Nba: Milwaukee demolisce i Thunder privi di Gallinari, Melli e New Orleans vedono i playoff

I Bucks e Antetokounmpo travolgono OKC: 133-86. Memphis cade e i Pelicans sperano. Compleanno amaro Doncic: Miami batte Dallas

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Riescono ancora a sorprendere i Milwaukee Bucks, che contro una delle squadre più in forma della Nba, i Thunder, vincono 133-86: Giannis Antetokounmpo mette a referto 32 punti, 13 rimbalzi, per OKC incide non poco l'assenza di Danilo Gallinari. Sorride invece Nicolò Melli: 10 punti nel 116-104 con cui i suoi Pelicans battono Cleveland e mettono pressione a Memphis nella corsa playoff. Compleanno amaro per Luka Doncic: Miami batte Dallas 126-118.

MILWAUKEE BUCKS-OKLAHOMA CITY THUNDER 133-86
Una prova di forza schiacciante, irresistibile, impressionante. Come se ce ne fosse bisogno, Milwaukee mostra ancora una volta i muscoli riducendo in polvere una squadra che era reduce da cinque vittorie consecutive e soprattutto da un successo in rimonta su Sacramento (dal -19 del terzo quarto) vecchio di meno di 24 ore. Grande protagonista contro i Kings era stato Danilo Gallinari, che stavolta riposa e le conseguenze si vedono. Oklahoma City chiude infatti il primo tempo a -24 e non trova più il modo di riaprire la partita, anche perché dall'altra parte c'è un Giannis Antetokounmpo che in 27 minuti fa registrare qualcosa come 32 punti, 13 rimbalzi e 6 assist, per un plus/minus che dice +44: incredibile. I Bucks arrivano così a 51 vittorie in 59 partite di regular season, e a poco servono i 18 punti segnati da Chris Paul per i Thunder, la cui partecipazione ai playoff rimane ovviamente fuori discussione. Il fatto è che sono proprio questi Bucks a essere di un altro pianeta.

NEW ORLEANS PELICANS-CLEVELAND CAVALIERS 116-104
Riguardo alla corsa playoff a ovest, attenzione a ciò che sta accadendo a New Orleans. I Pelicans continuano infatti la loro lenta e logorante rimonta su una Memphis in crisi nera e ora si ritrovano a due sole partite da quell'ottavo posto che garantirebbe la post season. In Louisiana le cose iniziano a girare per il meglio, e il fatto che alla Smoothie King Center si presenti una Cleveland piuttosto depressa e senza alcun obiettivo c'entra fino a un certo punto. I padroni di casa infatti volano grazie ai 29 punti di Brandon Ingram e ai 24 in 30 minuti messi a referto da uno Zion Williamson che a New Orleans ha dato non solo classe e freschezza, ma sta dando anche continuità. La sua firma ce la mette anche Nicolò Melli, che parte dalla panchina e arriva a quota 10 punti, contribuendo ad alimentare i sogni playoff dei suoi Pelicans. Ora davvero autorizzati a crederci.

MEMPHIS GRIZZLIES-SACRAMENTO KINGS 101-104
E se New Orleans sogna, il merito è anche di Sacramento. O si potrebbe dire che la responsabilità è di Memphis, che sta vanificando settimana dopo settimana il tesoretto accumulato in autunno mettendo a repentaglio una partecipazione ai playoff che sembrava in cassaforte. I Grizzlies perdono infatti la quinta di fila contro un'avversaria reduce da una bruciante sconfitta contro Oklahoma City vecchia nemmeno un giorno. Ma il periodo dei Kings, al netto di qualche blackout divenuto quasi proverbiale per i grigioviola della California, è assolutamente buono: le vittorie nelle ultime cinque partite sono infatti quattro e stavolta la rimonta avversaria si interrompe sul -1 a 10 secondi dalla sirena. Diventano quindi fondamentali non solo De'Aaron Fox (25 punti), ma ognuno dei cinque giocatori che chiudono in doppia cifra. Memphis ce la mette tutta, manda Dillon Brooks a quota 32 punti e Ja Morant a 20+11 assist, ma perde ancora. Certificando il momento nero dei ragazzi del Tennessee.

