Khirenz Rai, una storia di riscatto

Dal Campo Base dell’Everest, il pilota di elicotteri Maurizio Folini ci parla del rapporto tra alpinisti e popolazione locale.

di STEFANO GATTI
Khirenz Rai, una storia di riscatto

Maurizio Folini è una guida alpina valtellinese ed un pilota di elicotteri. Uno dei più bravi, e non solo in Italia. Sei anni fa realizzò un intervento di soccorso da record ben oltre i settemila metri di quota sul Lhotse, quarta vetta del pianeta e “dirimpettaio” dell’Everest, dal quale lo separa la sella del Colle Sud, il punto più basso (si fa per dire) della cresta che separa i due colossi himalayani. Ogni anno nella stagione delle ascensioni agli “Ottomila” della Terra Folini fa ritorno in Nepal, pronto ad intervenire in caso di necessità. Ma non è solo questo: come alcuni dei più grandi alpinisti, Maurizio ha da tempo avvertito la necessità di restituire quanto ricevuto nel corso degli anni da questa regione di montagne immani e di scenari da togliere il fiato e soprattutto alla gente che da sempre abita (con grande sacrificio) questi luoghi. In particolare, Folini ed il suo elicottero hanno svolto un ruolo importantissimo nel 2015, all’epoca del disastroso terremoto che ha sconvolto il Nepal. Ma è poi rispetto alla quotidianità di una vita fatta di sacrifici e ristrettezze (quella che conduce la stragrande maggioranza della popolazione nepalese) che Maurizio continua a distinguersi. Offrendo il suo contributo in termini di attenzione e disponibilità. Ne è una testimonianza il breve racconto che il “nostro” ha diffuso qualche giorno fa dal campo base dell’Everest. L’abbiamo letta ed abbiamo chiesto a Maurizio l’autorizzazione a diffonderla ulteriormente. Nella convinzione (nostra e crediamo anche sua) che la “conquista” di un Ottomila non si realizzi solo calpestandone i pochi (a volte pochissimi) metri quadrati di ghiaccio e neve della vetta, né solo rientrando sani e salvi al campo base e nemmeno semplicemente cedendo ai portatori locali una parte della propria attrezzatura, improvvisamente divenuta … ingombrante. A chi resta a “custodire” le montagne (in attesa della prossima stagione, in attesa della prossima generazione di alpinisti) ciò che occorre lasciare sono rispetto e gratitudine. Se possibile, una preziosissima occasione di riscatto. Proprio come quella che state per leggere.


Khirenz Rai é un ragazzo che ho conosciuto un paio di anni fa durante una minispedizione in Nepal con mio figlio. I due ragazzi hanno la stessa età, Matteo studia alla università e Khirenz fa il portatore: questa é la differenza tra dove si nasce e si cresce e non possiamo farci nulla. Khirenz quest'anno lavora come portatore da Gorakshep al campo base dell’Everest. Porta circa novanta chilogrammi alla volta e riesce a fare tre viaggi al giorno. Ho invitato Khirenz a cena a Lukla e intanto che gustava la bistecca scriveva alcune frasi su un piccolo libriccino. Gli ho chiesto cosa stesse scrivendo e lui con un megasorriso - quasi vergognandosi - mi ha spiegato che gli piace scrivere dei pensieri o delle minipoesie per poi rileggerle con gli amici. Quando l’ho conosciuto, Khirenz non parlava inglese, mentre adesso se la cava bene. Lo scorso anno gli avevo dato dei soldi per comprarsi dei libri di testo per imparare l’inglese, e con mia immensa gioia lui l’ha fatto. Khirenz ha quattro sorelle (due delle quali sposate) ed un altro fratello, anche lui portatore. Vivono in un paesino (a dire il vero sono tre case!) in mezzo ai campi di patate, distante circa tre giornate di cammino da Lukla. Lui e suo fratello devono lavorare per i loro genitori e per le loro due sorelle ancora a casa. Quando gli chiedo se la vita che fa è dura lui mi guarda con il suo immenso sorriso e mi dice:"Si é dura,ma sono contento perché con i soldi che guadagno posso mantenere la mia famiglia e comprare altri libri per studiare." Stamattina gli ho dato un passaggio in elicottero, risparmiandogli due o tre giornate di cammino (grazie Kailash Helicopter Service): penso se lo sia meritato. Volevo esprimere questo mio personale pensiero ai ”salitori”dell’Everest: grazie per avere scelto di passare le vostre vacanze in questa regione. Così facendo date del lavoro anche a questi ragazzi. Sarebbe bello, se ogni volta che vi gustate una Coca-Cola al campo base, vi ricordaste anche del sudore di questi ragazzi. Vedrete che il suo gusto sarà ancora più dolce. Buon Everest a tutti.

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