Nba: James trascina i Lakers contro Houston, vincono Milwaukee e Golden State

I gialloviola si impongono 111-106 nonostante i 30 punti di Harden, super Curry ne mette 36 contro Sacramento

Nba: James trascina i Lakers contro Houston, vincono Milwaukee e Golden State

La ricreazione è finita: è ora di tornare in campo in Nba. I Los Angeles Lakers del 'Re', LeBron James, superano gli Houston Rockets di Harden (30 punti) 111-106 e lanciano la volata playoff sapendo di non poter più sbagliare. Non si sono arrugginite le mani di Bucks e Warriors, le prime delle classe a Est e Ovest. Milwaukee supera Boston al fotofinish 97-98, mentre Golden State deve sudare le proverbiali sette camicie contro Sacramento (125-123).

MILWAUKEE BUCKS-BOSTON CELTICS 98-97
All'All-Star Game, la squadra da lui capitanata è stata sconfitta, ma Giannis Antetokounmpo è ha chiuso come il miglior realizzatore della partita. Il 'Greek Freak' sta attraversando un periodo di forma eccezionale, come conferma la super prestazione contro i Boston Celtics, che ha permesso a Milwaukee di imporsi 98-97 in un finale tiratissimo. Decisiva la tripla di un altro All-Star (anche lui in grande spolvero allo Spectrum Center di Charlotte) Khris Middleton, che brucia la retina 32.5 secondi dalla sirena finale. Nell'ultimo possesso, Kyrie Irving non riesce a trovare il canestro del sorpasso e i Celtics devono alzare bandiera bianca. Il protagonista indiscusso, però, è sempre Antetokounmpo, che chiude con una prova totale: 30 punti, 13 rimbalzi, 6 assist, 2 stoppate e un eccellente 11/19 dal campo. A questi, si aggiungono i 15 di Middleton, i 15 di Michael Brogodon e i 10 del veterano Brook Lopez. Buono anche l'impatto di Nikola Mirotic che, al debutto con la maglia dei Bucks, mette a referto 8 punti uscendo dalla panchina. Tra le fila dei Celtics, che nel corso della partita sono stati avanti anche di 11 lunghezze, il miglior realizzatore è il solito Irving, che chiude con 22 punti, ai quali si aggiunge l'ottima doppia doppia da 21 punti e 17 rimbalzi di Al Horford. Grazie a questo successo, Milwaukee si conferma al primo posto della Eastern Conference con 44 vittorie e 14 sconfitte, mentre Boston scivola in quinta posizione con 37 vittorie e 22 sconfitte.

LOS ANGELES LAKERS-HOUSTON ROCKETS 111-106
Se Giannis Antetokounmpo è uscito dal parquet dello Spectrum Center di Charlotte con l'amaro in bocca, a fare festa è stato LeBron James, il cui Team si è aggiudicato l'All-Star Game in rimonta. Un successo decisamente poco importante se paragonato a quello conquistato nella notte contro gli Houston Rockets: 111-106 il punteggio finale per i Los Angeles Lakers. Una vittoria che dà una boccata di ossigeno ai gialloviola, costretti a inseguire in classifica per raggiungere quell'ottavo posto che vorrebbe dire playoff. Il protagonista del match è proprio James, che guida i suoi al successo con una prova da 29 punti, condita anche da 11 rimbalzi e 6 assist. A questi, si aggiunge anche la prestazione di Brandon Ingram, lo scudiero più fidato del 'Re', che ne mette 27, catturando anche 13 rimbalzi. Dall'altra parte, invece, prosegue la striscia di trentelli consecutivi di James Harden (con quello di questa notte tocca quota 32). Il 'Barba', apparso in difficoltà, ne mette 30 nonostante qualche problema di falli (3 nei primi 8 minuti i gioco), che lo limita nella prima parte di gara. A fare le veci di Harden ci pensa un ritrovato Chris Paul, che chiude con una doppia doppia da 23 punti e 10 assist, ma non basta. Nell'ultimo quarto, infatti, l'attacco di Houston segna la miseria di 18 punti e, con due tecnici in rapida successione (uno a Paul e l’altro a D'Antoni), Bullock scrive la parola fine dalla lunetta del tiro libero. Nonostante la vittoria, i Lakers restano al decimo posto nella Western Conference, a 2.5 partite di ritardo dai cugini dei Clippers.

PHILADELPHIA 76ERS-MIAMI HEAT 106-102
Buona vittoria per i Philadelphia 76ers che, senza Joel Embiid, tenuto a riposo per un problema fisico, superano i Miami Heat 106-102. L'assenza del centro camerunense apre spazio in quintetto a uno dei giocatori più iconici della lega, Boban Marjanovic. Il gigante serbo (222 centimetri di altezza, con un’apertura alare di 240 cm) gioca una partita sontuosa, chiudendo con una doppia doppia da 19 punti e 12 rimbalzi, che fa impazzire il Wells Fargo Center. Proprio grazie al suo inizio scoppiettante (11 punti e la perfezione al tiro), i Sixers cercano la prima fuga del match, volando subito in doppia cifra di vantaggio. Miami, però, non si scompone e, complici le pessime percentuali dal campo di Philadelphia al rientro dagli spogliatoi, riesce a rimettere il naso avanti nel terzo quarto anche grazie al contributo dell’immarcescibile Dwayne Wade (19 punti, 4 rimbalzi e 6 assist). Nell'ultima frazione, però, Ben Simmons (21 punti, 7 rimbalzi e 4 assist) e Tobias Harris (23 punti e 11 rimbalzi) guidano la riscossa dei Sixers, che chiudono i conti sul 106-102 finale. Per i padroni di casa, che mandano tutto il quintetto in doppia cifra, ci sono anche 18 punti (con 6 rimbalzi e 6 assist) di Jimmy Butler e 13 punti di JJ Redick. Dall'altra parte, invece, oltre ai 19 del già citato Wade, ne arrivano 18 per Dion Waiters, 15 per Kelly Olynik e 13 per Josh Richardson. Una vittoria che permette a Philadelphia di superare Boston al quarto posto in classifica nella Eastern Conference, mentre Miami rimane a mezza gara di ritardo dall'ottavo posto, occupato momentaneamente dai Detroit Pistons.

