OUTDOOR E MONTAGNA

Il vero talento è la dedizione: la fatica come via maestra alla realizzazione di sé

Nascere campioni sulle montagne di tutto il mondo, diventarlo nella vita di tutti i giorni seguendone l'esempio degli atleti professionisti: una proposta "Oltre il limite".

di
  • A
  • A
  • A

Ci sono i libri dedicati alle grandi avventure in montagna, alle storie più appassionanti che a volte si tramutano in drammi e tragedie. Quelli insomma che ti catturano ed ipnotizzano, che divori in una notte ma poi riponi ben allineati nella tua biblioteca alpina, consapevole che difficilmente li riaprirai tanto presto. E poi c’è “Oltre il limite”, l’ultima… fatica di Eros Grazioli. Uno che di fatica tratta ogni giorno: per professione e per passione.

“Talent wins games, but teamwork and intelligence win championships” (Michael Jordan)

“Oltre il limite” non è – appunto - una grande storia di montagna, uno splendido volume fotografico. È, invece, un manuale dello sport outdoor praticato in montagna. Sprecato per uno scaffale, abita preferibilmente uno zaino. Non è un tascabile, ma è leggero: “zainabile”. Va usato, maltrattato, sgualcito, tirato fuori nel bel mezzo di un allenamento trail o sky (non in gara, meglio di no), quando si fa una pausa necessaria per guardarsi intorno, a tutte quelle montagne, per nutrire l’anima e confrontare le proprie sensazioni (non solo quelle fisiche) con le esperienze, gli insegnamenti, anche solo i suggerimenti di Eros Grazioli e della sua Sports Academy. Un manuale che non pesa nello zaino, che ha però un peso specifico, di qualità. Quella che portano i campioni che l’autore ha intervistato (raggiungendoli di persona, chiamandoli, scrivendo loro) allo scopo di porre domande esplicite, per poi indagare la Domanda con la D maiuscola, instillare il dubbio, proporre una variante di ricchezza e curiosità, suggerirci una strada ed un metodo, affidando però al gusto ed al giudizio del lettore un’eventuale missione personale:

è solo questione di talento, di doni forniti da Madre Natura, dall’Ente Superiore, oppure la fatica (rieccola, appunto), il lavoro, la dedizione e la dedicazione, votarsi ad una missione, possono “svoltare” un’esistenza, ridare entusiamo, motivazioni, superare un conflitto, un dramma, una depressione?

La risposta di Eros è inevitabilmente una ed una sola ma la proposta è aperta, sincera. E la risposta, personale appunto, è offerta a ciascuno di noi, a chi legge: è la mia, la tua, la sua scelta. Quello che Eros fa è proporci (lo dice il sottotitolo di "Oltre il limite") “la dedizione come vero talento attraverso l’esperienza di dodici atleti". Che sono poi modelli, puntelli, punti di riferimento: di partenza o di arrivo, non importa. Importa anche solo il punto intermedio, il passaggio, il punto di sosta oppure l’appiglio, il campo alto, quella pausa sopra un masso durante l’allenamento, guardandosi tutt’attorno, meravigliati: delle montagne e di sé stessi, di come si è arrivati fin lì, di come si proseguirà, molto prima e molto più di come e dove si arriverà. Il limite oltre il quale andare è questo e solo questo. L’egoistica meraviglia di sé (ci torniamo più avanti).

I modelli, le fonti di ispirazione, sono dodici. Non sono molti (proprio perché rari diamanti grezzi che il lavoro e la fatica hanno perfezionato). Li citiamo tutti, in ordine di apparizione:

Miche Boscacci, Marco De Gasperi, Eleonora Delnevo, Stefano Ghisolfi, Kilian Jornet Burgada, Tamara Lunger, Gesar Simon Messner, Simone Moro, Mario Poletti, Silvia Rampazzo, Jim Reynolds, Maurizio “Manolo” Zanolla.

