INDYCAR A TUTTA SICUREZZA

Buona la prima per l'Aeroscreen della Indycar nel via stagionale in Texas

Tutti i segreti e le caratteristiche dell'Aeroscreen, la struttura di protezione dell'abitacolo delle monoposto Indycar

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C'è anche un po' di ... Formula Uno nell'Aeroscreen, l'innovativa struttura di protezione dell'abitacolo delle Dallara che danno vita al campionato Indycar e che ne fanno assomigliare il cockpit a quello degli aerei da combattimento, offrendo la migliore protezione possibile ai piloti. Al debutto nella Genesys 300 che ha dato il via alla serie, l'Aeroscreen ha superato l'ultimo, decisivo collaudo: quello della gara.  

Progettato da Red Bull Advanced Technologies, società che ha per AD Christian Horner (Team Principal di Red Bull Racing Formula One Team), l'Aeroscreen che ha fatto il suo debutto uffficiale in Texas era stato (nella sua versione originale) proposto anche per la Formula Uno, parallelamente all'Halo, che sarebbe poi stato scelto per il Mondiale. I suoi sostegni laterali erano stati giudicati troppo invasivi ed ingombranti. Così la versione successiva (ed oggi appunto definitivamente approvata) per la Indycar ha riunito il meglio delle due soluzioni, adottando un piloncino centrale, al centro del campo visivo del pilota. L'Aeroscreen Indycar abbina quindi il parabrezza ad una struttura simile a quella Halo. Il telaio Pankl è formato da cinque elementi in titanio, stampati in 3D e saldati insieme. Le saldature sono calibrate e ispezionate ai raggi X. Il peso totale è di 12,6 chilogrammi. Impressionanti i dati sulla resistenza della struttura, che può sopportare l'impatto (fino a 350 chilometri orari, velocità raggiungibile sui superspeedways tipo Indianapolis) di un proiettile da un chilogrammo. Non bisogna dimenticare che Aeroscreen (e Halo) sono stati introdotti dopo l'incidente di Felipe Massa nelle qualifiche del Gran Premio d'Ungheria del 2009 (quando il ferrarista venne colpito da una molla del peso di otto etti persa dalla Brawn GP del connazionale Rubens Barrichello) e dopo quello (fatale) del quale rimase appunto vittima nel corso della 500 Miglia di Pocono Indycar del 2015 il britannico Justin Wilson, colpito dai pezzi della monoposto che lo precedava, guidata da Sage Karam, finito contro il muretto proprio davanti a lui.

Come sottolinea orgogliosamente Indycar, le caratteristiche progettuali e costruttive permettono ad Aeroscreen di reggere un peso di 15,4 tonnellate, l'equivalente di  due caccia da combattimento F-16 Falcon, oppure sei pick-up del modello in uso per il pronto intervento nelle gare della Indycar Series, oppure ancora ... ventuno monoposto Dallara IR18: imn pratica un intera griglia di partenza ... o quasi! Ma anche, curiosamente, un migliaio di lingotti d'oro o ... un paio di esemplari  di Tyrannosaurus Rex, peraltro di ... complicatissima reperibilità per un'eventuale verifica!

L'Aeroscreen è completato dal parabrezza in vetro, che pesa poco meno di otto chilogrammi (portando il totale a quasi ventuno) ed è fissato alla corona superiore (Halo) del telaio ma non al suo supporto centrale ed ha quindi (rispetto a quest'ultimo) un'inclinazione più pronunciata, che tra l'altro (abbinata all'utilizzo di coperture idrofobe) facilita lo smaltimento dell'acqua e contribuisce a mantenere una buona visibilità ottimale in caso di pioggia. Oltre a quella posta dall'eventuale maltempo, diverse altre sono le sfide che i progettisti hanno dovuto affrontare e risolvere: il parabrezza è dotato di ben otto coperture "tear-off", tipo quelle utilizzate sulle visiere dei caschi. Otto perchè questo è normalmente il numero di rifornimenti necessari (ed è in questa fase che un meccanico dovrà rimuovere la "visiera" sporca) per completare una 500 Miglia, la distanza maggiore sulla quale si disputano le gare Indycar.

All'interno del parabrezza poi un elemento ricalda il vetro e risolve eventuali problemi di appannamento. Diverse prese d'aria sono state aperte per convogliare all'interno l'aria fresca  che (essendo deviata verso l'alto dal parabrezza)  non raggiunge più direttamente la testa del pilota e l'area dell'abitacolo. Si trovano appena davanti all'Aeroscreen e nella parte bassa del muso (per i piedi e le gambe del pilota). Per i tracciati cittadini e gli ovali corti (Aeroscreen è in ogni caso obbligatorio per tutte le tipologie di tracciato in uso)  una presa d'aria sè stata ricavata nella zona posteriore (dalla parte opposta a quella del bocchettone per il rifornimento) e convoglia aria alla testa del pilota, tramite un tubo collegato direttamente al casco.

Prima del suo debutto in gara, Aeroscreen è stato collaudato su quattro diverse tipologie di circuiti (ed in paricolare all'Indianapolis Motor Speedway) , per un totale di 1500 giri e poco più di duemila miglia. Significativo il commento di uno dei piloti incaricati dei test, Will Power (Team Penske, campione Indycar 2014 e vincitore della indy 500 del 2018):

"Si tratta di un grosso passo avanti per la sicurezza e - unendo la struttura rigida al parabrezza - rappresenta la miglior soluzione possibile. Sono certo che altre categorie la adotteranno in tempi brevi. Offre un senso di protezione così alto che, se lo togli dopo averci girato per un giorno intero, ti senti praticamente ... nudo".

Questo invece il parere - più tecnico ed esaustivo - del campione in carica Josef Newgarden (anche lui Team Penske) nel corso del weekend tche ha dato il via al campionato. A proposito dell'influenza dell'Aeroscreen sull'assetto della monoposto e sul comportamento degli pneumatici:

“Girare con la massima deportanza quest’anno è molto più complicato. In parte proprio a causa dell’Aeroscreen, per via del maggior peso nella parte alta ed in quella anteriore della monoposto, con un centro di gravità posto più in alto. Si verifica poi anche una piccola perdita di deportanza. La differenza di peso ed il suo spostamento sull’anteriore influenzano anche – e parecchio - il comportamento degli pneumatici. A parte queste variazioni sulla maneggevolezza però, quando guido non faccio caso alla presenza dell’Aeroscreen. Non me ne accorgo proprio e non ho notato differenze rispetto all’anno passato. Cambia il comportamento della monoposto ma l’esperienza di guida è invariata e la visibilità ottima: nessun problema da quel punto vista. Sono rimasto sorpreso dal lavoro che è stato fatto con il ricambio dell’aria nell’abitacolo. Certo che … è proprio tutto un altro ‘animale’ da guidare. Richiede un bel po’ di lavoro”.

Facile comunque prevedere che le attuali anomalie di comportamento verranno eliminate quando – nel 2022 – sarà introdotto il nuovo modello Dallara Indycar e l’Aeroscreen – anziché aggiunto ad una struttura preesistente (che non lo prevedeva) - sarà parte integrante del nuovo progetto. Per dare vita ad una monoposto ancora più sicura, come avvenuto per quella attuale. Nata con la carenatura delle ruote posteriori, per ridurre il rischio di aggancio e decollo tra le monoposto, come era avvenuto in occasione dell’incidente mortale di Dan Wheldon nell’ottobre del 2011 a Las Vegas.

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