LOS ANGELES CLIPPERS-DENVER NUGGETS 132-103
La vera sfida di vertice della nottata, però, si gioca allo Staples Center dove i Clippers travolgono Denver raggiungendola così al secondo posto della Western Conference a quota 40 vittorie e 19 sconfitte e ovviamente superandola in virtù degli scontri diretti. Californiani in controllo pressoché totale sin dalle prime battute, con Paul George che mette a referto 24 punti e Kawhi Leonard che lo segue a quota 19. Molto bene anche la panchina, con il duo Williams-Harrell che regala 35 punti a coach Rivers. Brutte notizie invece per i Nuggets, che raccolgono la loro peggiore sconfitta sin dal mortifero -26 rifilato loro da Houston a capodanno. Nikola Jokic (21 punti) e Jerami Grant (20) provano a tenere sopra la linea di galleggiamento la squadra del Colorado, che però dopo l'intervallo lungo vede sempre i padroni di casa con un vantaggio in doppia cifra. E trattandosi di scontro diretto, il segnale non è buono.

MIAMI HEAT-DALLAS MAVERICKS 126-118
Ha appena 21 anni, ma sembra già il sindaco di Dallas Luka Doncic, testa, cuore e muscoli di una squadra che guarda con grande ottimismo alla post season. Il compleanno del formidabile sloveno viene però rovinato dagli Heat, che pure stanno vivendo un periodo tutt'altro che sereno (delle ultime 10 partite ne hanno vinte solo tre, inclusa questa). Se Doncic vince la sfida con il connazionale Dragic (23 punti e 10 assist contro 16 e 5), sono infatti i 26 punti di Jimmy Butler e i 24 di Duncan Robinson a far pendere l'ago della bilancia verso Miami, che accelera definitivamente a inizio quarto periodo (13-0) e rende inutile l'exploit di un Seth Curry da 37 punti e capace di stabilire il suo nuovo massimo in carriera. I Mavericks (in cui c'è anche Kristaps Porzingis in doppia doppia con 24 punti e 13 rimbalzi) perdono: ma questa volta, forse, fa meno male di altre.

UTAH JAZZ-WASHINGTON WIZARDS 129-119
Si rialzano i Jazz, che dopo quattro ko di fila tornano a vincere e ristabiliscono le distanze da Oklahoma City per il quinto posto della Western Conference. Sensazionale Donovan Mitchell: non solo è il top scorer di Utah con i suoi 30 punti, ma 10 li mette a segno negli 80 secondi che di fatto decidono la partita nel quarto periodo. Salt Lake City celebra anche i 21 punti (con 4 triple) di Bojan Bogdanovic e i 20 di Jordan Clarkson (partito dalla panchina). Dall'altra parte cade Washington, dove la solita prestazione da urlo di Bradley Beal non fa più notizia: per lui ci sono 42 punti e 10 rimbalzi. Peccato che manchi una vera e propria squadra intorno, con la corsa all'ottavo posto a Est che somiglia sempre più a una vera e propria chimera.

TORONTO RAPTORS-CHARLOTTE HORNETS 96-99
Da una parte una squadra che sta difendendo il titolo di campione Nba in maniera ben più che onorevole, dall'altra un'avversaria da fin troppo tempo in cerca di una reale identità. Risultato scontato? Nemmeno un po', perché alla Scotiabank Arena gli Hornets battono i Raptors e iniziano a insinuare qualche crepa nelle certezze di Toronto: per i campioni è infatti la seconda sconfitta di fila (non succedeva da due mesi) e la terza nelle ultime 5. Ma anche nelle ultime 20, il che aiuta a capire che il momento non è facile. La partita è estremamente equilibrata e Charlotte la vince dalla lunetta a 2.1 secondi dalla sirena grazie a Terry Rozier, il che fa capire che anche i 13 punti e 11 rimbalzi dell'ex Bismack Biyombo sono alla fine decisivi. Ma in casa Hornets è l'intera squadra a crederci, dato che Rozier e Graham arrivano a quota 18 e Bridges a 17. Si spingono anche oltre le stelle di Toronto: sono 24 i punti di Pascal Siakam, 21 di Kyle Lowry e 22 di Norman Powell. Ma la vittoria va agli avversari.

