ATLETICA

Riva dopo il primato italiano nei 1500 indoor guarda al futuro prossimo

Intervista esclusiva al mezzofondista azzurro che dopo la grande prestazione di Karlsruhe pensa ai mondiali indoor di Torun con grandi ambizioni

di Ferdinando Savarese
10 Feb 2026 - 13:15
 © Sportmedia

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Federico Riva ha polverizzato domenica scorsa il record italiano dei 1500 indoor con il tempo di 3’33”94, nel corso del meeting Gold del World Indoor Tour a Karlsruhe, scendendo nettamente sotto il precedente limite detenuto da Ossama Meslek con 3'35'63, e migliorandosi oltretutto di quasi tre secondi rispetto al suo personale indoor di 3'36"74, grazie al quale si era impadronito una prima volta del primato nazionale il 2 febbraio 2024, superato però solo 24 ore dopo proprio da Meslek.

Il 25enne mezzofondista azzurro ha così ripreso il suo cammino agonistico nel migliore dei modi al debutto nel 2026, dopo che l'ultima gara del 2025 era stata la finale dei mondiali di Tokyo chiusa con un prestigioso settimo posto, con un risultato che gli apre ulteriori prospettive sulla strada per i campionati iridati indoor di Torun a marzo, per i quali si è ufficialmente qualificato con la prestazione nel meeting tedesco, e dove potrà certamente recitare un ruolo da protagonista.

Nato nella capitale il 9 novembre del 2000, ha iniziato da ragazzino giocando a calcio nelle giovanili della Roma, da sempre la sua squadra del cuore che appena può segue ovunque, per poi praticare anche l'atletica dall'inizio delle scuole medie e dedicarcisi completamente dal 2014, frequentando l'impianto sportivo Castelporziano delle Fiamme Gialle a Ostia, dove ha conosciuto Vittorio Di Saverio, il tecnico che lo ha seguito dal 2020 segnando la prima significativa svolta nella sua carriera agonistica culminata in particolare nel 2024 con la partecipazione tutte le più importanti manifestazioni internazionali, a iniziare dai 3000 indoor nei mondiali indoor di Glasgow, ma soprattutto i 1500 sia agli europei di Roma che alle Olimpiadi di Parigi.

La seconda grande svolta è stata poi all'inizio del 2025 con il cambio di allenatore, concordato di comune accordo con il precedente, che l'ha visto passare sotto la guida del tecnico tedesco Thomas Dreissigacker all'interno di un prestigioso gruppo internazionale, in una stagione puntata sulle gare all'aperto, dopo gli europei al coperto di Apeldoorn disputati con una ridotta preparazione a causa di un infortunio, dove ha realizzato con 3'31"42 la seconda prestazione italiana di sempre all'aperto, ma soprattutto ha ottenuto il brillante piazzamento nella finale iridata in Giappone.

© Cherif Salifou

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Federico una prestazione straordinaria. Ti aspettavi un simile crono alla prima gara dopo oltre quattro mesi?

"Posso dire onestamente che ci speravo, nel senso che se avessi chiesto l’esordio perfetto sarebbe stato un tempo del genere in quanto i miei allenatori, sulla base dei loro riscontri, presagivano nelle migliori condizioni un 3’33/34 e così é stato. Sicuramente tornare in pista in questo modo dopo 4 mesi dai mondiali di Tokyo mi dà molta fiducia".

Da oltre un anno fai parte del gruppo di preparazione tecnica gestito dalla multinazionale elvetica On. Come è cambiata la tua vita e il modo di allenarti?

"Sono entrato ufficialmente in questo gruppo a gennaio 2025 e posso dire che nell’ultimo anno ne sono cambiate di cose. Vivo con una valigia in mano sempre pronto a partire, trascorro gran parte dell’inverno in Sudafrica a Dullstroom per la preparazione invernale, poi durante il periodo di gare indoor faccio base a Roma, mentre nel periodo estivo da maggio ci spostiamo a St. Moritz dove prepariamo gli appuntamenti più importanti della stagione all'aperto, con qualche periodo in cui riesco a stare a casa. Il mio modo di allenarmi è cambiato molto, faccio più chilometri rispetto a prima e mi alleno in maniera diversa, ma come dico sempre l’importante è il risultato finale, e diciamo che a oggi posso ritenermi soddisfatto del lavoro svolto".

In particolare durante la recente preparazione invernale sono state introdotte per te delle novità rispetto a quella dell'anno scorso?

"Quando si comincia un nuovo percorso tecnico c'è inevitabilmente un periodo di adattamento al nuovo metodo di lavoro, specialmente nella fase di preparazione invernale che è spesso fondamentale nello sviluppo di tutta la stagione, per cui rispetto all'anno scorso posso dire di essere stato in grado di aumentare notevolmente il mio chilometraggio settimanale, passando dai 120 km ai 140/145 nei periodi di carico, ma sicuramente abbiamo curato molto di più anche la forza in palestra, dove sono sempre stato abbastanza carente".

