NBA

Nba: Clippers e Jazz continuano a vincere, Popovich arriva a 1.300 successi con gli Spurs

Quinta vittoria consecutiva per i californiani, che battono 122-112 i 76ers, Mitchell trascina Utah nel 126-110 su Memphis. Storica pietra miliare per l’head coach di San Antonio

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Nelle nove partite della notte Nba spicca la quinta vittoria consecutiva dei Clippers, che battono 122-112 i 76ers, mentre Utah, trascinata dai 35 di Mitchell, vince ancora in casa (19 successi di fila tra le mura amiche) superando Memphis 126-110. San Antonio batte Chicago 120-104: è la vittoria numero 1.300 per coach Popovich. Sacramento esulta sulla sirena contro Cleveland, vittorie importanti per Knicks, Pelicans e Celtics.

LOS ANGELES CLIPPERS-PHILADELPHIA 76ERS 122-112

I losangelini consolidano il terzo posto nella Western Conference battendo la capolista ad Est (che veniva da quattro successi consecutivi) e allungano la propria serie vincente a cinque vittorie. Convincente la prestazione dei due uomini di punta per i Clippers, Kawhi Leonard e Paul George, che mettono a segno rispettivamente 28 e 24 punti (George sfiora anche la tripla doppia, con 9 rimbalzi e altrettanti assist a tabellino). Merita però menzione anche la prova, uscendo dalla panchina, di Terance Mann, che gioca poco più di 28 minuti, fa 10/12 dal campo e conclude con 23 punti a referto. Troppo per una Philadelphia che stavolta sente eccome la mancanza di Joel Embiid: non bastano 29 punti di Tobias Harris a tenere in piedi le speranze degli uomini allenati da Doc Rivers, che comunque, in classifica, conservano una partita di vantaggio sui Nets e due e mezzo sui Bucks.

UTAH JAZZ-MEMPHIS GRIZZLIES 126-110

Nessun problema, invece, per la prima in classifica ad Ovest, che allunga l’incredibile serie di vittorie in casa portandola a 19 dopo un incontro dominato sin dalle prime battute. È di fatto il primo quarto, terminato 39-19, a decidere il match, con Donovan Mitchell capace di segnare 16 dei suoi 35 punti proprio nella frazione d’apertura. Oltre a quella di ‘Spida’, è ottima anche la prova di Jordan Clarkson, sempre più candidato numero uno al titolo di ‘Sesto uomo dell’anno’ grazie a 28 punti in poco meno di 29 minuti, uscendo come sempre dalla panchina. Significativa, inoltre, la doppia-doppia di Rudy Gobert, che a 16 punti aggiunge 14 rimbalzi. Dall’altra parte, Memphis manda sei uomini in doppia cifra ma il migliore, Kyle Anderson, non va oltre quota 16: troppo poco per evitare il secondo ko consecutivo, sempre contro i Jazz, a ventiquattr’ore di distanza.

SAN ANTONIO SPURS-CHICAGO BULLS 120-104

Dopo quattro ko consecutivi arriva finalmente una vittoria per gli Spurs e soprattutto un’importante pietra miliare per Gregg Popovich, che diventa il terzo allenatore nella storia della Nba a raggiungere le 1.300 vittorie in regular season (unico a riuscirci con una sola squadra). San Antonio domina già nel primo tempo (33-20 a fine primo periodo, 65-39 all’intervallo lungo) e chiude con ben sette uomini in doppia cifra, guidati dai 20 punti di Jakob Poeltl e dai 17 del solito efficace DeMar DeRozan. Per quel che riguarda i Bulls, mai davvero in partita, si segnalano i 21 punti al debutto con la nuova divisa dell’ex Orlando Nikola Vucevic, ma la sua chimica con Zach LaVine (18 per lui) è ancora tutta da verificare. A sorridere, dunque, è coach Popovich, che adesso ha nel mirino Lenny Wilkens (1.332 vittorie) e l’attuale detentore del record Don Nelson (1.335): un primato matematicamente impossibile in questa stagione, mancando 19 partite, ma che il santone della panchina texana potrebbe battere il prossimo anno, se deciderà di restare nel ruolo che occupa dal 1997.

SACRAMENTO KINGS-CLEVELAND CAVALIERS 100-98

Una tripla disperata di Harrison Barnes sulla sirena, dopo un assist a tutto campo di De’Aaron Fox, regala ai Kings un successo che, per come si era messa la partita negli ultimi secondi, sembrava davvero insperato. Il match, infatti, sembrava chiuso sul lay-up a 0.2 dal termine di Collin Sexton, miglior marcatore dei Cavs con 26 punti, ma è l’ultima incredibile azione, destinata ad entrare negli highlights stagionali pur trattandosi di una sfida tra due squadre dal record perdente, a frustrare le ambizioni degli ospiti. Barnes e Fox sono protagonisti anche dal punto di vista delle cifre individuali: l’ex Golden State firma una doppia-doppia da 16 punti e 11 rimbalzi, il prodotto di Kentucky segna invece 36 punti, con 15/24 al tiro. Con la vittoria, Sacramento sale a 21 vinte e 25 perse, portandosi a una sola partita di distacco dal decimo posto che vale l’ingresso al play-in tournament.