ORLANDO MAGIC-MINNESOTA TIMBERWOLVES 136-125
Orlando si lustra gli occhi e vince una bellissima partita contro i T'Wolves, che continuano a perdere in un periodo davvero terribile della loro stagione, ma per una notte se non altro provano a dimenticare i loro problemi giocando ad altissimi livelli contro un'avversaria destinata a concludere la stagione ai playoff. Terrence Ross si regala 33 punti, Nikola Vucevic ne aggiunge 27 con 10 rimbalzi, Aaron Gordon centra addirittura una tripla doppia (17 punti, 11 rimbalzi e 12 assist). Questi i volti felici di una Orlando alla terza vittoria consecutiva. E a cui Minnesota, che delle ultime 21 ne ha perse 19, risponde con i 28 punti di D'Angelo Russell e i 18 con 13 rimbalzi di Juancho Hernangomez. Ma a Minneapolis i veri problemi sono in difesa.

PHOENIX SUNS-DETROIT PISTONS 111-113
Dodicesima l'una a Est, tredicesima l'altra a Ovest. C'è ben poco in palio alla Talking Stick Resort Arena di Phoenix, ma se qualcuno ha il diritto di recriminare sono proprio i Suns. Specie in una giornata in cui Memphis perde ancora, Pelicans e Kings vincono e in sostanza tutti cercando di riagganciarsi al treno playoff tranne proprio i ragazzi dell'Arizona. Che pure contro una Detroit senza obiettivi fanno il possibile, mandano tutto il quintetto in doppia cifra e fanno registrare 26 punti con Devin Booker, 20 e 10 rimbalzi con Deandre Ayton, 16 e 13 assist con Ricky Rubio. Ma se non deve andare non va, e ad assumere le sembianze dell'uccisore di speranze per Phoenix è Derrick Rose, che a un battito di ciglia dalla sirena trova un canestro formidabile che vale la vittoria di Detroit: per lui alla fine i punti a referto sono 31, degni di una partita che ricorda i bei tempi che furono. Peccato che i suoi Pistons, nel frattempo, siano lontani da qualsiasi obiettivo realistico (come le precedenti sette sconfitte consecutive dimostrano).

ATLANTA HAWKS-BROOKLYN NETS 141-118
La classifica piange, è vero, ma il futuro sembra già sorridere agli Hawks. Che non sono solo Trae Young (che pure arriva a 22 punti e 14 assist). I grandi protagonisti nella schiacchiante vittoria contro un Brooklyn ora pericolosamente ottava a Est sono infatti John Collins (33 punti e 13 rimbalzi) e Cam Reddish (26, il massimo stagionale). Forze fresche per un'Atlanta che sa di non avere molto a cui puntare nella stagione in corso, ma che sta accumulando esperienza importante in vista dell'anno prossimo. In cui gli obiettivi potrebbero essere ben più alti. Chi se la passa maluccio invece sono i Nets, sempre più risucchiati sul fondo di una top 8 che nella Eastern Conference non è nemmeno più così scontata. E così Spencer Dinwiddie arriva a 24 punti e 13 assist, il duo Joe Harris-Caris LeVert a 18. Ma i newyorkesi continuano ad avanzare con il passo del gambero (le sconfitte consecutive sono ora tre), e i playoff nella Nba non te li regala certo nessuno. Nemmeno quegli Atlanta Hawks che da brutto anatroccolo della Eastern Conference stanno studiando per diventare il cigno di un domani non lontano.

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