BROOKLYN NETS-PORTLAND TRAIL BLAZERS 99-113
La pausa per l'All-Star Game ha raffreddato le mani dei Brooklyn Nets che, prima della kermesse di Charlotte, erano una delle squadre più calde di tutta la lega. Dall'altra parte, però, grande merito va dato ai Portland Trail Blazers, che consolidano il proprio quarto posto nella Western Conference, alle spalle di Warriors, Nuggets e Thunder. Una partita che corre lungo i binari dell'equilibrio fino al terzo quarto quando, trascinata dai canestri di un ispirato Jusuf Nurkic (27 punti e 12 rimbalzi per il centro), Portland piazza un break di 34-22, che spacca la partita. Nonostante un Damian Lillard stranamente silente (13 punti con 8 rimbalzi e 8 assist), Portland trova un prezioso contributo da CJ McCollum, che ne mette 22. Da sottolineare anche la prova del neoarrivato Enes Kanter, reduce dalla deludente parentesi di New York, che sfiora la doppia doppia (18 punti e 9 rimbalzi) uscendo dalla panchina. A Brooklyn, invece, non bastano i sei uomini in doppia cifra. I migliori arrivano dalla panchina: sono 17 i punti di Allen Crabbe, ai quali si aggiunge la doppia doppia da 15 punti e 10 rimbalzi di Ed Davis. Difficile, invece, la serata della stella della squadra, D'Angelo Russell, che segna solo 14 punti (8 gli assist per lui) ma con pessime percentuali dal campo (4/16). Nonostante la sconfitta, i Nets restano saldamente al sesto posto della Eastern Conference con un perfetto record di 30 vittorie e 30 sconfitte.

GOLDEN STATE WARRIORS-SACRAMENTO KINGS 125-123
Rientrare in campo dopo una pausa di oltre una settimana non è mai facile per chi è abituato a scendere in campo quasi ogni sera (e tendenzialmente a vincere sempre). Chiedere ai Golden State Warriors che, contro i temibili Sacramento Kings, devono sudare le proverbiali sette camicie per riuscire a portare a casa la W numero 42 in stagione regolare: 125-123 il punteggio finale. Una vittoria tiratissima, così come tiratissimi sono stati tutti e quattro i successi di Golden State contro i cugini di Sacramento che, grazie alla loro giovane età e agli altissimi ritmi della propria pallacanestro, riescono a mettere spesso e volentieri in difficoltà il sistema perfetto di Steve Kerr. Merito del successo va a Stephen Curry, che manda a segno la bellezza di 10 triple (quinta volta in stagione) e realizza 36 punti. A questi, si aggiungono i 28 di Kevin Durant, che raccoglie anche 9 rimbalzi e 7 stoppate (massimo in carriera pareggiato per l'ex Thunder). Da sottolineare anche la doppia doppia da 17 punti e 10 rimbalzi di DeMarcus Cousins, alla prima con la maglia di Golden State contro la sua ex squadra. Dall'altra parte, invece, non bastano i 7 uomini in doppia cifra. Il miglior realizzatore è, ancora una volta, Marvin Bagley III, che ne mette 28 (con 14 rimbalzi) uscendo dalla panchina e che si sta ritagliando un ruolo sempre più importante nelle gerarchie di coach Dave Joerger. Sono 19, invece, i punti di Buddy Hield, che ha però il demerito di fallire la conclusione che avrebbe potuto portare la partita ai supplementari.

CLEVELAND CAVALIERS-PHOENIX SUNS 111-98
Decisamente di ben altro spessore e tasso tecnico la sfida tra Cleveland Cavaliers e Phoenix Suns, due delle peggiori squadre di tutta la lega. Se le 18 sconfitte consecutive dei New York Knicks rappresentano un record negativo, i Phoenix Suns rischiano davvero di seguire le orme dei newyorkesi, visto che contro i Cavs arriva la L numero 16 in fila: 111-98 il punteggio finale. Dopo aver chiuso sotto la prima frazione di gioco, Cleveland inizia a macinare già dal secondo periodo, prendendo in mano il pallino della sfida e senza più voltarsi indietro. I padroni di casa mandano cinque uomini in doppia cifra e il miglior realizzatore è Cedi Osman, che si ferma a quota 19 punti. Due, invece, i giocatori in doppia cifra: Ante Zizic (15 punti e 12 rimbalzi) e Kevin Love (16 punti e 11 rimbalzi). Dall'altra parte, il miglior realizzatore è sempre Devin Booker, che ne mette 30, a cui si aggiungono i 23 di Kelly Oubre Jr. Sfiora la doppia doppia il rookie DeAndre Ayton, che si ferma a 13 punti e 9 rimbalzi. Phoenix resta sul fondo della Western Conference con un record ben poco esaltante di 11 vittorie a fronte di 49 sconfitte, mentre Cleveland, penultima nella Eastern Conference, festeggia la W numero 13 in stagione regolare. Per entrambe ciò che resta da giocare di questa annata da incubo riserverà ben poche soddisfazioni ma, tra scelte al prossimo draft e free agency, entrambe costruiranno il proprio futuro in estate.

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