Nba: Harden ne mette 37 ma non basta contro Philadelphia, Warriors a valanga sui Lakers

Il 'Barba' ancora oltre i trenta punti, ma i Sixers passano 121-93. Le 10 triple di Thompson abbattono LA

Nba: Harden ne mette 37 ma non basta contro Philadelphia, Warriors a valanga sui Lakers

Undici partite nella notte Nba per celebrare la memoria di Martin Luther King e lo spettacolo non è mancato. A cominciare dalla 20esima partita consecutiva sopra quota 30 punti di Harden, che non serve però a evitare una fragorosa sconfitta contro i Philadelphia Sixers: 121-93. I 44 punti di Thompson trascinano Golden State contro i Lakers 130-111, mentre Antetokounmpo si aggiudica il derby europeo dei fenomeni contro Doncic: Bucks-Mavericks finisce 116-106.

PHILADELPHIA 76ERS-HOUSTON ROCKETS 121-93
Una notte da record per James Harden e per i suoi Rockets. Uno positivo, quello del 'Barba', volato per la 20esima partita consecutiva sopra quota 30 punti, che gli permette di agganciare un mostro sacro come Wilt Chamberlain, e uno negativo, quello di Houston, alla peggior sconfitta della stagione. Nonostante i 37 punti di un eroico James Harden, infatti, i Razzi texani devono alzare bandiera bianca al cospetto dei Philadelphia 76ers e del monumentale Joel Embbid, che chiude con 32 punti e 14 rimbalzi. Al Wells Fargo Center, va in scena una partita nervosa, con tanti contatti al limite già nel primo quarto, che corre lungo i binari dell'equilibrio fino a prima dell'intervallo lungo. La difesa dei Sixers cerca di arginare in tutti i modi (anche non sempre leciti) il 'Barba' e quella di Houston fa lo stesso con Embiid, ma il lungo camerunense si fa beffe delle attenzioni di Faried, dominando nel pitturato. La partita si spacca definitivamente al rientro dagli spogliatoi: la strategia dei Sixers, infatti, paga i dividendi, con il 'Barba' che si innervosisce, inizia a sbagliare qualche conclusione di troppo e perde troppi palloni, che consentono ai padroni di casa di trovare punti facili in contropiede e di scappare sul +25, fino al 121-93 finale. Per i Rockets, oltre al solito Harden, poco, pochissimo altro dal supporting cast: sono solo 18 i punti di Gerlad Green uscendo dalla panchina. Dall'altra parte, invece, sono cinque gli uomini in doppia cifra, con Landry Shamet che ne mette 18 e JJ Redick che ne aggiunge 16.

LOS ANGELES LAKERS-GOLDEN STATE WARRIORS 111-130
Una notte da record anche allo Staples Center di Los Angeles, ma non certo per merito dei Lakers. A scrivere un'altra pagina di storia della Nba sono i Golden State Warriors e Klay Thompson. Lo Splash Brother chiude con una prestazione monumentale da 44 punti, frutto di un irreale 10/11 dall'arco, che gli permette di eguagliare il record di canestri in una partita Nba. Il numero 44, dopo un primo tempo chiuso a quota 21, esplode nel terzo quarto, piazzando altri 23 punti che, da soli, volgono quasi più di tutti i Lakers messi insieme (23-25). I gialloviola, che fino a quel momento erano riusciti a tenere testa, con orgoglio, ai campioni Nba, si sciolgono, incassando un parziale taglia gambe da 45-25 che, di fatto, manda i titoli di coda. Sì, perché a Golden State, oltre a Thompson, ci sono altri quattro All-Star in quintetto: Kevin Durant aggiunge 20 punti, mentre Steph Curry lascia la scena al suo ‘gemellino’, fermandosi a 11 punti, conditi da 12 assist. 8 invece, quelli del rientrante DeMarcus Cousins, mentre sono solo 5 per un silente Draymond Green. LA, ancora priva di LeBron James, deve fare i conti anche con la pesante assenza di Lonzo Ball: sono cinque gli uomini in doppia cifra, guidati dai 18 di Ivica Zubac e dai 17 di Ingram. Una sconfitta pesantissima per i gialloviola, al momento fuori dalla griglia playoff a Ovest.

