NBA

Nba: gli Spurs di Belinelli sanno solo vincere, Harden abbatte Gallinari, Melli affonda contro Golden State

San Antonio prevale su Portland in uno scontro difficile e fa tre su tre, i Rockets battono OKC, i Warriors si sbloccano a New Orleans

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I San Antonio Spurs fanno tre su tre in Nba e battono Portland, nonostante la coppia Lillard-McCollum (55 punti in due): finisce 113-110, e decisivi sono anche i 7 punti di un Marco Belinelli poco utilizzato. Danilo Gallinari ne fa invece 17, ma vede i suoi Thunder perdere 116-112 contro i Rockets di James Harden (40 punti). Male i Pelicans: a New Orleans vince Golden State 123-134, con doppia doppia di Steph Curry e soli 2 punti per Nicolò Melli.

SAN ANTONIO SPURS-PORTLAND TRAIL BLAZERS 113-110
Con qualche patema di troppo quando la sirena sta per suonare, gli Spurs infilano la terza vittoria su tre e dimostrano che in Nba quando hai il pedigree da vincente non lo perdi anche man mano che i tuoi uomini da copertina se ne vanno o si ritirano. Anche perché nel frattempo c'è DeMar DeRozan che fa 27 punti e Derrick White poco lontano a quota 21. Portland, che finora ne ha perse due ma non ha ancora trovato mai un ko schiacciante, rimane nella partita ma vede le sue speranze sbattere contro il ferro dell'ultimo tentativo dall'arco. E dire che i Blazers avevano condotto in maniera abbastanza tranquilla per ogni singola fase del primo tempo e soprattutto che avevano trovato 28 punti con Lillard (18 in un quarto periodo da applausi) e 27 con McCollum. E a questo punto si rivelano decisivi anche i 7 punti di un Marco Belinelli comunque comprimario nella terza vittoria dei suoi Spurs.

HOUSTON ROCKETS-OKLAHOMA CITY THUNDER 116-112
I Rockets cominciano a ingranare e portano la loro serie a due vittorie e una sconfitta. Lo fanno abbattendo a Houston i Thunder in una partita certamente non facile, come dimostrato dal fatto che al termine del primo quarto si ritrovano già a -13. Nel corso della partita prende però sempre più consistenza James Harden, che alla fine si porta a casa qualcosa come 40 punti. Il Barba riesce in particolare a catturare le attenzioni della difesa di Oklahoma City, che lo martella di falli ma non esce mai dalla partita: a 19 secondi dalla fine una tripla di Shai Gilgeuos-Alexander porta il punteggio su -3, ma non basta. Come non bastano i 17 punti di Danilo Gallinari, anche perché dall'altra parte il temuto ex Westbrook ne fa 21, con tanto di 12 rimbalzi e nove assist. 

NEW ORLEANS PELICANS-GOLDEN STATE WARRIORS 123-134
C'era un gran bisogno di sbloccarsi, dopo un inizio stagione fatto sì ancora di due sole partite, ma entrambe perse. Ed è il parquet dello Smoothie King Center di New Orleans quello scelto da Golden State per sbarrare per la prima volta la casella delle vittorie in questa nuova Nba, nonostante la disperata rimonta finale dei Pelicans: se il finale racconta di un -11, a cinque dalla sirena la situazione era infatti di -29. Senza Zion Williamson tocca così a Brandon Ingram tentare di caricarsi sulle spalle la squadra, grazie ai suoi 27 punti e 10 rimbalzi. Ma non basta, anche perché Nicolò Melli stavolta sbaglia serata (solo 2 punti per lui) e soprattutto dall'altra parte si sveglia Steph Curry (26 punti, 11 assist), anche Russell e Lee superano quota 20 e Green piazza una tripla doppia. Tutto da rifare per New Orleans, che per ora ha solo perso e tra l'altro mai così male.

TORONTO RAPTORS-ORLANDO MAGIC 104-95
Non si diventa campioni della Nba per caso, e chi pensava che i Raptors avrebbero piegato verso il basso la propria parabola dopo il ko di Boston si sta già iniziando a ricredere. Toronto batte senza particolari grattacapi una versione a polveri bagnate dei Magic (unica franchigia a non aver mai ancora superato quota 100 punti quest'anno): per i campioni sono decisivi i soliti noti, da Kyle Lowry che mette a referto 26 punti a Pascal Siakam che risponde con 24, cui aggiunge nove rimbalzi. Orland non gioca nemmeno male, come dimostrano i 24 punti di Jonathan Isaac, i 18 di Evan Fournier e i 13 di Markelle Fultz, ma insegue praticamente per l'intera partita. E il breve sorpasso di metà quarto periodo si rivela solo un'illusione.

NEW YORK KNICKS-CHICAGO BULLS 105-98
Il Madison Square Garden si prepara a vivere un'altra notte da incubo, e invece quando meno te lo aspetti si sblocca l'inceppata macchina Knicks, andando a trovare contro Chicago una memorabile vittoria. I Bulls sognano l'impresa nella Grande Mela, come il 33-15 costruito nel primo quarto lascia chiaramente intendere, ma vede il proprio vantaggio andare via via diminuire fino al sorpasso confezionato da una tripla di Bobby Portis (che contro la sua ex squadra mette a segno ben 28 punti, pur partendo dalla panchina). La nuova malata di lusso della Nba sembra quindi diventare proprio Chicago, che resta 1-3 nella propria opaca serie nonostante i 21 punti di Zach LaVine e i 18 Lauri Markkanen: è la "maledizione del Blitz", avrebbero detto in una famosissima serie tv ambientata proprio a New York.