Skyrunning ed alpinismo, free climbing e scialpinismo: lo sport outdoor, quello che si pratica sulle montagne, declinato nel manuale edito da Edizioni Versante Sud secondo le modalità più diverse (e affascinanti), associate ad alcuni dei loro campionati più affermati e per questo “motivazionali", in grado di ispirarci. Non solo, non necessariamente ad imitarli. Ma a metterci sulle loro tracce, questo sì. Dodici di loro, per imparare dal loro esempio, con la mediazione del… tredicesimo apostolo Grazioli. Che ha “tradotto” per noi il talento di Simone ed Eleonora, Tamara e Manolo, Silvia e Kilian. Una dozzina di campioni ai quali Eros ha posto altrettante domande, per poi sviscerarne le risposte, allinearle in dodici principi riassuntivi (a formare il Minimo Comune Denominatore) ed al tempo stesso aperte - come un biglietto aereo senza data - con il compito di guidarci al capitolo finale: che rimane ugualmente spalancato, per noi, a noi affidato. Non si tratta di semplici interviste: di un più o meno lungo alternarsi di domande e risposte. Chiacchierate, piuttosto: curiose ed a tratti confidenziali. Di quelle che avvicinano, trasmettono confidenza, fiducia. Così abbiamo fatto noi, conversando a più riprese con Eros, nei giorni delle recenti festività, contemporaneamente sfogliando "Oltre il limite" e traendone linee-guida, i consigli del suo autore, il suo intento.

“Le tabelle, le schede. Le lezioni servono perché io voglio cambiare, per il risultato su di me, per una sorta di ‘egoismo buono’ che esiste e che ci tiene in vita, qualche regola da riprendere. Il talento, è importante portarlo avanti per sé stessi e poi per gli altri. Insegnare ad altri la corsa, lo scialpinismo: l’impatto del nostro talento sugli altri. L’obiettivo è scuotere le persone, spiegare che non esistono ‘mostri sacri’ e che il talento richiede lavoro. Devo usare il mio talento, trasformarlo in impegno”. 

“Simone Moro (attualmente in spedizione sul Manaslu, ndr) mi ha detto: un alpinista bravo è come un idraulico bravo. Conta il fuoco che hai dentro. Ho cinquantatré anni: ho portato mio figlio a slittare con il bob. Lui si è divertito, io ho fatto potenziamento. Si tratta di spostare i limiti che vengono da dentro. Partire  da zero per raggiungere il proprio limite: qualunque esso sia. Che si tratti di una delle montagne più alte del pianeta come della collinetta dietro casa. Ecco, la salita di un ‘ottomila’ realizzata da Moro (non la ‘conquista’ della sua vetta) può fornire spinta e motivazioni anche a chi è sovrappeso, depresso oppure esaurito”.

“Se mi chiedi chi… prediligo tra i dodici intervistati, ti dico Eleonora Delnevo e Manolo. Certo, chi non vorrebbe avere il numero di celulare di Kilian ma… Eleonora! Lei è la prova vivente che le scuse stanno a zero! Abita poche centinaia di metri da casa mia e non lo sapevo… (Eleonora ha perso l’uso delle gambe nel 2015, a causa di un incidente durante una salita su una cascata di ghiaccio in Val Daone, ndr). E poi appunto Manolo. Mi ha spiegato cosa succede quando arrampichi slegato ed il tuo punto d’appoggio è… il vuoto! Risucchiato da quella sensazione. E pensa che a quattordici-quindici anni lui provava paura davanti alle falesie del Feltrino. Non è infrequente. Anche se nasci a Cervinia, in mezzo alle montagne, la montagna ti può schiacciare. Dipende da come sei fatto tu, non da come ti hanno fatto i tuoi genitori. Ciascuno di noi ha la propria opportunità”.

Per chiudere però, scegliamo noi, il nostro “limite talentuoso”. In fondo è ciò che ci propone Eros, è la “tabella” che ci chiede di seguire. Prendere in mano il nostro limite, esaminarlo, conoscerlo. Il nostro è… l’inarrivabile Mario Poletti: un campione ma prima ancora un amico. Quello che "il Mario” dice è – secondo noi – l’anello di congiunzione tra predestinazione e lavoro, atleta ed amatore, alpinista di punta e idraulico.

“Il vero talento è la consapevolezza. Prima di scoprire qual è il tuo limite devi scoprire chi sei tu. Non ho mai trascinato nessuno, chi mi ha seguito lo ha fatto di sua spontanea volontà. Ora devo trasferire a qualcun altro ciò che ho imparato nella mia carriera sudando, sbagliando, vincendo… ma assolutamente sempre divertendomi”.

Commenta Disclaimer

I vostri messaggi 0 comments