MILWAUKEE BUCKS-DALLAS MAVERICKS 116-106
Giannis Antetokounmpo e Luka Doncic sono i due giocatori europei più chiacchierati di tutta la Nba. Il greco è ormai stabilmente uno dei primi cinque volti della lega, nonché uno dei principali candidati al premio di MVP (Harden permettendo), lo sloveno è il rookie of the year in pectore e, con ogni probabilità, un All-Star dopo solo mezza stagione oltre Oceano. Gli spunti di interesse, insomma, non mancano. Alla fine, sono i Bucks ad imporsi 116-106, confermandosi al comando della Eastern Conference con il miglior record di tutta la lega. Lo fanno con pieno merito, trascinati dalla prova superlativa del 'Greek Freak', che chiude con 31 punti, 15 rimbalzi e 5 assist. Ma i Bucks sono tanto di più: sono una squadra vera, con uno spirito votato al sacrificio e un sistema di gioco perfettamente orchestrato da coach Budenholzer in panchina. E tutto il quintetto in doppia cifra è lì a testimoniarlo: 21 i punti di Bledsoe, 19 quelli di Brogdon, 16 con 10 rimbalzi e 5 stoppate quelli di Lopez e 13 quelli di Middleton. Dall'altra parte, non basta il cuore di Dallas e la prima tripla doppia in carriera di un Luka Doncic (il secondo più giovane di sempre a farne registrare una dopo Markelle Fultz) che, ancora una volta, mostra quella personalità che ha già incantato l'Nba. Sono 18 i punti per lo sloveno, che aggiunge anche 11 rimbalzi e 10 assist. Il numero 77 non può però fare affidamento su di un supporting cast alla sua altezza: sono 16 i punti di Brunson e 15 quelli di Jordan. Troppo poco per pensare di poter impensierire una corazzata come Milwaukee.

BOSTON CELTICS-MIAMI HEAT 107-99

Quarta vittoria consecutiva per i Celtics, che superano al TD Garden i Miami Heat nel segno del solito Kyrie Irving. La stella di Boston, oltre al prezioso contributo in attacco, dà il meglio di sé anche in difesa, strappando 8 palloni dalle mani degli avversari, che gli valgono il nuovo career-high. I padroni di casa cercano di sbrigare subito la pratica, chiudendo il primo quarto con un vantaggio in doppia cifra, ma sbagliano troppo nel secondo periodo, consentendo agli Heat di recuperare e di andare al riposo in perfetta parità a quota 50. Al rientro in campo, il numero 11 dei Celtics si mette a disegnare pallacanestro, prima serve un passaggio celestiale in mezzo alle gambe per Marcus Smart, poi fa lo stesso con Marcus Morris, consentendo ai suoi di scappare sul +19 che sembra poter mettere in ghiaccio la partita. Ancora una volta, però, Miami non si dà per vinta e recupera punto su punto, riportandosi sul -5 a 4 minuti dalla sirena. Qui, Irving decide di chiuderla personalmente con un paio di canestri nel traffico che ricacciano indietro Miami fino al 107-99 finale. Alla sirena, sono 26 i punti dell'ex Cleveland Cavaliers, che sfiora la tripla doppia con 10 assist e 8 palle rubate. Da sottolineare pure la prova da 19 punti di Jayson Tatum e la doppia doppia da 16+12 di Al Horford. Per Miami, ne arrivano 36 dalla coppia Jones Jr.-Waiters, che non sono però sufficienti a fermare la corsa dei lanciatissimi Celtics.

NEW YORK KNICKS-OKLAHOMA CITY THUNDER 109-127
Seconda vittoria consecutiva per Oklahoma City, che supera senza grosse difficoltà la modesta New York 127-109 e scaccia definitivamente i fantasmi della crisi. Basta guardare al record dei Knicks per capire come la squadra di coach David Fizdale non stia attraversando un momento particolarmente felice: sono 5 le sconfitte consecutive, nove quelle raccolte nelle ultime 10 partite. Un vero e proprio incubo, che si aggrava ulteriormente contro i Thunder, bravi a mettere in ghiaccio la vittoria numero 28 in stagione regolare dopo appena 12 minuti. In difesa New York è un colabrodo e OKC tocca anche le 20 lunghezze nel primo quarto, senza più voltarsi indietro. Gli ospiti allungano, possesso dopo possesso, trascinati dalla furia agonistica di Russell Westbrook, che guida l'attacco dei Thunder e si ferma a un passo dalla tripla doppia: 17 punti, 10 rimbalzi e 9 assist. Con il numero 0 comodamente seduto in panchina nel garbage time finale, ci pensa Paul George a rendere ancora più rotondo il punteggio, aggiungendo 31 punti. Per i Knicks davvero poche le note liete dell'ennesima serata da cancellare al Madison Square Garden: il migliore è Hardaway Jr. con 23 punti, seguito dai 16 di Allonzo Trier e i 14 di Emmanuel Mudiay. Risalire la china, così, sembra davvero complicato.

