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Nba, sorriso per Spurs e Belinelli

L'azzurro ne mette 17 nel successo dei texani contro Detroit, non bastano i 18 del lombardo per evitare a LA la sconfitta con i Jazz

28 Feb 2019 - 08:41

Archiviato un deludente Rodeo Trip, i San Antonio Spurs tornano a festeggiare una vittoria nella regular season Nba. Anche grazie ai 17 punti di Belinelli, i texani piegano Detroit 105-93. Non bastano, invece, i 18 punti di Gallinari ai Clippers, che si arrendono 105-111 a Utah. Cadono, a sorpresa, anche i Warriors, piegati sulla sirena da una magia dell'intramontabile Wade. Quarta sconfitta in fila per Boston, che cede 97-92 ai Trail Blazers.

SAN ANTONIO SPURS-DETROIT PISTONS 105-93
Per fortuna dei San Antonio Spurs, il Rodeo Trip peggiore della storia dei texani (1-7 il record nelle otto gare in trasferta) è solo un ricordo. All'AT&T Center, la squadra di Gregg Popovich torna a trovare un successo fondamentale in ottica playoff, piegando i lanciatissimi Detroit Pistons 105-93. Una prestazione eccellente, soprattutto in difesa, con gli Spurs (34-29) che, per la prima volta da oltre un mese, tengono gli avversari sotto i 100 punti. Il protagonista del match è LaMarcus Aldridge, che chiude con 24 punti, ai quali si aggiungono, però, i 17 di un preziosissimo Marco Belinelli, che tira con un convincente 7/10 dal campo e un ottimo 3/4 dall’arco. A Detroit (29-31), che cavalcava una striscia di 7 vittorie nelle ultime 8 partite, non bastano i 22 punti di Reggie Jackson e la doppia doppia da 10 punti e 17 rimbalzi di Andre Drummond.

UTAH JAZZ-LOS ANGELES CLIPPERS 111-105
La vittoria dei San Antonio Spurs permette ai texani di ri-superare in classifica i Los Angeles Clippers, che cadono 111-105 nel fortino degli Utah Jazz. La squadra di Doc Rivers parte fortissimo, realizzando 33 punti nel primo quarto, ma si spegne alla distanza, complice le pessime percentuali di squadra (39% dal campo e 19% dall'arco). Utah ne approfitta dunque per ricucire le distanze e prendere il largo nel secondo tempo anche grazie ai 32 punti di Donovan Mitchell e alla doppia doppia da 20 punti e 13 rimbalzi del gigante francese, Rudy Gobert. A LA, invece, non bastano i 18 punti di Danilo Gallinari, che tira però malissimo dal campo (3/14 al tiro e 0/6 da 3). I Clippers (34-29) scivolano così all'ottavo posto in classifica nella Western Conference, con due partite di vantaggio sui Kings. Utah (34-26) consolida, invece, il proprio sesto posto.

LOS ANGELES LAKERS-NEW ORLEANS PELICANS 125-119
I Los Angeles Lakers battono un colpo e si vendicano dei New Orleans Pelicans che, solo qualche giorno fa, avevano dato una bella ripassata ai gialloviola in Louisiana. L'anima di LA è, ancora una volta, LeBron James, che realizza la tripla decisiva nel finale e chiude con una prova da 33 punti, 10 rimbalzi e 6 assist. Dopo essere stato ammonito proprio dal 'Re', torna protagonista anche Rajon Rondo, che chiude con una doppia doppia da 11 punti e 16 assist (massimo stagionale). A questi, si aggiungono i 23 di Brandon Ingram e i 22 di Kyle Kuzma, gli scudieri preferiti di James. Per i Pelicans (27-36), non bastano i 35 del grande ex, Julius Randle, e i 22 del sogno proibito di LA, Anthony Davis, corteggiatissimo negli ultimi giorni di mercato. Una vittoria che ridà una boccata di ossigeno ai Lakers (30-31), anche complice le sconfitte di Kings e Clippers, avversarie dirette per l'ottavo posto a Ovest.