NEW ORLEANS PELICANS-DALLAS MAVERICKS 112-103

Reduce dal career-high di 39 punti, fatto segnare solo ventiquattr’ore prima nel ko contro Denver, Zion Williamson quasi concede il bis, ‘fermandosi’ a quota 38 ma stavolta trascinando i suoi Pelicans al successo casalingo, contro i Mavs in fase di riassestamento e soprattutto ancora senza Luka Doncic, costretto da un malanno stagionale (non legato al Covid) alla seconda assenza consecutiva. Oltre a quella di Williamson, va segnalata anche la prestazione di Nickeil Alexander-Walker, che in assenza di Lonzo Ball (ancora a roster dopo la trade deadline, ma tutt’altro che sicuro di rimanere) mette a segno 20 punti, con 6/10 dalla distanza. A Dallas non bastano i 30 punti, uscendo dalla panchina, di Tim Hardaway jr: senza Doncic e Porzingis (fermato a sua volta da un infortunio) i texani semplicemente non sono competitivi. Rinviato ancora il debutto di Nicolò Melli: niente gara da ex per l’azzurro, che resta in panchina per tutta la durata del match.

MILWAUKEE BUCKS-NEW YORK KNICKS 96-102

Senza Giannis Antetokounmpo, Khris Middleton, Jrue Holiday e Donte DiVincenzo, tutti fermi per problemi fisici, Milwaukee lotta fino alla fine contro i Knicks ma non riesce ad evitare la sconfitta nonostante i 23 punti dell’altro Antetokounmpo, Thanasis, e i 21 di Jordan Nwora. New York riesce dunque a conquistare una vittoria significativa sia perché vince una serie contro i Bucks per la prima volta in sette stagioni sia perché è un’ulteriore accelerata nella corsa ai playoff: i 21 punti di R.J. Barrett e Alec Burks, uniti ai 13 messi a segno, uscendo dalla panchina, sia da Derrick Rose sia da Immanual Quickley, regalano infatti l’aggancio al quarto posto occupato da Charlotte ad Est, (24-22 il record dei newyorchesi, 23-21 quello degli Hornets). L’unico punto negativo della partita di New York è l’infortunio nel primo quarto di Mitchell Robinson: il centro si è fratturato il piede destro, un ko che lo terrà fuori presumibilmente per molto tempo.

OKLAHOMA CITY THUNDER-BOSTON CELTICS 94-111

Seconda vittoria consecutiva per i Celtics, che approfittano della rivoluzione in casa Thunder (tra le mosse del general manager Sam Presti c’è anche l’esclusione dalla rosa del veterano Al Horford) e vincono comodamente alla Chesapeake Energy Arena, guidati da 27 punti di Jayson Tatum e 25 di Jaylen Brown. La vittoria consente a Boston di portarsi a mezza partita dal sesto posto di Atlanta ad Est, la posizione minima per accedere al primo turno dei playoff senza passare dal nuovo mini-torneo di fine regular season. Discorsi che non riguardano affatto, invece, i Thunder, ormai orientati più a pensare alla lottery: sul parquet, comunque, si difendono Theo Maledon, autore di 22 punti, e il giovane centro Moses Brown, sostituto di Horford, capace di mettere a segno 21 punti e raccogliere ben 23 rimbalzi.

WASHINGTON WIZARDS-DETROIT PISTONS 106-92

Sorride a metà la squadra della capitale americana, che pur battendo i Pistons devono fare i conti con l’infortunio al fianco di Bradley Beal, che si fa male a 1’41” dalla fine del secondo periodo, resta fino all’intervallo lungo (chiudendo con 17 punti e 6 assist) ma deve alzare bandiera bianca dopo la pausa lunga. A guidare gli Wizards alla vittoria ci pensa comunque Russell Westbrook, con una tripla-doppia da 19 punti, altrettanti rimbalzi e 10 assist, mentre dall’altra parte ci sono solo tre uomini sopra quota 10, con Wayne Ellington miglior marcatore con appena 15 punti e Jerami Grant che si ferma invece a 9. Detroit, a dire il vero, prova a mettere la freccia con un parziale di 34-11 nel terzo periodo, ma Washington risponde vincendo 27-17 l’ultimo quarto e porta a casa il successo.

MINNESOTA TIMBERWOLVES-HOUSTON ROCKETS 107-129

Dopo la clamorosa rimonta di ventiquattr’ore prima, sempre sul parquet del Target Center, i T-Wolves non solo non concedono il bis ma stavolta affondano senza appello contro una Houston capace di un significativo scatto d’orgoglio. Guidati dai 25 punti di Kevin Porter jr e dai 20, uscendo dalla panchina, di D.J. Augustin, i Rockets non hanno nemmeno bisogno del miglior John Wall (13 i punti dell’ex Wizards) per volare sul +26 all’intervallo e contenere il tentativo di rimonta di Minnesota, che nonostante i 27 punti messi a segno sia da Anthony Edwards sia da Karl-Anthony Towns (per quest’ultimo anche 15 rimbalzi) non riesce, stavolta, neanche ad immaginare di poter ribaltare il risultato, confermandosi la peggior squadra della Lega, a livello di record.

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