CLEVELAND CAVALIERS-CHICAGO BULLS 88-104
Quando si affrontano due squadre nel pieno di una striscia negativa, la vittoria può rappresentare una vera e propria boccata d'ossigeno. Tocca ai Chicago Bulls tornare a respirare dopo 10 sconfitte consecutive grazie al netto successo per 104-88 contro Cleveland. Il primo tempo della Quicken Loans Arena è lo specchio dell'andamento claudicante (per usare un eufemismo) delle due squadre in regular season: le percentuali dal campo sono basse, a tratti bassissime, le palle perse fioccano da una parte e dall'altra e lo spettacolo non decolla. I Cavs, almeno inizialmente, riescono a resistere ai tentativi di fuga degli ospiti, aggrappandosi agli 8 punti di Clarkson e ai 7 di Frye, ma cedono di schianto nella ripresa, finendo sotto anche di 21. Ai Bulls basta davvero poco per ritrovare un successo che mancava dal 29 dicembre: Zach LaVine ne mette 25, ai quali si aggiungono i 15 di Bobby Portis. Per Cleveland, invece, non possono bastare i 18 di Collin Sexton e la doppia doppia solo sfiorata di Ante Zizic (13 punti e 9 rimbalzi). I Bulls approfittano del ko dei Knicks per superarli in classifica, mentre Cleveland resta il fanalino di coda della Eastern Conference, nonché la squadra con il record peggiore di tutta la lega.

WASHINGTON WIZARDS-DETROIT PISTONS 101-87
E a proposito di squadre in piena crisi esistenziale, non se la passano certo meglio i Detroit Pistons, che contro gli Washington Wizards incassano la loro seconda sconfitta consecutiva, la settima nelle ultime 10 partite. Un'altra partita senza storia nonostante, in realtà, in palio ci fosse più di una semplice W: troppa la superiorità degli Stregoni che, senza nemmeno premere troppo il piede sull'acceleratore, si portano subito in vantaggio di 15 lunghezze, che diventano addirittura 20 nel secondo quarto. Detroit, ancora senza Andre Drummond, ha le polveri bagnate in attacco: 40% da 2 e 32% da 3 punti. Il solo a lottare fino alla fine è il solito Blake Griffin, che chiude con 29 punti e 9 rimbalzi, predicando nel deserto. Dall'altra parte, ormai, sembra assimilata l'assenza di John Wall, con la squadra di coach Scott Brooks che manda sette uomini in doppia cifra. Il miglior realizzatore è il 'vecchietto' Trevor Ariza, che chiude con 20 punti e 12 rimbalzi, ai quali si aggiungono i 19 di Otto Porter uscendo dalla panchina e i 16 di Bradley Beal. Una vittoria preziosa per i padroni di casa, che agganciano proprio i Pistons al nono posto della Eastern Conference, in attesa di un passo falso degli Charlotte Hornets per provare a raggiungere un obiettivo, quello dei playoff, che solo qualche settimana fa sembrava pura utopia.

ATLANTA HAWKS-ORLANDO MAGIC 103-122
Quella della Philips Arena è una sfida che corre lungo i binari dell'equilibrio fino all'intervallo lungo, chiuso sul punteggio di 60-57 per gli ospiti. Nella ripresa, però, Orlando cambia marcia e incrementa il divario, chiudendo i conti sul 122-103. Atlanta ci prova fino alla fine a riportarsi in partita, ma deve inchinarsi alla serata di grazia della coppia franco-montenegrina Evan Fournier-Nikola Vucevic. Sono 58 i punti per i due prodotti del basket europeo (29 a testa), a cui il secondo aggiunge anche 14 rimbalzi, mentre il primo 7 assist. Prezioso, poi, il contributo uscendo dalla panchina di due pedine fondamentali nello scacchiere di coach Steve Clifford come Terrence Ross (16 punti) e DJ Augustin (15 punti), che non fanno rimpiangere la pesante assenza di Aaron Gordon. Per Atlanta, invece, sembrano tramontare in via definitiva le speranze di raggiungere i playoff, distanti ormai oltre 8 vittorie. Agli Hawks non bastano i 21 punti di Trae Young, ai quali si aggiunge la doppia doppia da 14 punti e 10 rimbalzi di John Collins. Il miglior marcatore per i padroni di casa, però, è Dewayne Dedmon, che chiude con 24 punti e 9 rimbalzi.