MIAMI HEAT-GOLDEN STATE WARRIORS 126-125
I Warriors sono i dominatori dell'NBA di oggi, forti dei loro tre titoli conquistati negli ultimi quattro anni, gli Heat sono stati una dinastia nel decennio passato vincendo le stagioni 2006, 2012 e 2013. E anche per questo motivo il finale dell'American Airlines Arena si rivela il migliore possibile, con pochi temi di smentita. Decisivo è infatti Dwyane Wade, l'ultimo dei Big Three superstiti a Miami e che contro i campioni piazza la tripla della vittoria sulla sirena, in uno dei momenti forse più belli della sua stagione d'addio. Ultimo atto di una partita che lo restituisce monumentale, con 25 punti totali e due triple negli ultimi 15 secondi. Per il resto, i titoli se li prende Goran Dragic: 25 punti per lui solo nel primo tempo, con gli Heat che si ritrovano anche sul +20. Golden State però rimonta (anche grazie ai 36 punti di Klay Thompson, i 29 di Kevin Durant e i 24 di Steph Curry) e tutto si decide nei secondi finali: Durant sbaglia un libero, Wade la mette da tre. E in epoca di Space Jam, sul parquet che fu di LeBron, nessuno avrebbe potuto inventare un finale migliore.

BOSTON CELTICS-PORTLAND TRAIL BLAZERS 92-97
Il momento è delicato per Boston, che infila la quarta sconfitta negativa contro Portland che invece non sembra volersi fermare più. E dire che i Celtics iniziano anche con il piglio giusto contro una delle squadre più in forma del mese, con Kyrie Irving in particolare che trascina i suoi in un primo tempo in cui Boston prova a scappare e Portland resta sempre attaccata alla partita. Nel terzo parziale però la franchigia dell'Oregon accelera poderosamente, guidata da un Damian Lillard in giornata di grazia (33 punti, 21 dopo l'intervallo lungo) e sale sul +12. Non è finita, con i Celtics che trovano la forza di riportarsi sotto solo per subire la beffa della tripla finale da parte di Lillard. E alla fine i 31 punti di Irving si rivelano utili solo per gli almanacchi.

CHARLOTTE HORNETS-HOUSTON ROCKETS 113-118
A Charlotte vogliono restare aggrappati ai playoff (sono attualmente ottavi a Est) e contro i Rockets gli Hornets provano per due volte lo strappo di una partita che alla fine prende la strada di Houston. Dopo una prima mini-fuga nei minuti iniziali, i padroni di casa volano fino al +12 a metà del terzo periodo. Senza attenuanti, però, il crollo del quarto conclusivo (con tanto di parziale di 18-4 per i texani). I Rockets salutano il nuovo massimo di carriera di Clint Capela (23 punti e 17 rimbalzi) e i 30 punti del solito James Harden: solito nel bene e nel male, dato che le sue polveri dall'arco rimangono pericolosamente bagnate (1/11). A Charlotte possono sorridere solo per i 35 di Kemba Walker, che però punge senza abbattere Houston, attualmente ultima delle cinque teste di serie a Ovest in ottica playoff.

DALLAS MAVERICKS-INDIANA PACERS 110-101
Luka Doncic si fa un gradito regalo di compleanno, battendo i lanciatissimi Indiana Pacers: 110-101 il risultato finale in favore di Dallas. Lo sloveno, alla sua ultima partita da teenager, chiude con un'altra prestazione da incorniciare: 26 punti, 10 rimbalzi e 7 assist. A questi, si aggiungono anche i 24 di Jalen Brunson, che firma il nuovo massimo stagionale, i 20 del neoarrivato Tim Hardaway Jr. e gli 11 di Dirk Nowitzki, partito per la prima volta in quintetto nel corso di questa stagione. Dopo tre quarti caratterizzati dal grande equilibrio, Indiana crolla nel finale, subendo la seconda sconfitta consecutiva, anche complici le pesanti assenze di Domantas Sabonis e Tyreke Evans. I migliori tra le fila dei Pacers sono il solito Bojan Bogdanovic, che da primo violino della squadra ne mette 22, e l'ex Wesley Matthews, che ne aggiunge 20.

