ATLETICA

Pernici si lancia verso gli Europei di Birmingham con grandi aspettative e nessuna paura

Intervista esclusiva al neo primatista italiano degli 800 metri, 53 anni dopo lo storico primato di Marcello Fiasconaro

di Ferdinando Savarese
21 Lug 2026 - 12:11
SeguiLogo SportMediasetsuSeguici su
 © Grana/Fidal

© Grana/Fidal

Francesco Pernici ha realizzato lo scorso 3 luglio a Nancy in Francia, con il tempo di 1'43"60, il record italiano degli 800 metri, compiendo l'impresa di cancellare quello precedente che Marcello Fiasconaro ottenne con 1'43"7 il 27 giugno 1973 all'Arena Civica di Milano, il più vecchio primato nazionale esistente in quanto resisteva da oltre 53 anni, e che fu anche per circa 3 primato del mondo.

Nato a Esine in provincia di Brescia il 18 febbraio 2003, ma cresciuto a Niardo nel cuore della Valle Camonica, ha iniziato con lo sport da bambino giocando a calcio ma praticando anche karate, per poi dedicarsi all'atletica dai 10 anni su consiglio del nonno, ma pure sulle orme della mamma Valentina che era stata una specialista dei 400 metri a livello giovanile.

Allenato dal 2019 dal tecnico Dalmazio Bersini, la sua crescita agonistica è stata costante e, dopo che a livello giovanile ha realizzato il primato italiano under 20 con 1'46"87 superando il record di Davide Cadoni che resisteva da quasi 31 anni, ha iniziato a mettersi in mostra tra gli assoluti fallendo di pochissimo la qualificazione alle Olimpiadi di Parigi 2024, per poi partecipare ai Mondiali di Tokyo 2025 sfiorando la finale con il suo precedente personale prima della gara a Nancy, di 1'43"84, con il quale ha tolto dopo 41 anni la migliore prestazione italiana under 23 al compianto Donato Sabia.

L'uomo dei vecchi record superati, ma soprattutto un atleta di un talento enorme tanto quanto il suo coraggio nelle competizioni, che affronta sempre senza timore nei confronti di nessuno, cercando ogni volta di stare subito davanti, come d'altra parte ha fatto nella gara del nuovo record italiano, da lui vinta seguendo dapprima per 500 metri la lepre e poi facendo una lunghissima volata solitaria, senza che nessuno riuscisse più a superarlo sino al traguardo.

© Getty Images

© Getty Images

Francesco, una serata perfetta. Ha riscritto la storia degli 800 metri dopo 53 anni e hai pure vinto la gara. Cosa hai fatto dopo aver letto il crono sul tabellone luminoso?

"Quando ho visto il tempo sul tabellone ci ho messo qualche secondo a realizzare quello che era successo. È stato un mix di felicità, liberazione e orgoglio. Ho ripensato a tutti i sacrifici fatti in questi anni, alle persone che mi sono state vicino e al bambino che sognava tutto questo. Battere un record che resisteva da 53 anni e vincere anche la gara è qualcosa che porterò sempre con me."

Era un'impresa a cui aspiravi quantomeno dall'anno scorso e in cui credevi fermamente. Prima della partenza sentivi che sarebbe successo?

"È un’impresa che inseguivo da tanto tempo. Ci credevo davvero, perché so quanto lavoro c’è stato dietro e quanto siamo cresciuti negli ultimi anni. Prima della partenza avevo delle sensazioni molto positive, ma negli 800 metri non c’è mai nulla di scontato. Ero convinto di poter fare una grande gara, poi il cronometro avrebbe deciso il resto."

Fiasconaro ti ha pubblicamente ringraziato dichiarando dal Sudafrica che si sente di nuovo famoso. Hai avuto modo di sentirlo e lo hai mai conosciuto di persona?

"Le parole di Marcello mi hanno fatto enormemente piacere ed emozionato. Ricevere i complimenti da una leggenda del nostro sport ha un valore speciale. Non ho ancora avuto modo di conoscerlo personalmente, ma spero possa succedere presto. Il suo record ha rappresentato un pezzo di storia dell’atletica italiana per oltre mezzo secolo ed è un onore averne raccolto il testimone."

La semifinale dei mondiali di Tokyo dell'anno scorso, quando hai mancato di un soffio la finale ma sei sceso per la prima volta sotto l'1'44, si può definire il punto di svolta della tua carriera?

