Ciao Mario. L'ultimo saluto del signore delle corse

Poltronieri ha raccontato la Formula 1 con garbo, attraversando un'epoca carica di sequenze drammatiche. Ho avuto la fortuna di incontrarlo: in tre ore mi raccontò la sua storia

di LUCA BUDEL

Era una RAI di altri tempi. Quella dove Mario Poltronieri doveva dare la linea a Roma senza nemmeno sapere, spesso e volentieri, l'autore della pole position. Lui, che era un signore, eseguiva cercando di mascherare un certo imbarazzo. Classe 1929, visse da vicino e in piena adolescenza il dramma della seconda guerra mondiale. Baseball la sua prima passione. Disciplina imparata dai liberatori a stelle e strisce e praticata con un certo successo. Tant'è che Mario Poltronieri iniziò la sua carriera di telecronista trattando proprio il baseball.

Prima di mettersi davanti a un microfono Mario fu anche pilota e collaudatore di macchine da corsa. Altra passione che in televisione diventerà un lavoro. Poltronieri ha raccontato la Formula 1 dagli anni settanta fino agli anni novanta. Lo ha fatto con garbo, attraversando un'epoca carica di sequenze drammatiche, quando uscire di pista era un gesto spesso fatale. Ho avuto la fortuna di incontrarlo e di condividere con lui una cena in un hotel di Liegi in mezzo all'autostrada. Era vicino alla pensione. Eravamo io e lui al tavolo. In tre ore mi raccontò la sua storia. Del baseball, delle corse, della Formula 1. L'ultimo messaggio dedicato ai suoi amici è stato consegnato il primo gennaio dal figlio Marco. Erano gli auguri di buon anno.

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