’All-Star Game divorandosi i Pistons: 32 punti, 6 rimbalzi e 5 assist con un eccellente 13/18 dal campo e 6/9 ai liberi in 31 minuti. Insieme a lui ci sono i 27 con 7 rimbalzi e 8 assist di Brandon Ingram e la doppia doppia del rientrante Steven Adams (14+15). Nicolò Melli, dopo i 17 minuti contro Boston, non è stato schierato in campo da coach Stan Van Gundy.

CLEVELAND CAVALIERS-HOUSTON ROCKETS 112-96
Jarrett Allen si prende il posto da titolare sotto canestro di Andre Drummond e contro Houston realizza 26 i punti (massimo in carriera eguagliato), con 18 rimbalzi, 4 stoppate e un 10/11 al tiro. Seconda vittoria di fila per i Cavaliers, dopo averne perse 10 consecutivamente. Per i Rockets, invece, si tratta del nono passo falso in sequenza; eloquente del momento di difficoltà dei texani, che non vanno oltre i 20 punti di John Wall e i 17 in uscita dalla panchina di Eric Gordon. Se questo è lo score di Houston, difficile pensare di convincere a restare Victor Oladipo, autore di 17 punti al rientro dopo i problemi al piede (e protagonista dell’ultima vittoria Rockets, datata ormai 4 febbraio).

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