"Credo proprio di sì. La semifinale dei Mondiali di Tokyo è stata il punto di svolta della mia carriera. Certo, sul momento c’era tanta amarezza per aver mancato la finale per pochissimo, ma quella gara mi ha fatto capire definitivamente di appartenere a quel livello. Scendere per la prima volta sotto l’1’44 mi ha dato ancora più consapevolezza. Da lì è cambiato qualcosa nella mia testa prima ancora che nelle gambe."

© Getty Images

© Getty Images

Quest'inverno non hai gareggiato al coperto. È stata una scelta tecnica o hai avuto qualche problema fisico?

"È stata una scelta condivisa con il mio allenatore. Abbiamo preferito concentrarci sul lavoro in vista della stagione all’aperto senza forzare i tempi. A volte rinunciare a qualcosa nel breve periodo permette di costruire qualcosa di più importante nel lungo periodo e credo che i risultati ci stiano dando ragione."

Quali saranno adesso i tuoi prossimi impegni verso gli Europei e quali gli obiettivi?

"Adesso l’obiettivo è continuare a crescere gara dopo gara arrivando nella miglior condizione possibile agli Europei. Voglio essere competitivo con chiunque e giocarmi le mie carte fino in fondo. Non mi piace pormi limiti e quando mi presento in gara corro sempre per ottenere il massimo possibile."

In una disciplina complicata e difficile da interpretare come gli 800 metri, tu hai sempre prediletto correre in testa, fare il cosiddetto 'front runner'. Da cosa è nata questa tua attitudine?

"Credo faccia parte del mio carattere. Mi è sempre piaciuto prendermi delle responsabilità e non aspettare che siano gli altri a decidere come debba andare una gara. Preferisco magari sbagliare facendo la mia corsa piuttosto che avere rimpianti. Mi piace essere protagonista della gara e penso che questa attitudine mi rappresenti anche come persona."

© Getty Images

© Getty Images

Hai solo 23 anni e stai entrando nel pieno della tua maturità agonistica. Quali ritieni siano gli aspetti tecnici su cui maggiormente lavorare per progredire ancora, e fare al più presto quel salto da te già auspicato di scendere sotto l'1'43?

"Sono giovane e credo di avere ancora ampi margini di miglioramento. Posso crescere sotto tanti aspetti, tatticamente, nella gestione dei vari passaggi di gara e nella capacità di cambiare ritmo nei momenti decisivi. Sono convinto che il meglio debba ancora venire e che ci sia ancora tanto tempo da togliere al cronometro. Il muro dell’1’43 non è un punto di arrivo, ma soltanto una tappa del percorso."

Hai sempre dimostrato grande coraggio, sia in gara che fuori, non nascondendo mai le tue ambizioni di ottenere risultati molto prestigiosi in ogni genere di competizione. Hai mai avuto nella tua sia pur giovane carriera momenti difficili in cui ha perso questa sicurezza?

"Certamente. Ci sono stati momenti difficili, gare andate male e occasioni mancate che mi hanno fatto soffrire molto. Penso all' Olimpiade mancata per un solo posto o alle volte in cui ho visto sfumare un obiettivo per pochissimo. Però non ho mai smesso di credere nel lavoro e nei miei sogni. La sicurezza non significa pensare di essere invincibili, ma continuare a credere in sé stessi anche quando le cose non vanno come vorresti. È proprio nei momenti difficili che si costruisce la persona e l’atleta che vuoi diventare."

I grandi risultati si ottengono sempre se attorniati da persone speciali. Quali sono quelle della tua vita che vuoi in particolare ringraziare?

"Le persone da ringraziare sono tante. La mia famiglia, che mi ha sempre sostenuto, il mio allenatore, tutto il team che lavora ogni giorno con me, le Fiamme Gialle, la Federazione e tutte le persone che hanno creduto in me fin da quando ero un ragazzino. Un ringraziamento speciale va anche alla mia fidanzata, che mi supporta ogni giorno nei momenti belli e in quelli più complicati. E poi ci sono tutti coloro che magari non si vedono, ma che ogni giorno contribuiscono al mio percorso. Questo risultato non è soltanto mio, è il frutto del lavoro e dell’affetto di tanta gente che mi ha aiutato ad arrivare fin qui. E la cosa più bella è sapere che questo è solo l’inizio del viaggio."

© Grana/Fidal

© Grana/Fidal