Paralimpiadi 2018, l'hockey su ghiaccio vuole la medaglia: "Possiamo farcela" - SCOPRI GLI AZZURRI: VIDEO

Radice, uno dei leader degli azzurri amputato alla gamba sinistra, in esclusiva a Sportmediaset.it: "Il gruppo è fortissimo, siamo pronti"

di CESARE ZANOTTO
Paralimpiadi 2018, l'hockey su ghiaccio vuole la medaglia: "Possiamo farcela" - SCOPRI GLI AZZURRI: VIDEO

Un gruppo forte, vivo, preparato. Una squadra unita, che dichiaratamente punta alla prima medaglia olimpica della sua storia. "Non ne parliamo tanto, ma tutti sappiamo che quest'anno possiamo giocarcela fino in fondo". A confermare l'obiettivo è Roberto Radice, uno dei senatori della nazionale italiana di para ice hockey, ovvero il team azzurro di hockey su ghiaccio paralimpico. "Dal 2006 (il riferimento è ai Giochi di Torino, ndr) a oggi abbiamo fatto passi da gigante - spiega a Sportmediaset.it Radice, giocatore della Polha Varese alla sua terza Paralimpiade -. Siamo qui per fare meglio di 4 anni fa quando siamo arrivati sesti. Quest'anno puntiamo ad arrivare più in alto e abbiamo nel mirino il bronzo". Stati Uniti e Canada, infatti, al momento sono di un altro livello anche se in una gara secca può sempre succedere di tutto: "Non si può mai dire nello sport, perché può capitare quella partita dove a loro va tutto male e a noi va tutto bene - sottolinea il 36enne atleta milanese -. Però iniziamo a vincere la prima partita, solo dopo potremo pensare a cosa sarà".

La prima gara sarà infatti fondamentale per l'Italia, che sabato (alle ore 4:00) esordirà contro la Norvegia. Uno scontro diretto subito decisivo per il prosieguo del cammino degli azzurri, che poi nella fase a gironi dovranno vedersela contro Canada (11 marzo) e Svezia (12 marzo). Vincere significherebbe avvicinarsi già alla semifinale. "Tra di noi siamo molto legati - continua Radice -. Cerchiamo sempre di essere utili uno all'altro e ci prendiamo parecchio in giro, questa è la cosa più divertente. Quando c'è da lavorare si lavora, ma prima di tutto siamo amici. C'è un bel rapporto tra di noi. Siamo gente che arriva da posti diversi, con storie diverse, ma viviamo la stessa cosa. Aiutarci è un modo per renderci più forti. Il gruppo è fondamentale in questa squadra".

A proposito di storie, la vita di Roberto Radice cambia in seguito a un incidente in motorino nel 2001, quando perde la gamba sinistra. "Io prima giocavo a calcio, così dopo l'incidente ho cercato uno sport di squadra e lo sledge hockey (il para ice hockey prima si chiamava così, ndr), in qualche modo, mi ha subito fatto provare quello che provavo quando giocavo a calcio. A settembre 2006 mi sono ritrovato al palazzetto di Varese, ho iniziato e non ho più smesso. Questa è la mia terza Paralimpiade, ho iniziato a Vancouver 2010. Nel 2011 abbiamo vinto gli Europei, nel 2016 siamo arrivati secondi sempre agli Europei e nel 2017 abbiamo conquistato il quinto posto ai Mondiali".

La squadra azzurra è collegata da una passione contagiosa e anche da un altro aspetto importante, che Radice sottolinea con decisione: "Siamo uniti dai sacrifici che ognuno di noi fa, dall'allenatore al massaggiatore, fino al magazziniere. Chi dal 2006, chi da quest'anno e chi dall'anno scorso. Noi non siamo professionisti e di scrifici ne facciamo tanti, ma ci danno forza. Prendiamo le ferie per giocare, lasciamo il lavoro, la famiglia. I sacrifici ci danno stimoli. C'è chi, dal 2006, è dentro questo gruppo e farà la sua quarta Paralimpiade. Ed è sempre qui, a questo livello". Il motivo che alimenta Radice è chiaro e illuminante: "Io prima di tutto mi diverto, per me è come tornare a giocare a calcio. E' come ritrovare quello che mi piaceva tantissimo da bambino e che continua a piacermi. Quello spirito di spogliatoio, di gioco, di agonismo. L'avere un obiettivo. Il sogno di tutti è salire sul podio. Tornare a casa con un bronzo sarebbe il massimo che io possa ottenere nella mia vita sportiva".

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