BROOKLYN NETS-SACRAMENTO KINGS 123-94
Non si fermano più i Brooklyn Nets, che contro i Sacramento Kings calano il poker di vittorie consecutive (17 le W nelle ultime 23 partite) e consolidano il proprio sesto posto nella Eastern Conference. Una vittoria netta quella dei newyorkesi, che si impongono 123-94, ancora una volta nel segno di D'Angelo Russell, che sta attraversando senza dubbio il proprio miglior momento di forma da quando è approdato nella Nba. Dopo i 40 punti messi a referto nella vittoria contro Orlando, l'ex Los Angeles Lakers ferma il tassametro a quota 31 punti, conditi anche da 8 assist. Il talento offensivo di Russell, unito alle sfuriate di Joe Harris (19 punti per lui alla sirena), permettono ai padroni di casa di tenere a bada i pericolosi Sacramento Kings, capaci di accendersi da un momento all'altro e di mettere in difficoltà qualsiasi squadra. Questa volta, però, non arriva il solito contributo dalle variabili impazzite Buddy Hield e De'Aron Fox, che si fermano rispettivamente a quota 11 e 9. Il miglior marcatore per gli ospiti è Bogdan Bogdanovic, che chiude con 22 punti e 11 assist.

MEMPHIS GRIZZLIES-NEW ORLEANS PELICANS 85-105

I New Orleans Pelicans non hanno bisogno nemmeno di Anthony Davis per distruggere i Memphis Grizzlies al FedEx Forum. Nonostante l'assenza dell'Unibrow, tenuto a riposo per un problema alle dita della mano sinistra, i padroni di casa, alla sesta sconfitta consecutiva, la nona nella ultime 10, durano solo un tempo, prima di sgretolarsi sotto ai colpi di Holyday, Okafor e Randle. Eppure, la partita si era messa subito bene per i Grizzlies, trascinati dai canestri di Mike Conley, che avevano permesso di andare al riposo addirittura in vantaggio. Al rientro sul parquet, però, si accende l'attacco dei Pellicani, che manda ben quattro giocatori sopra quota 20 punti segnati. Jrue Holiday si ferma a quota 21, conditi da 11 assist, gli stessi di Nikola MIrotic, che aggiunge 6 rimbalzi. Sono 20, invece, quelli di Okafor e Randle, entrambi in doppia doppia: 10 rimbalzi per il primo, 12 per il secondo. Dall'altra parte, l'unica nota positiva dell'ennesima serata da cancellare si chiama Marc Gasol: il centro catalano chiude con una prestazione convincente da 22 punti e 8 rimbalzi. Sono 20, invece, quelli di Conley, e 14 quelli di Jarren Jackson Jr.

UTAH JAZZ-PORTLAND TRAIL BLAZERS 104-109
Una delle poche partite equilibrate della notte Nba si gioca sul parquet degli Utah Jazz, dove i Portland Trail Blazers si impongono 109-104. A decidere le sorti dell'incontro sono le percentuali dal campo: Portland tira con il 50% da 2 e il 44% da dietro l'arco dei 3 punti, mentre Utah deve accontentarsi di un misero 30% complessivo. Soprattutto nel secondo tempo, i Jazz perdono troppi palloni (ben 15 alla sirena finale), che permettono a Portland i piazzare il break da 39-28 che, di fatto, dà l'abbrivio giusto per l'ultimo quarto. Con un CJ McCollum tenuto a bada dalla difesa dei padroni di casa, ci pensa Damina Lillard a mettersi in proprio, con 26 punti 8 rimbalzi e 8 assist. A questi si aggiungono i 22 di Jusuf Nurkic (17 dei quali nel solo terzo quarto), che cattura anche 8 rimbalzi. Per i Jazz, invece, non basta la prova da incorniciare di Donovan Mitchell, che ne mette 36. Doppia doppia per il gigante francese Rudy Gobert, che chiude con 10 punti e 13 rimbalzi. Una sconfitta indolore per Utah, che resta all'ottavo posto a Ovest, complice la contestuale debacle dei Lakers contro Golden State. Quarto posto blindato, invece, per Portland, che approfitta dello scivolone di Houston contro Philadelphia per allungare.

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