MILWAUKEE BUCKS-CLEVELAND CAVALIERS 129-112
C'erano una volta i Cavaliers, che a est erano una di quelle forze sempre capaci di sparigliare le carte e all'occorrenza di arrivare fino in fondo nei Playoff (vincendoli addirittura, in un'occasione). Ruolo che nel frattempo si sono presi i Bucks, come dimostrato al Fiserv Forum in una sfida assolutamente a senso unico dopo un primo quarto in cui Cleveland aveva addirittura sperato di poter portare a casa la sorprendente impresa. E invece Khris Middleton guida Milwaukee dall'alto dei suoi 21 punti, ma per la franchigia del Wisconsin sono sette i giocatori che arrivano in doppia cifra (tra cui Antetokounmpo, che abbina ai suoi 14 punti 10 rimbalzi e 7 assist). In casa Cavaliers sono due le doppie doppie (17 e 13 rimbalzi per Thompson, 15+16 per Love), ma non è sufficiente a rinverdire i fasti del passato contro la nuova forza emergente dell'Eastern Conference.

LOS ANGELES CLIPPERS-CHARLOTTE HORNETS 111-96
Phoenix è dimenticata e i Clippers riprendono la loro marcia stroncando allo Staples Center le speranze di Charlotte, che dopo la rocambolesca vittoria al debutto contro i Bulls ha finora sempre perso. D'altra parte non c'è molto da fare se ti trovi contro un Kawhi Leonard da 30 punti, Lou Williams che parte dalla panchina e ne mette a segno 23 e anche Harrell che arriva fino ai 19. Gli Hornets possono solo aggrapparsi ai 17 di Terry Rozier, ma è chiaro che le difficoltà non sono poche. Anche considerando che i californiani ancora non potevano avvalersi di una stella assoluta come Paul George.

ATLANTA HAWKS-PHILADELPHIA 76ERS 103-105
Erano entrambe ancora imbattute e la sfida della State Farm Arena doveva servire anche a capire chi possa diventare il punto di riferimento di tutti a est. Ebbene, a quota 3 vittorie su 3 salgono i Sixers, al cospetto di Atlanta che però tiene la partita aperta fino alla fine e dimostra di essere una realtà non solo in crescita ma già decisamente solida. Tra gli Hawks si distingue Trae Young (25 punti e nove assist), ma dall'altra parte decisivo è Joel Embiid: per lui, che pure non è in condizioni fisiche perfette, arrivano 36 punti e i liberi che a cinque dalla sirena di fatto decidono la partita. Anche perché poi dall'altra parte c'è un ultimo tentativo da tre affidato all'eterno Vince Carter. Il ferro, però, si rivela amico di Philadelphia che adesso vola.

SACRAMENTO KINGS-DENVER NUGGETS 94-101
Da una parte una squadra che guarda tutti dall'alto, dall'altra l'ultima forza dell'ovest. Questo è il senso della sfida del Golden 1 Center, dove Sacramento raccoglie l'ennesimo ko di un inizio stagione balordo, reso ancora più seccante dal fatto che una partita complicata sembrava essere già stata recuperata. Denver, invece, ha la forza di mostrare i muscoli contro i Kings, subirne la rimonta e poi andare a prendersi la vittoria grazie all'accelerazione iniziata a metà terzo quarto e di fronte a cui i californiani non riescono a reagire. E dire che i due top scorer di serata sono proprio in campo con i colori dei Kings (Holmes in doppia doppia a quota 24+13 assist, Fox che arriva a 20). La prestazione corale di Denver è però decisamente più incisiva, con Jamal Murray migliore dei suoi a quota 18 punti e un Nikola Jokic per una notte opaco. Ma questi Nuggets finora nessuno è riuscito a fermarli.

PHOENIX SUNS-UTAH JAZZ 95-96
Quando una partita viene vinta di un solo punto ci si aspetta una sfida tiratissima fino all'ultimo secondo e magari anche oltre, se il tiro decisivo arriva sulla sirena. La verità non sempre racconta di match così tesi e palpitanti, ma quello che va in scena a Phoenix rispetta alla perfezione il luogo comune. I Jazz si trovano infatti a inseguire, ma strappano una vittoria di cuore e furbizia grazie a Donovan Mitchell, che si prende fallo e segna l'ultimo dei suoi 25 fondamentali punti quando mancano solo 0.4 sul cronometro. Non mancano anche altri grandi protagonisti, a partire da Bojan Bogdanovic (29 punti) e Rudy Gobert (15 punti e 18 rimbalzi). In casa Suns è Devin Booker a provare a tenere alta la baracca con 21 punti, ma non basta. Colpa di quel maledetto ultimo secondo.

DETROIT PISTONS-INDIANA PACERS 96-94
Tra chi è costretto a guardare tutti dal fondo della classifica, in questa prima fase di Nba, c'è anche Indiana che porta la sua serie sullo 0-3 e si morde le mani: la speranza del sorpasso impossibile alla Little Caesars Arena c'era stata eccome. A vincere sono invece i Pistons, al comando per tutta la partita tranne per brevi tratti nell'infuocato finale. E Detroit deve ringraziare Andre Drummond (18 punti + 18 rimbalzi), ma anche Christian Wood che ne assomma rispettivamente 19 e 12. Solo 10, invece, per Derrick Rose che però colpisce nel momento più importante: il finale. I Pacers si leccano di nuovo le ferite e possono se non altro raccontare a loro stessi di aver mandato in campo il top scorer della nottata, Domantas Sabonis (che a 21 punti abbina anche 14 rimbalzi). Ma la classifica continua a piangere.

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