MEMPHIS GRIZZLIES-CHICAGO BULLS 107-109
La pausa per l'All-Star Game ha fatto molto bene ai Chicago Bulls, che cavalcano una striscia di quattro vittorie nelle ultime cinque partite. Contro i Grizzlies arriva un successo di squadra (109-107), al termine di una partita tirata e combattuta fino all'ultimo possesso. Decisivo nel finale il canestro di Zach LaVine, mentre la tripla per il pareggio di Justin Holiday si ferma contro il primo ferro. Il playmaker dei Bulls è il migliore realizzatore del match, chiudendo con 30 punti e 5 rimbalzi, ai quali si aggiunge l'ennesima doppia doppia da 22 punti e 10 rimbalzi di Lauri Markkanen. Dall'altra parte, non bastano i 23 punti con 7 rimbalzi di Avery Bradley e i 21 con 6 assist di Mike Conely. I Bulls (17-45) restano al terzultimo posto della Eastern Conference, mentre Memphis (24-39) è penultima a Ovest, meglio solo dei Phoenix Suns.

SACRAMENTO KINGS-MILWAUKEE BUCKS 140-141 (OT)
I Sacramento Kings fanno sul serio. Ne sa qualcosa anche Milwaukee, la miglior squadra della Nba, che ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie per portare a casa la vittoria. Ci è voluto un overtime, infatti, ai Bucks per imporsi 141-140 al termine di un match in cui gli attacchi hanno fatto certamente meglio delle difese. Con un Giannis Antetokounmpo non al top della condizione, coach Budenholzer si affida a Eric Bledsoe e Malcom Brogdon: il primo chiude con una tripla doppia da 26 punti, 13 assist e 12 rimbalzi, mentre il secondo realizza il canestro decisivo nell'extra time. Ai giovani e temibilissimi Kings, che lottano fino all'ultimo possesso (12-4 di parziale negli ultimi minuti del quarto periodo per forzare l'overtime) e vedono allontanarsi l'ottavo posto a Ovest, non bastano i 32 punti di Buddy Hield e i 25 (con 8 rimbalzi e 8 assist) di Bogdan Bogdanovic.

BROOKLYN NETS-WASHINGTON WIZARDS 116-125
Per i playoff c'è anche Washington. Questa la più importante notizia che arriva dalla sfida del Barclays Center, dove la squadra della Capitale subisce un mortifero 10-0 a inizio partita, ma poi raggiunge e supera i Nets non perdendo più il controllo delle operazioni (a un certo punto, nel terzo periodo, si ritrova addirittura sul +28). Buona parte del merito, manco a dirlo, è del solito Bradley Beal: per lui arriva una prestazione da 31 punti, culmine di un mese da trascinatore per i suoi. Brooklyn si aggrappa ai 28 punti di D'Angelo Russell, troppo poco per battere i Wizards di oggi. I Nets rimangono sesti a Est (anche perché Detroit e Charlotte perdono), Washington è a tre gare di distanza dagli Hornets ottavi, e davanti a sé ha anche Orlando e Miami. Ma ora nel District of Columbia a questa magia vogliono crederci per davvero.

ATLANTA HAWKS-MINNESOTA TIMBERWOLVES 131-123 (OT)
Sono attualmente i fanalini di coda delle rispettive Division (Southeast e Northwest), ma se il risultato è una partita del genere allora Hawks e T'wolves possono guardare al futuro con rinnovato ottimismo. Alla State Farm Arena l'ago della bilancia inizialmente pende tutto verso Minnesota, e il pubblico della Georgia magari teme di dover assistere a un'altra di quelle serate da dimenticare. E invece nel finale si scatenano due giovani terribili, che fanno volare gli Hawks: si tratta di Trae Young (che con 36 punti eguaglia il massimo in carriera vecchio di appena qualche giorno, e ci mette anche 10 assist) e John Collins (34 punti per lui). Sono loro a portare la sfida all'overtime, dove Atlanta infila un 13-5 che tramortisce Minnesota, giunta fin lì grazie ai 37 punti e 18 rimbalzi di Karl-Anthony Towns, i 21 di Andrew Wiggins e i 18 di un monumentale Derrick Rose. Che non bastano però a portare legna ai Timberwolves.

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