Wimbledon; Djokovic: "Non escludo un ritorno in PTPA. Il tennis ha bisogno di un reset profondo"

30 Giu 2026 - 11:59
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Novak Djokovic ha parlato a tarda sera dopo la vittoria su Wu in una conferenza stampa dove erano rimasti pochissimi giornalisti. Nole ha tirato fuori però cose interessanti, specie sul futuro del tennis: "Ci sono tantissimi problemi che non stiamo affrontando, il tennis avrebbe bisogno di una riforma con tutte le parti coinvolte sedute attorno a un tavolo. Ma non sta succedendo".

"Io sono favorevole all'innovazione e al cambiamento, purché si continui a rispettare la cultura e la storia del nostro sport, che per me sono sempre state fondamentali. Come facciamo ad avvicinare il pubblico più giovane al tennis? Anni fa, con la PTPA, commissionammo uno studio dal quale emerse che l'età media degli appassionati di tennis nel mondo era di 61 anni. Con tutto il rispetto, come possiamo convincere i giovani ad appassionarsi a questo sport? Forse seguono gli Slam. Ma finisce lì. Non staranno certo seduti quattro o cinque ore ogni giorno a guardare una partita di tennis. Non succederà.
L'attenzione oggi dura molto meno. Dobbiamo capire come funziona il mercato e come raggiungere quel pubblico. Secondo me bisogna cambiare il formato dei tornei del circuito: partite più brevi, più dinamiche, qualcosa di più coinvolgente e di durata inferiore, perché così è davvero troppo lungo.
Gli Slam sono un discorso diverso. Sul meglio dei cinque set ho le mie opinioni. Ma almeno nei tornei del circuito possiamo sperimentare qualcosa.
Dobbiamo farlo. Per ora, però, non sta succedendo".

"Credo che la PTPA stia attraversando una fase di trasformazione. Spero, non tanto per il bene dell'organizzazione in sé, quanto per quello dei giocatori. La PTPA è nata con l'obiettivo di rappresentare il 100% dei tennisti, soprattutto quelli con una classifica più bassa, quelli che fanno più fatica e la cui voce spesso non viene ascoltata.
L'ho detto tante volte: nell'ATP esiste un conflitto strutturale, perché giocatori e tornei hanno molto spesso interessi e visioni differenti. Ed è lì che nascono molti dei contrasti. Sono stato per anni nel Consiglio dei giocatori dell'ATP. Conosco bene il sistema. Capisco chi entra nel Consiglio con la volontà di cambiare le cose. Ma, per come è organizzata oggi l'ATP, un giocatore non può davvero fare la differenza. Punto.
È proprio per questo che, insieme a Vasek Pospisil, ho fondato la PTPA: volevamo ottenere un posto al tavolo delle decisioni e creare un'organizzazione che rappresentasse realmente i giocatori. Negli ultimi anni, però, sono successe molte cose. La PTPA ha preso una direzione che personalmente non condividevo. Per questo ho deciso di farmi da parte. Non escludo comunque la possibilità di tornare, perché continuo a tenerci.
Credo che un'organizzazione di questo tipo debba coesistere con gli altri organi di governo del tennis. Vedremo cosa succederà. In questo momento ci sono molte questioni legate alla causa legale in corso. È una situazione piuttosto delicata. Io osservo, seguo gli sviluppi e vedremo come andrà a finire".