Quale è stata la molla che ti ha spinto a cambiare guida tecnica al termine di un 2024 in cui avevi già fatto un grande salto di qualità?

"Il 2024 è stato l’anno che mi ha proiettato per la prima volta nell’atletica che ho sempre sognato di fare, quali il primato italiano indoor nei 1500, anche se per poco, 3 titoli italiani, la mia prima finale europea e la ciliegina sulla torta con la semifinale alle Olimpiadi dove ho anche realizzato nei ripescaggi il mio personale di allora. Una stagione sicuramente positiva, ma dopo i giochi ho avuto un infortunio che mi ha tenuto fermo tre mesi e in quel periodo è arrivata la proposta On che, dopo una lunga valutazione in perfetto accordo con Vittorio, abbiamo convenuto insieme fosse la strada più giusta da intraprendere, insomma un treno da non perdere. Mi avrebbero messo a disposizione strumenti che in Italia non avrei avuto, un gruppo di alto livello, tutte occasioni per crescere sia a livello atletico che personale".

Tu sei romano, super tifoso della Roma in cui hai anche giocato per tre anni nelle formazioni giovanili. Cosa ti ha spinto verso l'atletica e il mezzofondo?

"Da piccolino ho avuto l’onore di giocare tre anni nelle giovanili della Roma di cui sono tifoso e un giorno, per caso, ho iniziato con le gare scolastiche e mi sono avvicinato all’atletica che poi ho intrapreso come sport insieme al calcio. Ho praticato entrambi per circa due anni per poi fare una scelta, e ad oggi posso dire di aver azzeccato lo sport giusto".

© Cherif Salifou

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Il crono di Karlsruhe ti proietta verso una dimensione internazionale ancora superiore. Cominci ad avere le vertigini per essere così in alto?

"La gara di Karlsruhe mi ha restituito il record di due anni fa e sicuramente inizia a essere un risultato interessante. L’obiettivo è quello di essere costanti cercando di rimanere su questi tempi per provare a competere con i migliori. Uno dei miei motti é quello di puntare sempre in alto, ma con i piedi ben saldi a terra".

Sei qualificato ampiamente per i mondiali di Torun. Quali sono i tuoi obiettivi per la Polonia?

"Nel mondo si corre davvero molto veloce e credo che i 1500 siano una delle discipline con il più alto tasso tecnico esistente, per cui la concorrenza è veramente notevole. Ho centrato il pass per i mondiali di Torùn, dove l’obiettivo è sicuramente arrivare nella migliore condizione possibile per cercare la finale. Poi come dico sempre, una volta lì tutto può succedere".

Il tuo prossimo 1500 sarò il 19 febbraio prossimo a Lievin, nell'impianto indoor dove Ingebrigtsen l'anno scorso è sceso sotto i 3'30 per un fantascientifico record del mondo. Questa cosa ti stimola ulteriormente?

"Prima di allora correrò anche un 800 metri a Erfurt in Germania, e poi di nuovo sui 1500 a Liévin dove l’anno scorso Ingebrigtsen corse il record del mondo su tale distanza ma anche sul miglio. Sicuramente é sempre bello far parte di queste manifestazioni e competere con i migliori, peccato che lui non ci sia quest’anno ma spero di rivederlo presto in pista, augurandogli una buona guarigione per il suo infortunio".

L'anno scorso il settimo posto nella finale mondiale di Tokyo sui 1500, quest'anno a cosa punti per gli Europei di Birmingham e in generale nella stagione all'aperto?

"Sicuramente gli europei di Birmingham sono l’appuntamento dell’anno perché ormai tale competizione internazionale è quasi allo stesso livello di un mondiale. Il mio sogno nel cassetto sarebbe mettermi qualcosa al collo e non dico altro. Sicuramente lavorerò sodo e sognerò in grande. In termini cronometrici punto sempre a migliorarmi e voglio dirlo, anche se sono scaramantico, dopo questo risultato cronometrico indoor che mi fa ben sperare per la stagione outdoor, l’obiettivo all'aperto è quello di scendere sotto i 3’30" .

Sei un grande specialista dei 1500 e del miglio, ma ti sei sempre ben comportato anche sui 3000 metri. In proiezione futura ti vedi anche sui 5000?

"Diciamo che a oggi mi sento uno specialista dei 1500 che corre più 800 che 3000. Per adesso voglio concentrarmi di più sulla distanza più corta che può aiutarmi a chiudere forte nei 1500. Non nascondo però di essere curioso di vedere cosa possa fare anche in un 3000 di livello. Per ora quindi non penso ai 5000, magari un giorno ma lontano, chissà".

© Grana/Fidal

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